PAOLA.

Sentenzia divina è che «la lettera uccide l'anima». Fermamosi, prego,

dunque sul Caos di questa materia, lasciando in parte sí la vita di mio

figliuolo in spezialitade, la quale per vigor e sottiezza de peregrini

ingegni forse col tempo verrá in luce piú secura, sí quella ancora di

qualunque altro uomo, in questa umana gabbia precipitato.

Ne la prima «selva» contienesi, adunque, l'uomo studioso ed avido

d'imparare mettersi prima in considerazione di queste cose piú basse de

l'umana natura, fra le quali se l'arte liberale con la industria insieme

non fusse, oh quanto inferiore a gli altri animali sarebbe l'uomo, non

cosí provvisto da natura contra le ingiurie del tempo, quanto di piume,

squame e peli sono quelli! Onde pare che meritamente piú lei chiami

«madre» che «madregna», se la nuditade od altra miseria nel nascere ben

si comprende. Ma contemplando per mezzo di queste divine arti liberali

aver da non curarsi di qualunque onta naturale, si move al studio

simplicemente di umanitade, lo quale «aurea etade» meritatamente

appella, quando che tutta d'oro sia cotesta disciplina e d'ogni scrupulo

del nostro intelletto fora.

Ne la seconda «selva», questo medemo studente si delibera pur di trovar

la veritade di quante cose naturali e soprannaturali ne' libri si

contengono. Partesi da gli umani giardini per saltar ne la filosofia; ma

tosto lo genio suo bono gli antepone la umanitá di Iesú Cristo e

affermali non essere altra veritade di questo. Eppur la curiositade di

pescar piú sul fondo, in guisa di donna sopra un sfrenato destriero, lo

tira per vie scabrose in fin sul passo che divide lo sentiero in due

parti: quinci a la man destra invitalo l'evangelica, quindi a la

sinistra la peripatetica d'oggidí teologia. Ma, vinto da la curiositade

ancora, si avventa senza freno drieto a quella per chimere, sogni e

favole sofisticali, trovandovi drento Merlin Cocaio; per notificarci la

grossa e incorretta retorica ed elocuzione de la maggior parte de'

nostri moderni teologi, ove quelli loro vocaboli «causalitade»,

«entitade», «intuitiva» ed «abstractiva», con l'altra barbaria tengono

corte bandita: per che al fine di mille dubitanze, errori ed eresie, nel

laberinto egli avviluppato si ritrova e seppellito.

Or ne la terza «selva», commosso Iesú Cristo da dolce pietade verso

quella anima invischiata ed allacciata in quei tanti «_utrum_, _probo_,

_nego_, _arguo_, _pro_, _contra_», ecc., tiralo al mero e puro latte del

santissimo Vangelo ed al fidel e tutissimo porto di san Paolo, con tutto

il resto de' libri del Testamento novo e vecchio, nel qual egli

studiosamente ruminando a Dio fa un dono del suo core. Lo quale, in

cambio di sí legger cosa, fallo signore de l'universo, criandogli di

novo il cielo, il mar e la terra; e dapoi tanto, al paradiso terrestre

mandatolo, quivi gli comanda che voglia solamente pascersi di contemplar

quanta sia verso noi la divina misericordia, ma non quale e quanta sia

la maiestade e potenzia sua. E questo è l'arbore de la bona e mala

scienza, sí come quell'altro è legno de la vita. A me cotesta allegoria

pare de le vostre meglio quadrare al Caos di mio figliuolo. Orsú,

leggemolo dunque di compagnia, e prima li tre nomi di esso.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 17 / 222 题