LIVIA.

Questo _Caos_, in «selve» tripartito, la vita de l'autore, la quale in

tre fogge sin a quest'ora presente col tempo veloce se n'è gita,

contiene. Nacque egli (come di me voi sapete meglio) a gli otto giorni

ed ore duodeci di notte, nel mese di novembre, sotto Scorpione, essendo

allora grandissimo freddo: laonde in questa sua prima «Selva» narra

l'orribile freddura in cui egli miseramente nacque, fingendo natura

essergli stata, piú di madre, madregna, e pur ne la puerizia, la quale

appella «aurea etade», gustò alquanto di securo e dolce riposo.

Ne la seconda «selva», pervenuto egli omai ne gli anni di qualche

cognizione, ritrova molti pastori, la cui vita e costumi e quieta pace

molto gli piacquero, volendovi inferire che di sedeci anni egli co'

l'abito cangiò la vita. E veramente sí come a li pastori apparve

l'angelo e mostrò loro dove giacesse il nasciuto fanciullo Iesú Cristo,

cosí allora, su quel principio che egli prese a far vita comune co' gli

altri pastori, trovò Cristo parvolino entro il presepio collocato; ma

col tempo poi, per cagione di... (ma non voglio parlarne chiaro, ché

ancora egli va piú riservato che sia possibile) traviato, si mise a

seguir amorosamente una donna bellissima, la quale sopra un sfrenato

cavallo gli scampa innanzi per tirarsilo drieto al precipizio d'ogni

perdizione. Né chi sia questa dongella né dove finalmente lo conducesse,

vogliovi manifestar se non in l'orecchia dicendolo: ma, conchiudendo la

seconda «selva», dico che 'l laberinto intricatissimo, nel quale

ultimamente si ritrova, pare a me una soperstizione tenacissima

significare, de la cui caligine se non per divin aiuto si pò essere

liberato. Ed in questa tal foggia seconda di vivere, essendo egli giá

fora del sentiero diritto, compose lo poema di Merlino con tutte l'altre

favole e sogni amorosi, li quali ne la «selva» seconda si leggono.

Or dunque Cristo si gli scopre in quel centro d'ignoranzia de la «selva»

terza apparendo, e d'indi smosso, lo driccia sul cammino al terrestre

paradiso duttore. Ché per divina inspirazione conoscendosi egli perder

il tempo supersticiosamente in quella seconda «selva», ritornasi a la

sincera vita da l'evangelio primamente a lui demonstrata; e fatto del

suo core un dono a Cristo Iesú, da lui ne riceve tutto 'l mondo in

ricompenso e guiderdone di esso; e giunto nel paradiso terrestre, gli

vien ivi comandato che non mangi de l'arbore de la scienza del bene e

male, ma solamente si pasca e nudrisca del legno vitale, per darci sopra

ciò un bell'avviso: che, quantunque ogni constituzione o sia tradizione

de alcun santo padre bona e fundata su l'evangelio sia, nulla di manco

assai piú secura e utile cosa è non partirsi dal mero evangelio; perché,

sí come ogni norma e regula de santi ha in sé figura de l'arbore del

saper il bene e il male, cosí de l'arbore di vita contiene in sé lo

leggier peso del Servatore nostro. Laonde esso mio zio Teofilo

commetteria la terza sciocchezza quando mai lasciasse piú lo vecchio

sentiero per tornar al novo. E questo è il senso mio circa la

dechiarazione di questo _Caos_.

Caos del Triperuno Opere Italiane Vol. 1 · 第 13 / 222 题