LIMERNO. Che quelle bestiuole siano causa per cui lo usar in Ferrara non
ti aggrada, malamente te lo credo.
MERLINO. Poco errore è questa tua mescredenza.
LIMERNO. Perché dici tu dunque la menzogna?
MERLINO. Se per mezzo de la menzogna tu intendi la veritade, perché
mentitore mi fai?
LIMERNO. Mentitore sei per certo.
MERLINO. Sí, ma verace.
LIMERNO. Qual veritade ho io giá inteso per la bugia testé fatta?
MERLINO. Perché Ferrara cortesa non per mosche o tavanelle mi è a noia,
ma perché ivi raccoglionsi lor vini su le groppe de le rane. Pensa mò tu
qual eccidio, qual ruina sarebbe del mio stomaco!
LIMERNO. Ferrara e Mantoa di molte qualitadi si corrispondano. Ma voglio
che, sí come ora ti concessi lo mio cantar latino, cosí non manco tu ti
comporti ne l'ascoltarmi un breve capitolo.
MERLINO. Chi fu lo autore di esso?
LIMERNO. Perché ciò mi domandi tu?
MERLINO. Quando che non mi dilettino molto le cose tue, e
consequevolmente non ti presto udienza se non sforzato.
LIMERNO. Non è mio veramente: io giá fora d'un scrigniolo quello rubbai
dentro di Lementana, o Nomentana meglio diremo,[222] luntano da Roma
diece migliara; castello nobile sí per la vecchiezza di esso sí per la
generosissima famiglia de Orsini, di quello ed altre assai terre
posseditrice e madonna. E benché io molte volte l'abbia per mio
recitato, nulla di manco (mi confesso a te) non esser egli mio son
certo, ma d'un Gian Lorenzo Capodoca secretario del signore del loco.
[222] «Nomentana meum tibi dat vindemia Bacchum |
Si te quintus amat, commodiora bibas». MART.
MERLINO. Ora incomincia, ed io frattanto un sonetto voglioti comporre.