ROSTOPCIN

Teodoro, figlio di Basilio conte di Rostopcin nacque nella provincia

russa di Orel il 12 (23) marzo 1765, da famiglia che pretendea

discendere da Gengiskan. Tartaro anche nella peggior significazione

della parola, capace di qualunque estrema risoluzione, ambizioso,

passionato, sarcastico, fanatico di assolutismo, abborrente da ogni

novità, furioso nella collera; insieme amava le lettere, scriveva

articoli e opuscoli, benevolo quando non c'entrasse la passione,

agressivo spesso e infervorato per l'attacco. Fu per un momento il

favorito dell'imperatore Paolo I, e suo ministro degli affari esteri, e

lo rattenne da molte pazzie, sicchè talora sentì dirsi: «Voi siete

terribile, ma avete ragione.» Un giorno Paolo, trovandosi in un circolo

di principi, si volse di botto a Rostopcin chiedendogli: — Perchè voi

non siete principe?»

Ed egli: — Perchè mio padre venne di Tartaria in Russia nel fitto

dell'inverno.»

— Oh che ci ha a che fare la stagione col titolo?»

— Quando un signore tartaro compariva la prima volta alla Corte, il czar

gli lasciava la scelta fra una pelliccia e il titolo di principe. Mio

avo, giunto nello stridor della vernata, ebbe il senno di preferire una

pelliccia.»

Paolo ne rise di cuore, e ai circostanti: — Signori principi,

congratulatevi che i vostri avi non siano arrivati di gennajo.»

L'imperatore Alessandro, del quale non carezzava le velleità liberali,

avealo poco gradito, ma negli estremi bisogni il pose governatore di

Mosca.

Entusiasta per la patria, fremette al vederla invasa dai Francesi di

Napoleone nel 1813; fè di tutto per concitare gli spiriti al maggior

sacrifizio; organizzò 122,000 volontarj in corpi armati a spese della

nobiltà; mantenne la tranquillità esaltando il coraggio, e quando, dopo

la battaglia di Borodino, fu stabilito d'abbandonare Mosca senza

difenderla, egli fece partirne i cittadini, sicchè vi restasse solo

plebaglia, e troncò all'esercito invasore ogni possibilità di comunicare

coll'interno dell'impero. Fu allora che scoppiò l'incendio famoso di

Mosca, che ancora non è ben certo se fosse opera causale degli invasori,

od ordinata dal Governo, o meditata dall'irritazione popolare. Ne fu

attribuita generalmente la colpa o il merito a Rostopcin: ma di certo si

sa soltanto che, partendone, egli distrusse un ricco villaggio di sua

appartenenza, non lasciandovi che la chiesa con un'epigrafe ad

esecrazione de' Francesi.

Dopo quel disastro, Alessandro lo ricevette con freddezza, direbbesi

anzi con ribrezzo: Rostopcin non invocò premj quando, nel 1815, poteva

aspettarsene; in un libro _La verità sull'incendio di Mosca_ (Parigi

1823), sostenne era stata bruciata dagli invasori, e ne addusse in prova

l'inutile distruzione di parte del Kremlin; dappoi si confuse fra i

tanti attori del gran dramma europeo, tornò in Russia alla morte

d'Alessandro, e morì a Mosca il 18 (29) gennajo 1826. Del resto viveva a

Parigi, applicandosi a ricerche bibliografiche e ai piaceri; faceasi

ammirare per motti politici, ma evitava di parlare di sè. — Dovreste

scrivere le vostre memorie,» gli disse una signora, curiosa di conoscere

il vero. Ed egli al domani gliele portò in un semplice foglio. E sono

queste, che riferirò per l'espressione di un cinismo inesorabile e d'un

frizzo volteriano.

Così, quel ch'era stato salutato salvatore del suo paese, anzi

dell'Europa, finiva oscuro e indispettito, vendicandosi dei disinganni,

e se avea cominciato colla tragedia, finiva col sarcasmo.

Racconti storici e morali · 第 62 / 94 题