TRIPERUNO

Dopoi che sopra e sotto 'l ciel usciro

l'opre del summo artefice sí belle,

né molto spazio andò che l'empio e diro

popol de li demón fu da le stelle

bandito al centro basso, ove periro

con l'ombre eternamente al ciel rubelle,

su l'uomo Dio fondò stabil disegno,

ch'empir di novo avesse il vodo regno.

Né piú son pesci in acque né piú foglie

in selve, come in ciel private stanze.

Però Michel, poi ch'ebbe l'atre spoglie

di Pluto trionfando su le lanze

sospese ai tetti ove l'onor s'accoglie,

discinto il brando e tolte le bilanze,

venne qui giú per farvi non piú guerra,

ma sol un paradiso a l'uom in terra.

Qui, di soperba fatta invidiosa[323]

la greggia de' cornuti negri, quando

questo antivede, cruda e neghittosa,

ripiglia contra noi l'occulto brando

(i' dico «brando occulto» a piú dannosa

nostra ruina), e sempre va celando

quinci quel vischio, quindi quella pania,[324]

tanto che la piú parte avvinge e lania.

[323] «Non enim invidia parit superbiam, sed

superbia parit invidiam, quia non invidet nisi amor

excellentiae». AUG.

[324] Multi sunt vocati, pauci vero electi.

Piantato dunque in terra un paradiso

da l'angiol fu di Dio detto «Fortezza»;

luoco non privo mai d'onesto riso,

de sòni, canti, giochi a gran dolcezza.

Quivi trovai pur anco l'aureo viso

di quel Iesú che l'amorosa frezza

nel cor m'immerse prima, e seco poscia

portollo, me lasciando in dolce angoscia.

Su ne le piú levate cime, donde

Febo riporta il mattutino giorno,

un monte, c'ha l'inaccessibil sponde

e cento millia passi volge intorno,

vidi che al ciel lunar il capo asconde

e par che tocchi i piedi a Capricorno.

Lá fui chiamato d'una nebbia scura:

--Vieni oggimai, o santa creatura!--

Suso mi porto, ed ecco alte muraglie

vidi luntano con quadrata cinta

serrar de poggi e campi e di boscaglie

una provincia in piú parti distinta.

Ma quello muro quasi mi abbarbaglia

la vista, dal suo lume resospinta,

mercé ch'era cristallo ed oro, intorno

di perle e tutte l'altre gemme adorno.

Or su per quel parete schietto e fino

vidi ch'avean Michel e Raffaele

(non l'urbinate, dico, o 'l fiorentino,

ch'or lascian dopo sé gran lode in tele)

depinto per mio specchio il fier destino

di Lucibello, a se stesso crudele,

che, bello troppo a se medemo, d'alto

prese co' gli altri un smisurato salto.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 208 / 222 题