Giá rinnovella intorno la stagione,
ch'eternamente verdeggiar solea
prima ch'avesse Astrea[119]
gli uomini a sdegno e sé tornasse ai dèi,
lasciando in lor quell'altra cosí rea
che li arde, mentre Febo alto s'impone
al tergo di Leone,
o quella che dai monti iperborèi
riporta il gielo a gli afri e nabatei.
Or che l'occhio del ciel aggiorna in Tauro,
or che 'l fior spunta ove 'l ghiaccio dilegua,[120]
or che 'l scita co' l'indo vento tregua[121]
fatt'hanno e dato è in preda il tempo al Mauro,
Zefiro torna incolorar i lidi,[122]
e i pronti a tesser nidi
vaghi augelletti, per lor macchie errando,
natura van lodando,
c'ha ricondutto cosí lieti giorni,
d'aura gentile, d'erbe e fronde adorni.
[119] «Et virgo caede madentes | ultima coelestum
terras Astrea reliquit». OVID.
[120] Boreas.
[121] Auster.
[122] Zephirus.
Férmati, Apollo, pregoti, nel grado,
ch'oggi ascendendo e poggi e selve abbelli,
e gli aurei tuoi capelli
tempratamente spandi a l'universo;
onde amorosi, leggiadretti e snelli[123]
ne vengon gli animali tutti al vado
non d'Istro, Gange o Pado,
ma del suo natural obbietto verso,
c'ha l'un de l'altro, quand'è 'l ciel piú terso,
verde la terra, il mar tranquillo e piano.
Férmati, Apollo, e 'n sí bel trono sedi,
fin che a le mani, al collo, a l'ale, ai piedi
del Tempo (egli scamparse a man a mano[124]
s'asseta, tant'è vano!)
Pirene ed Appennino sian appesi,
che non si parta e i mesi
porti con seco e l'aura e 'l dolce umore,
ch'or monta in ogni foglia, in ogni fiore.
[123] Amore.
[124] «Sed fugit interea, fugit irreparabile
tempus». VIRG.
L'aureo, gioioso e mansueto aprile,
ch'or sparger d'ombre i verdi campi veggio,
piacciali eterno seggio
qui prender nosco, ch'altri non succeda.
Partito lui, si va di mal in peggio;[125]
mentre vi spira l'ausura a gentile,
Parca non sia, che file
umana vita, e Morte a Pluto rieda,
sol ombre ove posseda;
rinverdasi da sé omai la terra;
valete aratri, marre, falci e zappe!
non più vepri saranno, cardi e lappe.
Quella natia vertú che 'n lei si serra,
senza ch'altri la sferra,
uscendo stessa ci dimostra quanto
sia di natura il manto
piú bello senza l'arte e piú verace,[126]
ch'opra di voglia piú de l'altre piace.
[125] Aureae pueritiae succedunt libidinosa
iuventus, ambitiosa virilitas, curiosa senectus, stomachosa
decrepitas.
[126] Per se fert omnia tellus.
Ecco di latte scorreno giá i fiumi,
sudano mèle i faggi, olio li abeti,
e su per que' laureti
celeste manna ricogliendo vanno
le virgin ape; e i rosignoli lieti,
c'han d'or' le penne, entro purpurei dumi
nidi d'argento e fine perle fanno,
securi di rapina o d'altro danno.[127]
L'impaventosa lepre lato al cane,
l'agnella presso al lupo queta dorme,
ché tutti li animal, giá in lor conforme,
natura tiene in sue medeme tane:
securi pesci e rane,
questi da lontra, quelle da le biscie:
non è chi strida o fiscie
l'un contra l'altro per stracciarsi 'l pelo,
ché l'aurea etade giá scese dal cielo.
[127] «... fede e innocenza son reperte | solo ne'
pargoletti, poi ciascuna | pria fugge che le guanze sian
coperte». DANTE.
Date quiete, posti li aspri giovi,
a' vostri armenti omai, duri bifolci,
ed a que' fonti dolci
lasciateli appressare! né quel rivo
di voi sia alcun che piú 'l sostegna o folci,
né chi di loco a loco lo rimovi,
ché 'n questi giorni novi
non è di libertá chi venga privo.
Cantate anco, pastori, ché l'estivo
e freddo ardore non privar piú deve
di latte od appestar e' vostri greggi!
Non piú clamosi fòri, non piú leggi,
ché ciò vita gioiosa non riceve.
O giovo dolce e leve
a l'uomo ancora, il qual sprezza fortuna,[128]
siagli pur chiara o bruna,
ché chi vivendo non fa oltraggio altrui
securo di l'aurea stagion è in lui.
E simplicetta e pueril canzone,
come richiede il suo stesso soggetto,
fu questa mia, dottissime sorelle;
di che a voi chiama:--Non son io di quelle
che, Urania, scrivi con sí bel soggetto
e n'empi il sino e petto
ai duo novi Franceschi, l'un ch'agnelli
canta, lupi e ruscelli,
l'altro del Senator l'alta pazzia!
Ma chi fa il suo poter con gli altri stia.
[128] «Vitam beatam efficiunt tranquillitas
conscientiae et securitas innocentiae». GREG.