XXIII. V'è qualche cosa in fatto d'opinione, di giustizia o
d'ingiustizia, che udreste volentieri mettere in discussione?
XXIV. Nelle regole e nell'andamento della giunta vedete qualche cosa
fuor di proposito, che abbisogni d'emenda?
Rileggiamo questi punti: supponiamo che sopra di essi s'aggiri la
conversazione famigliare e la accademica; e conveniamo che potrebbonsi
rendere utili e il circolo e le tornate.
Il difficile per un uomo nuovo è far il primo scudo e il primo passo; il
resto viene da sè. Ben presto Beniamino è deputato all'assemblea
generale di Pensilvania (1747), poi (1753) direttore delle poste; e in
paese nuovo dove tutto era a fare, pensate quanto giovasse un uomo che
sempre avea la mente a sperimentare e cercar ciò che giova di più e
costa di meno! Istituì un gabinetto letterario, un corpo di pompieri,
un'associazione di volontaria difesa contro gl'Indiani confinanti,
mostrando di continuo l'importanza di raccogliere le piccole forze per
ottenere i grandi effetti. Insomma egli diviene il rappresentante
spirituale del suo paese; e benchè sia ancora lo stampatore, in effetto
n'è il re, come voi siete tuttora il bambino che vostra madre cullava,
eppur camminate, pensate, operate, e fors'anche ragionate.
Ma v'è lavori che non procedono se non per le solitarie meditazioni, e
tali furono quelli di Franklin sull'elettricità. Da alcun tempo gli
studiosi eransi rivolti con ardore a questa meravigliosa forza della
natura; ma la scienza di essa, limitata nei suoi risultamenti, nulla
nelle applicazioni sue, oggetto di mera curiosità, era considerata come
la parte più speciale della fisica. Nè si sarebbe preveduta la sua
importanza neppur quando, nel 1746, Musschenbroeck e Allemand aveano
scoperto la bottiglia di Leida, e semplificatala Watson, che imprese
anche a misurare la rapidità di questo, che diceasi fluido. Ora Franklin
s'applicò a spiegare quei fenomeni in una serie di lettere, che la
Società Reale di Londra ricusò inserire nelle sue _Transazioni_ pei
troppo soliti puntigli e gelosie delle accademie, ma che tosto furono
tradotte in tutte le lingue. Egli restituì all'elettricità il carattere
di scienza fisica, mentre di fisiologica parea darglielo la scossa della
bottiglia.
Dapprincipio supponeva anch'egli due elettricità, la vitrea e la
resinosa; poi s'accertò che una sola e medesima era or positiva or
negativa. L'uomo dell'analisi sottopose a questa anche la boccia di
Leida, e ne dedusse la sua teorica dell'elettricità, presentata poi
sotto veste matematica da Epino e da Cavendish, e che consiste nel
supporre che un solo fluido elettrico sussista, le cui particelle si
respingono fra loro, mentre invece sono attratte dalla materia.
Il perfezionarsi di questa scienza fece ripudiare molte delle sue
ipotesi. Ma continuando, pose in sodo due insigne dottrine: disperdersi
l'elettricità per mezzo delle punte, sicchè non può accumularsi in corpi
accuminati; il fulmine prodursi da esuberante elettricità
nell'atmosfera, cioè essere lo stesso il fluido che cagiona gli scherzi
della bottiglia di Leida, e quel che saetta i palazzi e le montagne.
Ecco dunque novamento dall'analisi sua, dissipate quelle illusioni
fantastiche, per cui alle sgomentate fantasie il fulmine pareva alcunchè
sopra natura.
I quali due principj accoppiando, pensò potersi colle punte scaricare
l'atmosfera del fluido eccedente; dal che vennero i parafulmini. Per
sottomettere l'ipotesi allo sperimento gli mancano osservatorj? ed egli
arma di punta un acquilone di carta e mandatolo verso le nubi, ottiene
la scintilla; e dal trastullo puerile deduce la pratica che guiderà le
saette con tronche ali a lambire i piedi dell'uomo: il più debole essere
del creato per la forza del corpo, il più sublime per lo slancio dello
spirito.
Queste considerazioni, badate bene, non venivano fatte da Franklin, il
quale vedeva, osservava, sperimentava, deduceva, e nulla più.
Nate questioni fra la metropoli e le colonie inglesi d'America, che
cominciavano a guardarla di mal occhio, come un figliuolo cresciuto che
si sente capace di reggersi da sè, Franklin fu mandato a Londra (1757),
da molti paesi nortamericani nominato loro rappresentante. Sua missione
era di impetrare che fosse cassato l'atto, pel quale la metropoli voleva
imporre una tassa nuova e non consentita dalle colonie; e ottenne di
essere ascoltato in contraddittorio avanti alla Camera dei Comuni (3
febbrajo 1765). Ivi con fermezza, precisione, facilità risponde alle
interrogazioni; informa sulle varie notizie chiestegli intorno al
commercio, alle finanze, alla politica, all'amministrazione; e consegue
la sua domanda. Così crebbe in istima e in cognizione degli uomini e
delle dottrine; e l'Accademia, che ne aveva rifiutato gli scritti volle
farsi onore coll'annoverarlo tra' suoi. Futili compensi a una gloria già
fondata, quanto potrebbero essere fecondi incoraggiamenti ad una
nascente.
Aveva Franklin procurato insinuare alle colonie dell'America inglese di
darsi un governo unico, sotto la presidenza del re della Gran Bretagna:
ma come avviene dei consigliatori di partiti giusti, parve realista ai
liberali, repubblicano ai realisti, fu imputato di americano a Londra,
d'inglese in America. Ma egli, vedendo per che via s'era messa
l'Inghilterra, previde che l'oppressione condurrebbe la libertà, e nol
tacque agli amici ed ai nemici. Pure egli voleva sempre si salvassero
tutte le convenienze, si adoprasse la legalità, arma prima degli
oppressi che vogliono emanciparsi. Le conciliazioni non valsero, e
nacque la rivoluzione che doveva aprire un'era nuova nella storia del
mondo, ed assicurare alle opinioni la prevalenza sopra i fatti. Dieci
anni passati in contrasti politici avevano già avvezzati gli Americani
ad occuparsi de' fondamenti della legislazione e dei governi, la guerra
colla Francia aveva dato occasione di conoscere le proprie forze:
d'altra parte le rivoluzioni fan gli uomini. Franklin avea cominciato
dal procacciare che i suoi acquistassero fama di gente onesta, equa,
pacifica, vero modo di far ricadere il torto sugli oppressori.
Aveva egli fondato il giornale, che grand'efficacia ebbe sull'avvenire
del suo paese: ma uno dei suoi abbonati gli dichiarò: — Voi difendete
con troppo calore gl'interessi americani; questa polemica non mi piace;
rinunzio all'abbonamento.»
E Franklin: — Mi sa male assai di non ottenere la vostra approvazione:
ma io non posso deviare dal cammino propostomi».
Alcune settimane di poi, Franklin lo invitò a cena.
Quegli si trovò in un'abitazione modestissima ma pulita: una fante
stende sulla tavola un tovagliuolo bianco, vi mette de' meloni, burro,
lattughe, un piatto di pere, una fiala d'acqua, una bottiglia di birra,
e un pezzo di formaggio, e nient'altro. Battono, ed ecco arrivare il
dottor Rusk, famoso medico: poi Stancock intelligente negoziante
inglese, poi Washington; personaggi che dovevano poi divenire
immortalmente illustri, e già allora godeano riputazione di gran
patrioti. Si assisero lieti a una cena così frugale, e rimasero a
discorrere fino a mezzanotte. L'abbonato al domani ringraziò Franklin
d'averlo messo a parte di questa riunione, e della lezione datagli
silenziosamente. Un uomo che può invitar i primi cittadini a un piatto
di lattughe e formaggio, non può che seguire onestamente la sua linea
politica.
Fin dal 1773 diceva egli a' suoi concittadini: — Non troppa fretta,
ragazzi, e badate che c'è temporale in aria. Siam in istato
d'incremento, e poco andrà che ci troveremo forti tanto, da non
potercisi negare veruna domanda. Una lotta prematura ci potrebbe
arrestare, od anche respingere un secolo indietro. Che? tra amici si
vien forse a duello per ogni minimo torto? Così fra le nazioni ogni
ingiustizia non deve portar guerra e rivolta da governanti a governati.
Per ora ci basti sostenere i nostri diritti in ogni occasione, senza
cederne un solo, senza trascurare verun modo di renderli cari ai nostri
concittadini. Sovratutto manteniamo in buona armonia le provincie,
affinchè l'Europa s'accorga che abbiam qualche peso anche noi negli
affari. Con tale condotta in poc'anni avremo acquistato definitivamente
quanto possiam desiderare di potere e d'indipendenza.»
L'avran chiamato un pusillanime, un dalla parrucca, un retrivo: ma
quando la pazienza stancata giustifica l'insurrezione, eccovelo
primeggiare sui tre teatri di quell'unica azione, America, Londra,
Parigi. Alle belle prime mostra coraggio con iscritti satirici popolari.
_L'editto prussiano, L'arte di fare di un grande impero un piccolo._ Col
venire in Inghilterra scompiglia i disegni dei ministri, e ne cresce
gl'imbarazzi. Di là egli avvisava i cittadini de' segreti preparativi, e
trasmise lettere del loro governatore Hutchinson, che egli aveva osato
intercettare, e che rivelavano la mala disposizione verso di essi; e di
là reduce (1775) ripeteva: — Vi trattano con riguardi perchè vi temono;
se cedete, vi avranno in conto di ribelli; armatevi.» Così, venuta
l'opportunità, dava il segnale dell'insurrezione egli che, sin quando
non fosse matura, l'aveva disconsigliata.
Guidarsi moderatamente in una rivoluzione è immensa lode, poichè men
coraggio si richiede a resistere in campo a nemici che ad osare spiacer
agli amici. E Franklin la meritò, sempre disposto insinuando la calma,
ma sempre ad affrontare coi compatrioti la procella. Stranio alla
guerra, fu adoperato ne' consigli e nelle trattative per estendere
l'insurrezione, per assodarla colla concordia, per persuadere che le
provvidenze a mezzo non vagliono nei gravi casi, e far decretare
l'indipendenza del suo paese (1776).
Allora uomini quieti e virtuosi, come erano i coloni, cresciuti nelle
piantagioni e nelle botteghe, stesero quel preambolo fulminante, ove
dichiaravano i diritti dell'uomo e del cittadino; gente di pratica
applicarono al caso politico i principj astratti della filosofia, e
dissero: — «Quando, nel volgere degli umani eventi, ad un popolo diventa
necessario sciogliere i vincoli politici che lo univano ad un altro, e
prendere fra le nazioni del mondo quel posto distinto ed eguale a cui le
leggi naturali e divine gli danno diritto, il rispetto dovuto
all'opinione richiede ch'e' ne chiarisca i motivi. Noi teniamo per
evidente che gli uomini furono creati eguali, e dal Creatore dotati
d'inalienabili diritti; tra questi sono la vita, la libertà, la ricerca
del proprio meglio; che per assicurare questi furono istituiti i
governi, il cui legittimo potere deriva dal consenso dei sudditi; che
qualunque volta una forma di governo contraria tali fini, il popolo ha
diritto d'alterarla e abolirla, e fondarne una nuova, appoggiata su tali
principj, conformandola nella guisa che più semplice gli sembra alla sua
felicità e sicurezza. La prudenza prescrive di non cangiare per frivole
e passeggiere cagioni un governo da lungo tempo stabilito; e
l'esperienza ci mostra che gli uomini sono più inclinati a sopportar i
mali finchè tollerabili, che non a farsi giustizia da sè coll'abolire
gli ordini cui da lunga stagione sono abituati. Ma quando una protratta
serie di abusi e d'usurpazioni, diretta invariabilmente a un fine,
rivela il disegno di ridurle sotto assoluto dispotismo, è dover loro di
distruggere siffatta forma di governo, e provveder con nuovi ordini alla
futura loro salvezza. Tale fu appunto la paziente tolleranza di queste
colonie, e tale la necessità che ora ci astringe a cangiar l'antico
sistema di governo.»
Non ci vedete voi, se non la mano propria, lo spirito però che dettava
il _Riccardo Buonomo_? non è la stessa maniera di moderazione, di
esperienza, di buon senso naturale?
Quella simpatia che le azioni belle e generose trovano sempre nei
Francesi, indusse gli Americani a cercarne l'amicizia, e Franklin vi fu
spedito (1778). Egli non amava la Francia; e al tempo della guerra del
Canadà, quand'essa, secondo è suo costume qualora le torna conto,
istigava i coloni contro i suoi dominatori, egli aveva scritto una
canzone che diceva:
«Noi abbiam una madre vecchia ch'è divenuta brontolona; ci batte come
ragazzi che dicano ancora mamma e babbo; non si ricorda che siam
cresciuti, e che possiamo pensare da noi; e nessun lo negherà.
«Se non obbediamo in ogni caso, rizza tanto di broncio e salta in
collera; a tratto a tratto ci dà una buona stramentata; e nessun lo
negherà, lo negherà.
«Sopportiamo alla meglio il suo mal umore, ma perchè tollerar le
ingiurie de' servi suoi? Quando i servi fanno sciocchezze, si ripagano
col bastone; e nessun lo negherà, lo negherà.
«Ma voi, tristi vicini (_i Francesi del Canadà_), che vorreste separare
il figlio dalla madre intendetelo bene chiaro: essa è l'orgoglio nostro;
e se voi l'attaccate, tutti ci porrem dalla sua: e nessun lo negherà, lo
negherà.»
Eppure a Parigi fu veramente il trionfo di Franklin. Scriveva egli
stesso: — Demostene, interrogato qual fosse la qualità principale
dell'oratore, rispose: _La prima è l'azione_, _la seconda l'azione_, _la
terza ancora l'azione_. Così io per l'uomo pubblico dico che è
l'apparenza, l'apparenza, e ancora l'apparenza. Per riuscire all'effetto
è uopo si creda alla parola e alla capacità tua: stabilita una volta
quest'opinione, ogni indugio, ogni ostacolo, ogni difficoltà andranno in
dileguo.»
Or come le apparenze cattivino i Francesi non è chi l'ignori, onde
Franklin pose in ciò ogni suo studio. Fisico, teista, tollerante,
satirico, andava egli grandemente pel verso di quella nazione: uom del
popolo, giunto da per sè solo alla gloria e alla fortuna, difensore dei
diritti in mezzo ad una nazione stanca del potere assoluto, fedele
all'origine e alla missione sua fin nelle minime particolarità della
vita, blandiva le passioni più generose, favoriva le migliori speranze,
domandava libertà per l'America, la portava per l'Europa; — la libertà;
che non contaminata per anco di tanti delitti, era il palpito di tutte
le anime nobili. Pensate come dovessero levarlo a cielo! quegli eroi in
zazzera, e collo spadino cesellato e damascato, non saziavansi d'udire
questo filosofo dal cappel tondo, dai capelli lisci, dall'abito bruno,
dalle scarpe senza fibbie, e dai calzoni allacciati col cuojo, e i
guardinfanti voluminosi, e le tabacchiere d'oro, e i sbilitanti flabalà
s'eclissavano a fronte della stamina e della scatola di radica
dell'Americano. E tutti si esaltano di lui, lui precursore di nuova età,
simbolo vivo delle idee progressive; ma egli, freddo osservatore, egli
mercante, non si lascia trasportare, non giudica per fantasia, ma pesa e
misura e conchiude.
Nel secolo in cui si proclamava l'analisi, benchè vi si facessero le
sintesi più ardite che mai, egli aveva analizzato il fuoco, i suoni, la
luce, i governi, le finanze, la virtù; operando sull'uomo, non
altrimenti che sopra la materia nei fisici esperimenti. Con questo egli
acquistavasi l'amor de' filosofi, desposti allora dell'opinione. Unendo
il contegno di Focione e lo spirito di Socrate, in mezzo alla frivolezza
parigina sembrava un savio dell'antichità, e beato chi fosse ammesso
alla sua compagnia! Considerandolo come tipo della nazione sua, la
trovarono matura alla libertà: i savj ammiravano in lui l'attività
paziente del genio che s'ostina in una grandiosa scoperta; i filosofi lo
consultavano sull'uomo e sulla società; il popolo leggeva il suo
_Riccardo Bonuomo_ e _l'Arte di farsi ricco_[13]; le donne amavano
quell'ingenuità; ingenuità di pura apparenza, giacchè egli metteva a
profitto la sua popolarità, e mentre il credeano un semplicione, egli
guardava le triche de' briganti e degli ambiziosi, quel misto di
magnificenza, e negligenza, quell'ostentar maggiormente quando i mezzi
erano minori, quel ripetere certe parolone, che sonano di più perchè
vuote. A lui veniva _un certo_ Mirabeau nobile, a far declamazioni
contro la nobiltà; _un certo_ Marat a mostrargli una Memoria sul fuoco
elementare; altri gli progettava il facile modo di devastare le coste
dell'isola Britannica, altri una macchina che andrebbe senza motore, un
terzo il modello di vestire e armare usseri come se fossero viaggiatori.
E Franklin udiva, e rideva di sottecchi; rideva principalmente delle
costituzioni e riforme universali ch'erano di moda, e che alcuno gli
presentava alla sera perchè la mattina ne dicesse il giudizio.
A Passy abitava una casetta con un giardinetto, tutto in diminutivo; e
v'andava il fiore de' cittadini. Chi entrasse nel suo studio, vedea
libri per tutto, un seggiolone, cui a volontà dava un moto ondulatorio
per ninnarsi; di sopra, un ventaglio ch'egli agitava col piede; accanto,
un bastone a gancio per afferrare i libri più alti senza scomodarsi:
circostanze veramente strane per dipingere all'occhio degli esagerati,
un Bruto ed un Timoleone moderno.
Qualche volta ad un rivolo agitato dal vento si accostava con una verga,
e con gesti da mago scotendola sopra l'acqua la facea calmare, e agli
attoniti filosofi spiegava ciò essere effetto di olio che da quella
verga spargeva sull'onde. Qualch'altra pigliavasi la beffa di cotesti
filosofi, contraffacendone le frasi o i paradossi; e a Morellet scriveva
le lodi del vino: gli uomini prima di Noè nol conoscevano, e perciò
traviarono; scoperto che fu, derivarono da esso le parole _divino_,
_divinità_, _indovinare_, parole che, contro Gebelin, provano esser
antico il francese; e con disegni mostrava che il fine era
provvidenziale di Dio nel formar il gomito stato che l'uomo potesse bere
il vino con maggior comodità, che non avrebbe fatto se più corto il
braccio o più lungo.
Fin alla gloria, l'attrattiva più lusinghiera per le anime nobili,
pareva egli indifferente; mentre i Parigini ne facevano l'idolo loro,
egli si paragonava alla bambola, che i Parigini pettinavano,
acconciavano, coronavano. Gente vogliosa di combattere per la causa
repubblicana veniva offerirsegli, ed egli rideva di quell'entusiasmo,
senza però lasciar scorgere che lo credeva inutile. Pei molti che gli
domandavano lettere di raccomandazione pel suo paese, avea sbozzato
questo formolario: — «Signore, il latore della presente, che viene in
America, mi prega di dargli una commendatizia, benchè io non conosca nè
lui nè il suo nome. In quanto spetta alla virtù e meriti suoi, vi
rimetto a lui, che certo li conosce meglio di me. Del resto usategli
tutte le pulizie che merita uno straniero ignoto, e tutti i favori di
cui si mostrerà meritevole.»
Intanto però lo trovavano sempre colla generosità, col progresso.
Parlasi dell'innesto del vajuolo? è de' primi a sostenerlo. Piantansi le
patate? siede accanto di Parmentier al banchetto, non servito che di
questi tuberi. Se Mesmer ostenta i suoi miracoli, egli è scelto a
chiamarli alla prova dell'esperienza, e veda quanto debba attribuirsi
all'influenza dell'immaginazione. Se Mongolfier fa i primi esperimenti
d'aeronautica, egli vi assiste, e a quei che domandano «A che serve?»
risponde: «A che serve il bambino appena nato?» A Voltaire,
idolo del tempo, a Voltaire, rappresentante dello scetticismo
metafisico-religioso, egli, rappresentante del genio pratico e dello
spirito politico e morale, presenta il suo nipotino perchè il benedica,
e quegli il fa, dicendo: — Dio e la libertà: ecco l'unica benedizione
conveniente al nipote di Franklin.» Ma Voltaire credeva più alla
libertà, o più a Dio?
Così condiscendendo altrui, qual meraviglia se ottiene gl'incensi
universali? In una festa da ballo è scelta la più bella fra trecento
donne, che sulla fronte del filosofo americano deponga una corona e un
bacio; e dappertutto vedonsi i suoi ritratti, con quel verso famoso di
Turgot, che parve così vero, benchè contenga due bugie:
_Eripuit cælo fulmen, sceptrumque tyrannis._
Qui giace Franklin. Breve pietra accolse
Chi ai re lo scettro, a Giove il fulmin tolse.
Or tutto questo che serviva alla sua missione? Che serviva? Non v'ha
egli detto che vuolsi apparenza e ancora apparenza? Il buon Luigi XVI
non sapea che farne di questo re repubblicano, e dicono adoperasse il
ritratto di lui ad un uso ingiurioso: ma dovette sorbirselo. La stessa
figlia di Maria Teresa e sorella di Giuseppe II dovette chinar la fronte
all'opinione così universale; e si trattò con Franklin come scienziato e
come uomo, prima di riconoscerlo ambasciatore. Fu ben il miracolo della
rupe di Mosè il vederlo, colle sole qualità personali, cavar alla
Francia oberata tre milioni in prestito nel 1779, altrettanti nel 81,
quattro nel seguente anno, oltre a sei di puro regalo datigli dal re.
Così la Francia favoriva l'americana libertà coll'entusiasmo con cui,
poc'anni prima, correva a comprar azioni alla banca di Law, e pochi anni
dopo a vedere tagliar teste; e la Corte, trascinata da illusioni
generose, o spinta dall'opinione, intraprendeva una guerra, contraria
non solo ai suoi sentimenti, ma a' suoi proprj interessi; scassinava
l'autorità monarchica; preparava il fallimento nazionale. Ma intanto la
causa della patria e della libertà trionfa; gli Stati Uniti d'America
offrono un modello nuovo alla posterità; e quando Franklin torna di
Francia (1785), chi potrà dire le feste con cui fu trionfalmente
ricevuto in quella città, ove sessant'anni prima era entrato con una
pagnotta per braccio ed una al dente?
Ivi egli continua al ben del paese. Propostasi la costituzione, dice: —
Io l'adotto con tutti i suoi difetti, perchè credo ci bisogni un governo
generale, e che non v'ha forma alcuna di governo che non possa essere un
bene, se saviamente amministrata»; si applica a correggerla ed
assodarla, secondo i consigli del tempo e dell'esperienza; e se questa
gli mostra che errava nel pretendere l'unità del corpo legislativo, ei
si ritratta, come già erasi ricreduto a proposito dell'elettricità
vitrea e resinosa: quando parla ne' consigli, non disserta, ma ragiona:
fonda una società, per migliorare la sorte dei carcerati, una per
abolire la tratta degli schiavi; e per combattere le ragioni con cui
altri la sostengono, egli manda fuori l'elogio del governo algerino e
della pirateria: nuovo saggio di quell'arguta ironia alla socratica che
spira in tutti i suoi scritti, e che non è intesa se non dove colti gli
ingegni, fino il sentimento, esercitata la regione.
O Catoni suicidi; o Attici spiranti di volontaria fame, o Vespasiani
volenti morir in piedi, traete ad osservare la morte dell'eroe moderno.
Il 17 aprile 1790 vede, senza terrore e senza ostentazione, avvicinarsi
il fine de' suoi ottantaquattr'anni, esclama, — Rifatemi il letto, ch'io
muoja comodamente»; e spira.
Nel suo testamento lasciava capitali che, col tempo accumulandosi,
servissero poi a grandi opere pubbliche; altre piccole somme da
prestare, per ajutar i faticosi passi di chi comincia la carriera o vuol
effettuare qualche nobile disegno; al generale Washington legava il suo
bastone di pomo selvatico, migliore di uno scettro.
Addio dunque, eroi magnanimi e temuti; eroi della spada e della
fierezza! Oggi sottentrano le classi laboriose, gli eroi mercadanti e
calcolatori, e la sostanza e il positivo; e nuova età vi annunzia questa
limpidissima intelligenza senza poesia, questa onestà senza elevatezza.
Sceverati da tutte le illusioni il mondo e i mondani, le azioni e le
credenze, Franklin volle di là dalla tomba prolungare l'attico sorriso,
e al sepolcro suo destinò quest'epitafio da libraio:
IL CORPO
DI BENIAMINO FRANKLIN
STAMPATORE
COME LA COPERTA DI UN LIBRO VECCHIO
DA CUI SIENO STRAPPATI I FOGLI
E CANCELLATO TITOLO E DORATURE
QUI GIACE PREDA ALLE TIGNUOLE.
NÈ PERÒ L'OPERA ANDRÀ PERDUTA
MA RICOMPARIRÀ
SECONDO CREDEVA
IN UNA NUOVA EDIZIONE
RIVEDUTA E MIGLIORATA
DALL'AUTORE.
1836.