Qui egli stette un istante con la penna sospesa fra le dita.
— È una bugia, ma di quelle che non fanno male a nessuno.... Bada però,
Gino, non imitare il cattivo esempio.... Per fortuna, alla tua età non
ci sono bugie necessarie....
Chiusa questa parentesi, Bertalia ripigliò senz'altra interruzione:
“Un telegramma ora ricevuto mi costringe a partire stasera. Dobbiamo
quindi, mia moglie ed io, privarci del piacere d'intervenire alla
vostra festa. Vogliate scusarcene anche con la signora contessa e
con gli sposi che Lucilla visiterà uno di questi giorni e ai quali io
presenterò i miei omaggi fra un paio di settimane, al mio ritorno da
Stoccolma.
“Accogliete, eccetera, eccetera....„
— Va bene così? — egli soggiunse mentre faceva l'indirizzo. — Il
biglietto lo ricapiterà il portinajo, e nello stesso tempo ordinerà la
carrozza per le dieci e mezza.... Pare impossibile, ma sono quasi le
nove.
Lucilla prese la mano di suo marito e la portò rapidamente alle labbra.
. . . . . . .
Le valigie furono terminate nella fioca luce del crepuscolo. Gino
aiutava la sua mamma e co' suoi occhi giovani distingueva perfettamente
gli oggetti e leggeva pressochè al buio i frontespizi dei libri. Pareva
vi fosse un tacito accordo di non accendere il lume.
Affacciato alla finestra, Bertalia aspirava per tutti i pori la gran
pace della notte estiva. Un raggio di luna entrava obliquamente nella
stanza.
All'ora prefissa vennero a dire che la carrozza era pronta.
Il professore non volle che lo accompagnassero alla stazione.
— Tu, Lucilla, devi andar subito a letto, e in quanto a Gino, non si
capisce perchè sia ancora alzato.... Forse perch'è in vacanza.
Gino saltò al collo di suo padre.
— No, ma perchè volevo star con te fino all'ultimo.
Era tornato affettuoso, espansivo, carezzevole.
Lucilla consegnava il bagaglio alle persone di servizio. — Due valigie,
una borsa, una cappelliera, un _plaid_, un portaombrelli.
Corrado Bertalia depose il dolce pondo del suo figliuolo e si voltò
verso sua moglie che era ritta dinanzi a lui, con le mani tese.
Egli la tirò a sè e la baciò in fronte.
— Arrivederci, Lucilla.
— Buon viaggio, — ella balbettò frenando a fatica i singhiozzi. —
Scrivimi presto.... E.... grazie.....
— Zitto! — fece egli sciogliendosi dall'amplesso, e mettendosi il dito
alla bocca.
Gli addii si rinnovarono sul pianerottolo.
— Buon viaggio, buon viaggio.
— Arrivederci.
— Scrivi domani.
— Scrivete anche voi. La prima lettera ferma in posta a Monaco.
— Sì, e mandaci i giornali.
— Molti giornali illustrati, — gridò Gino dalla ringhiera. — E portami
un bel libro.
La carrozza infilò il portone e uscì nella strada. Alzando il capo,
Bertalia vide alla finestra moversi due ombre e due fazzoletti bianchi
agitarsi. Anch'egli agitò per un istante il suo fazzoletto, poi se lo
portò agli occhi ch'eran molli di lacrime.
— Non ho perduto Gino, — egli diceva in cuor suo. — Ma _lei_?... Che
cosa può esser ella per me fuor che una seconda figliuola?