TECNILLA.

Quanto a le dua stagioni a l'uomo infeste,

non ti rispondo, perché giá la impresa

ti diedi di ciò degna: far la spesa,[100]

contra lor, d'ombre, tetti, piume e veste.

[100] Industria quippe humana dicimus temporis

iniurias ferre.

Ad altri morbi assai per te si occorre,

c'hai simil esercizio, né vergogna

ti paia impreso aver da la cicogna

un ventre adusto foggia per diporre.

E come a la mia ninfa Filomusa[101]

la tibia per isporre il canto usata

trovasti giá, cosí ha Farmacia grata

la tromba che al purgar un ventre s'usa.

Di ta' remedi al miser uomo e schermi

contra l'offese di Natura certo

studio ti vien, e poi la laude e 'l merto,

perché sollevi, Anchinia mia, gl'infermi.

Ma quanto a quel che l'invincibil ferro[102]

de l'improba messora frenar debbia,

voglio non puoter farlo, ché di nebbia,

per mezzo suo, gli alti intelletti sferro.

[101] Duabus sed diversis tibiis utuntur musica et

medicina.

[102] «Mors est munus necessarium naturae iam

corruptae, quae non est fugienda, sed potius amplectenda et

iterum fiat voluntarium quod futurum est necessarium». IO.

CHRYS.

La morte a miei seguaci è un'esca dolce

e di Natura for del fango i purga,

ed è cagion ch'un'alma d'ombra surga

ne l'alta luce, di che 'l mondo folce.

«Qual è chi viva e non vedrá la morte?»,

David cantava lieto ne la cetra,

bramoso il gentil spirto d'esta tetra

prigion uscir a la celeste corte.

Però di' meglio, ch'io puotendo tiri

tanti miei figli tosto d'esta tomba,

ché un cor non piú s'incende al son di tromba,

d'un'alma santa a gli ultimi sospiri,

né farle può Natura piú grand'onta

che 'n questa vita sua menarla in lungo,

la qual pò invidiar un fior, un fungo,

che nasce e mor fra un sol ch'ascende e smonta.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 40 / 222 题