SNÌCHELE (_sospirando_). — Sì signore, ho studiato molto. Tal quale
ella mi vede, possiedo un grado accademico, sono il dottor Snìchele.
Mio padre era un signore e mi ha educato da signore. Io avevo il
delirio dello studio, ho passato sui libri, per molti anni, i giorni e
le notti, tanto che un capo ameno applicò a me, in quel tempo, i versi
del Buratti:
Tu che le carte argoliche
Versi con man dïurna,
Versi con man notturna,
Con tute do le man....
(_Si alza, va a sedere accanto a X. e continua sottovoce_). — Vede in
che paese siamo? C'è una greppia per qualunque asino, qui; ma crede Lei
che vi sia un pane per me? Signor no. Ero impiegato alla Biblioteca e
mi hanno licenziato per economia. Io son pronto a far qualunque cosa,
concorro a qualunque misero posto. Non mi tocca mai niente. _Fodere non
valeo, mendicare erubesco._ S'immagini che oggi non ho ancora mangiato
niente, sono sfinito. Non domando nulla, ma se Lei di Sua spontanea
volontà facesse qualche cosa, qualche piccola cosa per questo Suo
ammiratore....