Me prigioniero.
Ora eccomi prigioniero di guerra. Mi condussero in una casa da paesani
isolata, e lungo il cammino feci penitenza cedendo l'orologio, la borsa
e l'anello d'oro che portavo, memoria della Giulietta.
Un capitano, che stava trincando e scuffiando a due palmenti con diversi
ufficiali in essa casa, mi domandò qual fosse il mio grado, dopo che fu
narrato come qualmente io aveva inseguito i cacciatori fino nel campo.
Cosa rispondere? Capellano? maestro d'arti? dottore in filosofia?
M'avrebbero riso sul muso. Carlomagno non m'avea sollevato al grado
d'ajutante generale? Senz'esitare adunque risposi: — Ajutante generale.»
L'abito fa il monaco; ed anche i titoli. Mi fecero prender posto a
tavola; c'era dell'arrosto rifreddo, del malaga, fior di rosolio; il
capitano mi drizzò parole di consolazione sul caso mio: — È il destino
della guerra. Cinquant'anni fa voi avevate Federico il Grande, e a noi
toccò Rosbach; oggi noi abbiamo Napoleone il Grande, e a voi tocca
Jena.»
Gli uffiziali montarono a cavallo, ed io fui messo in arresto nel campo.
Il brivido della paura non m'era passato ancora, onde il trovar fuoco al
corpo di guardia mi tornò da morte a vita.
Che ne sarà del tenente Leonida e de' suoi magnanimi? che sarà divenuta
la regina Elisabetta col suo barile traforato? che diverrò io stesso?
Questi pensieri m'invadevano lo spinto. M'era stato detto che sarei
condotto a Francoforte sull'Oder, e che là mi unirei ad un convoglio di
prigionieri per la Francia. Offrii di giurare sull'onor mio che non
porterei più le armi contro sua Maestà Imperiale e Reale l'Imperatore
de' Francesi, ma l'offerta non era stata accettata dal capitano, il
quale diceva che la mia sorte doveva essere decisa dalle autorità
superiori.
Eccoti dunque destinato per la Francia, povero dottore per esservi
inchiodato in una fortezza. Deh come tutto in un lampo si cangiò! Quando
stavi assettato nella tua soffitta da poeta, girando gli occhi sopra i
tetti vicini; quando leggevi Plutarco o la gazzetta, tirando quietamente
una presa di tabacco, che cosa mai poteva turbare la tua pace? Poi
finita la giornata, date le lezioni, tu andavi a fianco della tua
Giulietta, a ragionar con lei delle speranze e dell'avvenire, o nella
tua poetica solitudine scrivevi nuovi cantici guerrieri.
A ciò mi corsero in mente gl'inni delle vittorie prussiane, che tenevo
sempre in tasca: onde cacciai a mano lo scartafaccio, mi guardai attorno
per vedere se ero osservato, e lo gettai sul fuoco. Canti di trionfo,
canti pieni di rabbia e di spregio contro Napoleone e gli eserciti suoi,
poteano nella mia prigionia costarmi nientemeno che la pelle. Dunque li
vidi perir tra le fiamme, quasi col piacere stesso onde, in momenti più
felici, io gli aveva partoriti. Nè la mia gioja fu sminuita per avere
nella furia gettata con loro anche la mia nomina di capellano.
Alcuni soldati mi s'accostarono ben tosto; quelli appunto che mi avevano
fatto cascar di cavallo, e mi domandarono: — Cosa bruciate costì
furtivamente?» e parlavano di spionaggio, di moschettare. Io,
imbarazzato a rispondere, davo cartacce, il che non migliorò la mia
situazione. Que' mariuoli, me n'accorsi ben io, cercavano di attaccar
bega; m'insultarono, mi condussero in una camera del corpo di guardia,
ove dovetti deporre la giubba e gli stivali; essi se li presero e via,
nè più rividi i mariuoli nè la giubba.
Fuori pel giorno fui interrogato molte volte sulle carte bruciate; e
perchè io stava sul tirato, sostenendo che erano miserie, carte di
famiglia, lettere private, fui condotto al quartier generale da due
uomini, che in mia presenza caricarono il fucile.
Senza giubba, mal in arnese, e in una giornata brusca d'ottobre, dovetti
seguitar le mie guardie per una passeggiata di tre ore. Impillaccherato,
stracciato, mezzo svestito, stavo peggio d'un pitocco, perchè non aveva
la mia libertà: anzi la mia vita stessa non valeva in quel punto cinque
soldi, perchè i Francesi in campagna amano i processi spicciativi. Un
povero diavolo accusato di spionaggio essi l'impiccano e lo fucilano
caldo caldo, senza curare s'egli se l'abbia a male.