È però un caso singolare. Appunto da circa tre anni, le cose di
Sant'Angelo dei Pastori non vanno più come una volta. Il paese, sfido
io, non ha mutato nè situazione, nè clima, e le sue acque continuano
a scorrere limpide, pure, abbondanti; il signor Geronimi è sempre il
_factotum_ del Comune, gli stessi due medici si dividono la clientela,
don Prospero regge sempre la parrocchia, il signor Saverio Dorini,
detto _il Mago,_ siede sempre dietro il banco della sua farmacia sulla
cui insegna dipinta a nuovo il fiero leone dalla lunga criniera e la
mite giraffa dal lunghissimo collo seguitano a guardarsi in patetico.
E, fino a ieri, il gatto Masaniello, tacito e grave, compiva le solite
evoluzioni fra i boccali e sugli orli delle scansie, o si accosciava
sulla soglia in atteggiamento di Sfinge.
Ma il signor Geronimi, uomo versato negli studi statistici, ha notato
un piccolo aumento nella media della mortalità a Sant'Angelo dei
Pastori, e questo fatto unito ad un altro che cade sotto gli occhi
di tutti desta le sue ansietà patriottiche. L'altro fatto è questo:
il farmacista ed il parroco hanno cambiato umore e abitudini. Sarà
discutibile se abbiano cambiato in meglio od in peggio; il cambiamento
è sicuro. Il signor Dorini, il quale prima d'ammalarsi non andava in
chiesa che nelle feste solenni, adesso mostra uno straordinario fervor
religioso e si confessa ogni mese. Bisogna dire però che la fede non
gli dia la pace dell'animo, perchè è turbato, inquieto, come se un
pensiero molesto lo crucci. Nè passa più due o tre ore ogni notte
chiuso nel suo laboratorio con l'unica compagnia del suo gatto; lo si
vede invece, in quell'ore, girar solo nell'orto, con la testa china
sul petto e le mani dietro la schiena, lasciando che Masaniello, privo
delle usate occupazioni, si dedichi sfacciatamente al libertinaggio,
corra sui tetti, penetri nelle case altrui e spaventi le oneste
famiglie col miagolio petulante e il luccicar delle gialle pupille. Don
Prospero, dal canto suo, già così gaio e socievole, sfugge le allegre
brigate, gioca di rado alle boccie, ed è sovente nervoso e irascibile,
sopratutto dopo i suoi colloqui spirituali con l'amico Saverio. E sì
che per un ministro del Signore non dovrebb'esser piccola soddisfazione
l'aver ricondotto all'ovile una pecorella smarrita.
Povero don Prospero! Non vorremmo calunniare un degno ecclesiastico,
ma abbiamo forti ragioni per credere ch'egli dica spesso in cuor suo:
— Benedetto uomo quel Saverio! Dal momento ch'egli era giunto sulla
soglia del Paradiso, che ghiribizzo gli è saltato di far frontindietro
e di rimanere in questo brutto mondacccio ove rischia di compromettere
di nuovo la salute dell'anima sua?
Ah, il giorno della confessione di Saverio Dorini (della prima) era
stato un dì memorabile pel parroco di Sant'Angelo dei Pastori. Con zelo
d'apostolo egli era accorso al letto del moribondo, con mansuetudine
di santo ne aveva ascoltato le rivelazioni inattese, con gaudio di
sincero credente ne aveva accolto il pentimento e gli aveva concessa
l'assoluzione. Quindi ai curiosi che affollati intorno alla farmacia
tentavano strappargli qualche indiscrezione egli s'era contentato di
dire: — Fa una gran bella morte.... Una morte da vero cristiano.
— Non poteva essere altrimenti, — qualcheduno aveva soggiunto. — Dopo
una così bella vita!
Senza rispondere, don Prospero s'era ritirato frettolosamente in
canonica, ove alla serva Cesira che lo tempestava di domande aveva
ripetuto l'identica dichiarazione: — Fa una gran bella morte.
Ma la sera, tornando dal _Mago,_ l'aveva trovato in condizioni molto
migliori; la mattina il medico era venuto in persona ad annunziargli,
che, secondo lui, il signor Saverio era fuori di pericolo.
— Diamine, diamine! — aveva borbottato fra i denti il buon prete.