MERLINO. Oh quanto m'è giovato questa dolcezza!
LIMERNO. Or vedi tu dunque che sin a te la soavitade di rime toscane
sono aggradevoli?
MERLINO. Per qual segno conosci tu in me cotal effetto essere?
LIMERNO. Come! tu non hai giá detto questa dolcezza averti non poco
gradito?
MERLINO. Sí, del sonno che ho fatto.
LIMERNO. Tu dormevi dunque mentre io cantava?
MERLINO. Che maraviglia! non sei tu giá di minor vigore d'una sirena!
LIMERNO. Dormevi tu, caro Merlino?
MERLINO. _Domine, ita._ Ben ti lo dissi da prima.
LIMERNO. Che cosa?
MERLINO. Di componerti un sonnetto.
LIMERNO. Or baldamente t'intendo: grandissima è la differenzia tra lo
«sonnetto» e «sonetto».
MERLINO. Quanto è tra 'l persutto e lo schenale.
LIMERNO. Io ti voleva domandare lo giudizio tuo sí de lo verso come del
recitatore; ma, per quello che me ne pare, ho ragionato con le mura.
MERLINO. Anzi, e la campana e lo campanaro mi è piaciuto, ma...
LIMERNO. Ma che?
MERLINO. Aggradito m'averia piú, se...
LIMERNO. Se che?
MERLINO. Se piú lungo fusse proceduto.
LIMERNO. La cagione?
MERLINO. Per piú dormire.
LIMERNO. E pur gran torto me fai non ascoltarmi cosí come io voluntieri
ascolto te, non giá per fasto e vanagloria, ma per avere solamente
qualche avviso da gli uditori, se dicendo nell'instrumento mi sconcio
troppo nel volger il capo, nel girar de gli occhi, nel finger caldi
sospiri, se graziosamente o no tengomi sul braccio la cetra, se abbasso
oppur troppo innalzo la voce,[225] e altri simili particulari effetti
d'un amante, acciò che per l'altrui avviso piú ragionevolmente avvezzare
mi sapessi, dovendomi egli poscia essere a molto accrescimento de lo
amore di mia donna.
[225] Studium vanitatis.
MERLINO. Se queste parti non hai, ben ti le poscio mostrar io, se mi
ascolti per una pezza; e forse lo sonno ti stará luntano per vigor de la
mia piva. Or odi una oda in loda d'una mia amorosa detta la Mafelina, ed
impara da me gli affettuosi gesti.
LIMERNO. Comincia, ch'io mi sento voglia di mangiar riso!