_(Mario è sdraiato, svogliatamente, sopra il sofà. Ha in bocca una
sigaretta spenta. Clelia, in abito elegante, gli sta accanto, seduta
sopra uno sgabelletto tappezzato, col viso rivolto a lui.)_
_Clelia_
Vuoi accendere?
_Mario_
Sì.
_Clelia_
_(prende il portafiammiferi, accende un cerino e lo porge a Mario, che
vorrebbe servirsene da sè, ma ella glielo impedisce. Egli vi accosta la
sigaretta, indi fuma, mandando in aria grosse boccate.)_
_Teresa_
_(comparendo sotto l'arco dell'uscio in fondo)_ Avete chiamato, signora?
_Clelia_
Sì. Porta via questi bicchierini e quei liquori.
_Teresa_
Avete fatto bene a ricordarvene. _(Eseguendo l'ordine)_ L'altra sera, il
signore trovò i due bicchierini sulla sedia. Stette zitto con voi, ma
poi, il giorno dopo, mi oppresse di domande che mi pareva un giudice...
come si dice... un giudice... _distruttore_. Io dissi che era venuta a
trovarvi Gigetta, e che voi non glie l'avevate detto perchè quella lì dà
le stoccate....
_Clelia_
Metti a posto anche questa scatola di sigarette e questo
portafiammiferi....
_Teresa_
_(pone l'una e l'altro sul tavolino, e s'avvia per andarsene con in mano
il servizietto dei liquori.)_ Volete altro?
_Mario_
Fammi il piacere, Teresina, apri un po' quella finestra. Qui dentro, si
soffoca: l'odore di questi fiori dà alla testa.
_Teresa_
Mi dispiace, ma non posso servirvi: il pianerottolo sta proprio
dirimpetto: non si sa mai che gente passa per le scale. E poi, lo stesso
signor Carsanti, salendo all'improvviso, potrebbe vedervi. Ci volete
compromettere?
_Clelia_
Basta, Teresa, vattene. E ti prego di star bene all'erta.... Stasera,
verrà, forse, più presto delle altre sere.
_Teresa_
Teresina non ha bisogno di raccomandazioni: pensate a voi: oggi è la
vostra festa: divertitevi, divertitevi.... _(Esce dal fondo chiudendo
con cura la porta.)_
_Clelia_
_(dopo una lunga pausa)_ Mario! _(Pausa.)_ Mario mio,... sei seccato,
di', sei più seccato del solito? _(Pausa.)_ Non mi dici nulla?
_Mario_
_(infastidito)_ Clelia, fammi il favore di lasciarmi tranquillo.
_Clelia_
_(si alza sconfortata e gli parla dolcemente:)_ Mi tratti male.
_Mario_
Ma no.
_Clelia_
Ogni giorno, ogni giorno peggio!
_Mario_
Ma no.
_Clelia_
E non me ne fai capire neppure il perchè.
_Mario_
_(volendo essere ancora prudente)_ Insomma, Clelia, tu non t'accorgi a
quali torture mi sottoponi.
_Clelia_
_(schiettamente meravigliata)_ Io?!
_Mario_
Questo mistero continuo, questa complicità della serva, questo dovere
che ho di nascondermi, di rimpicciolirmi, di fuggire, questa necessità
terribile d'andar via paurosamente quando arriva il tuo signore, ti pare
niente?
_Clelia_
Dunque, tu sei pentito d'essere ritornato al mio amore?
_Mario_
Vi ritornai -- e tu stessa ne sei convinta -- pazzo di gioia. Sapesti
così bene richiamarmi!... Dopo il gran dolore che avevo provato quando
tu deliberasti di accettare... la protezione di costui, un sol dolore mi
era parso più acerbo, più insopportabile: quello di vivere lontano da
te. Ritornai.... Non sapevo ancora che cosa significasse appartenere a
quella miserevole categoria di uomini che, a poco a poco, si preparano a
ogni vergognosa transazione sotto la veste del così detto «amante del
cuore»!
_Clelia_
Mario... ma tu non fai nessuna transazione vergognosa.
_Mario_
Non lo so.... Ma certo, quando io esco da questa casa tutta elegante e
profumata, mi pare di aver rubato. Io sento i brividi che deve sentire
il ladro non ancora esperto.... E l'idea del furto consumato è
inevitabile, perchè è intimamente legata al ricordo profondo del
godimento. Tu dici che non faccio nessuna transazione vergognosa.... E
perchè no? Tu non potevi vivere poveramente: va bene: _(accalorandosi)_
sentivi il bisogno imperioso della ricchezza, o, almeno, dell'agiatezza.
Ora, l'hai questa agiatezza: ma sono forse io che te la do, io, io, tuo
amante? No. Te la dà _un altro_. È _un altro_ che ti mette in condizione
d'esser _mia_, ed io sono obbligato a _lui_... dell'amore che tu mi
concedi. Ah! cara Clelia, la transazione è già avvenuta! E poi... vuoi
comprendere meglio? Dimmi: _(sempre più accalorandosi)_ se domani io ti
chiedessi del denaro, tu... me lo daresti?
_Clelia_
_(con uno slancio di semplicità)_ Sì!
_Mario_
_(tutto acceso)_ E ti sembrerebbe naturalissimo....
_Clelia_
_(come sopra)_ Sicuro!
_Mario_
_(prorompendo con esasperazione)_ Lo vedi, lo vedi, ti sembrerebbe
naturalissimo il farmi commettere una turpitudine: ecco che la tua
sincerità mi valuta giustamente e dice, a me e a te, quel che sono
diventato!
_Clelia_
_(annichilita, confusa)_ Mario mio, se ti ho offeso, senza avvedermene,
te ne chiedo scusa. Io sono una donnetta, e... molte cose... non le
intendo. _(Pausa. Cambiando tono come per ragionare)_ Ma senti, non ti
eccitare più, non esasperarti. Questa unione circondata di mistero, di
paure e di sotterfugi ti riesce fastidiosa?... Ebbene, se... _(timida)_
se rinunziassi a questa agiatezza che mi costa tante pene e che mi
condanna all'enorme fatica della finzione, se facessi uno sforzo di
volontà per vivere in pace economicamente, se tornassi a essere tua
anche al cospetto del mondo?
_Mario_
Sarebbe troppo tardi.
_Clelia_
_(sentendo una trafittura al cuore)_ Ahi!
_Mario_
Se pure credessi al tuo sforzo di volontà, io non potrei essere per te
lo stesso Mario di prima, perchè non potrei mai dimenticare che, dopo il
bene che t'ho voluto così perfettamente, tu hai avuto il coraggio di...
dividerti tra me e un altro! Clelia, pur troppo, i sensi perdonano meno
del cuore.
_Clelia_
_(scoraggiata)_ No, no, Mario, t'inganni, t'inganni. Io non ti nego che
tu pensi quel che è più verosimile, ma te l'ho giurato tante volte che
sinora -- e, del resto, non sono trascorsi che una ventina di giorni --
ho potuto mettere a profitto la timidità di quell'uomo e mi sono
salvata!...
_Mario_
Impossibile!
_Clelia_
Ma non sei ancora convinto che io sarei fuggita da lui se non avessi
stabilito -- malvagiamente sì, lo confesso, malvagiamente -- di
sfruttarne l'amore cretino senza il sacrifizio della mia persona?
_Mario_
_(sogghignando)_ Il sacrifizio!
_Clelia_
Hai ragione. Hai ragione perchè non ho mai saputo dirti bene... _quel
che sono io_. Che vuoi! C'è dei segreti nel principio della vita di
certe creature che anche un'intimità come la nostra non permette di
rivelare con chiarezza. Un pudore invincibile si oppone. Mario, la prima
offesa mi fu fatta.... _(con raccapriccio)_ da chi meno poteva esserne
sospettato, quando io ero ancora una povera innocentuccia.... La
nefandezza inaudita mi annientò.... Diventai impassibile come il
marmo!... Nessuno, d'allora in poi, aveva saputo scuotermi, ridarmi il
calore, la febbre, i nervi, la vita.... Tu, sì; e sei di me, adesso,
padrone assoluto, unico, completo! Ho potuto disporre del mio corpo,
come d'una cosa qualunque, finchè la mia impassibilità uguagliava e
confondeva insieme tutti gli uomini; ma non ne posso più disporre ora,
ora che nel tuo amore, e nel tuo amore soltanto, io risento di essere
_una donna_. Ora... il ribrezzo per tutti gli altri uomini mi assale
atrocemente _(con una reminiscenza di terrore)_ come in quel giorno! Tu
li hai soppressi, li hai soppressi tutti.... Io sono donna per te, per
te: -- per gli altri non sono più niente, neppure un oggetto vile da
barattarsi.... M'intendi, Mario, m'intendi finalmente? T'accorgi che
nella mia voce c'è una franchezza onesta che non ammette dubbi, che non
merita sdegno? T'accorgi che così parla l'anima? che così parla la
verità? Ma ascoltami bene; _(scuotendolo affettuosissimamente)_ ma
guardami bene negli occhi.... e dimmi: mi credi? mi credi? mi credi?
_Mario_
_(aridamente)_ No.
_Clelia_
Dio! Dio! Ma se tu guardassi dentro il mio segreto, comprenderesti come,
pure essendo vissuta così orribilmente, io debba ribellarmi ora alla
brutalità dell'uomo che non amo.