II.

È però un caso singolare. Appunto da circa tre anni, le cose di

Sant'Angelo dei Pastori non vanno più come una volta. Il paese, sfido

io, non ha mutato nè situazione, nè clima, e le sue acque continuano

a scorrere limpide, pure, abbondanti; il signor Geronimi è sempre il

_factotum_ del Comune, gli stessi due medici si dividono la clientela,

don Prospero regge sempre la parrocchia, il signor Saverio Dorini,

detto _il Mago,_ siede sempre dietro il banco della sua farmacia sulla

cui insegna dipinta a nuovo il fiero leone dalla lunga criniera e la

mite giraffa dal lunghissimo collo seguitano a guardarsi in patetico.

E, fino a ieri, il gatto Masaniello, tacito e grave, compiva le solite

evoluzioni fra i boccali e sugli orli delle scansie, o si accosciava

sulla soglia in atteggiamento di Sfinge.

Ma il signor Geronimi, uomo versato negli studi statistici, ha notato

un piccolo aumento nella media della mortalità a Sant'Angelo dei

Pastori, e questo fatto unito ad un altro che cade sotto gli occhi

di tutti desta le sue ansietà patriottiche. L'altro fatto è questo:

il farmacista ed il parroco hanno cambiato umore e abitudini. Sarà

discutibile se abbiano cambiato in meglio od in peggio; il cambiamento

è sicuro. Il signor Dorini, il quale prima d'ammalarsi non andava in

chiesa che nelle feste solenni, adesso mostra uno straordinario fervor

religioso e si confessa ogni mese. Bisogna dire però che la fede non

gli dia la pace dell'animo, perchè è turbato, inquieto, come se un

pensiero molesto lo crucci. Nè passa più due o tre ore ogni notte

chiuso nel suo laboratorio con l'unica compagnia del suo gatto; lo si

vede invece, in quell'ore, girar solo nell'orto, con la testa china

sul petto e le mani dietro la schiena, lasciando che Masaniello, privo

delle usate occupazioni, si dedichi sfacciatamente al libertinaggio,

corra sui tetti, penetri nelle case altrui e spaventi le oneste

famiglie col miagolio petulante e il luccicar delle gialle pupille. Don

Prospero, dal canto suo, già così gaio e socievole, sfugge le allegre

brigate, gioca di rado alle boccie, ed è sovente nervoso e irascibile,

sopratutto dopo i suoi colloqui spirituali con l'amico Saverio. E sì

che per un ministro del Signore non dovrebb'esser piccola soddisfazione

l'aver ricondotto all'ovile una pecorella smarrita.

Povero don Prospero! Non vorremmo calunniare un degno ecclesiastico,

ma abbiamo forti ragioni per credere ch'egli dica spesso in cuor suo:

— Benedetto uomo quel Saverio! Dal momento ch'egli era giunto sulla

soglia del Paradiso, che ghiribizzo gli è saltato di far frontindietro

e di rimanere in questo brutto mondacccio ove rischia di compromettere

di nuovo la salute dell'anima sua?

Ah, il giorno della confessione di Saverio Dorini (della prima) era

stato un dì memorabile pel parroco di Sant'Angelo dei Pastori. Con zelo

d'apostolo egli era accorso al letto del moribondo, con mansuetudine

di santo ne aveva ascoltato le rivelazioni inattese, con gaudio di

sincero credente ne aveva accolto il pentimento e gli aveva concessa

l'assoluzione. Quindi ai curiosi che affollati intorno alla farmacia

tentavano strappargli qualche indiscrezione egli s'era contentato di

dire: — Fa una gran bella morte.... Una morte da vero cristiano.

— Non poteva essere altrimenti, — qualcheduno aveva soggiunto. — Dopo

una così bella vita!

Senza rispondere, don Prospero s'era ritirato frettolosamente in

canonica, ove alla serva Cesira che lo tempestava di domande aveva

ripetuto l'identica dichiarazione: — Fa una gran bella morte.

Ma la sera, tornando dal _Mago,_ l'aveva trovato in condizioni molto

migliori; la mattina il medico era venuto in persona ad annunziargli,

che, secondo lui, il signor Saverio era fuori di pericolo.

— Diamine, diamine! — aveva borbottato fra i denti il buon prete.

Natalìa ed altri racconti · 第 45 / 70 题