_sotto il patrocinio della Camera di Commercio
ecc. ecc. ecc._
Ce n'era per nove righe!... Insomma a poco a poco i convittori salirono
a quindici, a venti, a trenta, a cinquanta, a cento, e gli esterni
crebbero in proporzione. Non mancavano gl'invidiosi.... figuriamoci!...
Sparlavano di me e del mio Collegio; e ch'io ero venale e ignorante,
sissignori, questo dicevano, e che i professori non valevano un'acca,
e che li pagavo male, e che tenevo a stecchetto i convittori....
come se non avessi dovuto preservarli dalle indigestioni.... e che la
mia era una fabbrica d'asini.... come se non si fabbricassero asini
in tutte le scuole.... Io mi stringevo nelle spalle.... Avevo ben
altro pel capo.... Le figliuole avevano raggiunto la mezza dozzina,
e volendo assicurar loro sei mariti occorreva darsi le mani attorno.
Grazie al cielo, la Rosa era entrata perfettamente nelle mie idee
e mi ajutava con tutta l'anima.... Dei fiaschi erano inevitabili, e
guai a essere esclusivi, guai a impuntarsi su pochi nomi.... Si getta
l'amo cento volte per pigliare un pesce. Noi avevamo circa venti
candidati _in pectore,_ tre in media per ogni figliuola, i grandi
per le grandi, i piccoli per le piccole.... A questi venti, con le
debite cautele per non dar troppo nell'occhio, si usavano attenzioni
particolari; di quando in quando un invito alla tavola di famiglia,
una uscita straordinaria, una carezza, un elogio, e, al caso, una
parolina nell'orecchio dei professori _in limine_ degli esami. Che
se uno di loro cadeva indisposto, mia moglie gli teneva un'oretta
di compagnia, gli somministrava di sua mano le medicine, il thè di
camomilla, le tazze di brodo ristretto, eccetera, eccetera. E nelle
lezioni di ballo a cui partecipavano le mie ragazze quei venti erano
i cavalieri preferiti, anche se ballavano meno bene degli altri.
Ma il meglio era nell'autunno, in villeggiatura. Sempre conducevamo
con noi, verso un supplemento di retta che ben s'intende, un certo
numero di convittori; le famiglie ce li lasciavano o perchè si
rinfrancassero in qualche materia, o perchè potessero godersi un po'
d'aria campestre senz'abbandonare affatto il Collegio.... Allora
era una vita patriarcale.... un'ora o un'oretta e mezzo di studio
sotto di me o sotto un professore che ci tiravamo dietro; pel resto
erano scarrozzate, e gite sul somaro, e giochi innocenti diretti
da mia moglie, che, per fortuna, non aveva più la malinconia delle
gravidanze.... Basta, in quella stagione le bimbe e i convittori si
trattavano come fratelli e sorelle. Rischi seri non ce n'erano, coi
piccoli per un conto, coi grandi per un altro, chè già erano sempre
in parecchi e si sorvegliavano a vicenda.... Però è da scommettere
che, se quei ragazzi avessero avuto l'età necessaria e fossero stati
padroni di sè, si sarebbe combinato un pajo di matrimoni ogni autunno.
La Paolina sopratutto faceva furori. Una volta erano in cinque a
starle attaccati alle gonnelle. Ma ella aveva sett'anni e il maggiore
de' suoi spasimanti ne aveva dodici!... Eh, poveri noi se non ci
fossimo agguerriti contro le illusioni! Era un lavoro di Penelope,
un continuo fare e disfare. I diciotto o venti candidati rimanevano
invariati come cifra complessiva, ma mutavano continuamente nelle
loro unità. Oggi uno era richiamato a casa per motivi domestici;
domani un secondo non pagava la retta e conveniva licenziarlo; un
terzo rivelava un pessimo carattere; in un quarto si scoprivano i
germi d'una malattia ereditaria. Pazienza! Da bravi generali, la
Rosina ed io colmavamo i vuoti con le nuove reclute. Il guajo grosso
era questo: che l'educazione del Convitto, anche per quelli che
seguivano i corsi preparatorî, non durava eterna.... Sarebbe stata una
faccenda diversa se avessi potuto aprir dei corsi superiori, dei corsi
universitari.... chè già avrebbero imparato da me quello che imparano
nei grandi istituti pubblici.... Ma in questo benedetto paese, dopo
tanti sacrifizî per conquistare la libertà, non è mai lecito di far
quello che si vuole. Così a quindici, sedici, diciassett'anni al più
i ragazzi avevano compito i loro studi nel mio Collegio. Avevo un bel
dire, nel giorno in cui essi si accommiatavano, avevo un bel dire: —
Questa è sempre la vostra casa, dovete rammentarvene, dovete tornarci
spesso, chè sarete accolti come figliuoli. — Quanti ne tornavano poi,
o, pur tornandovi, quanti non si fermavano alla prima visita? Quanti
di quelli ch'eran lontani scrivevano più d'una lettera di cerimonia?...
Eh, cari signori miei, chi non è parato ai disinganni, non si consacri
all'educazione della gioventù.
Fatta questa riflessione profonda, il cavalier Flaminî offerse
nuovamente da bere al signor Nestore e alla signora Veronica, e
poich'essi lo pregarono di dispensarli, votò da solo la boccia di vino
che, mezza colma ancora, gli stava dinanzi; ciò che rese più varia e
più colorita, sebbene meno limpida, la sua eloquenza.
In principio prevalse la nota patetica. — Pur troppo molti di quelli
che avevano avuto le maggiori cure da me e da mia moglie, che avevano
mangiato i nostri migliori bocconi, che avevano figurato in prima
lista fra i nostri generi possibili, non si degnarono nemmeno, una
volta usciti di Collegio, di darci segno di vita. Peggio, peggio
assai; alcuni dissero roba da chiodi dell'Istituto, degl'insegnanti,
della Rosina, di me; ci accusarono di aver teso loro delle trappole,
ci misero in canzonatura.... Disgraziati!... Per me chi sparla della
scuola ove fu allevato è tutt'uno con chi percuote il seno che lo
nutrì. Latte per latte, qual è il più necessario?
Lasciando insoluto il problema, il signor direttore continuò:
— Per fortuna un manipolo di veterani ci restava fedele.... Ne tenevamo
a pensione due o tre che frequentavano l'Università cittadina; altri,
ch'erano del paese, seguitavano a bazzicarci in casa la sera per
giuocare al bigliardo o per fare un po' di musica.... Una dozzina in
tutti, compreso un paio di professori del Collegio, che, in mancanza
di meglio, potevano entrar in candidatura matrimoniale anch'essi.... Di
tratto in tratto, quand'eravamo a tu per tu la Rosina ed io, si tirava
fuori il registro delle figliuole, perchè c'era un registro scritto
dalla prima all'ultima riga di pugno di mia moglie. Ella n'era tanto
gelosa; e guai se sapesse ch'io ne parlo qui!... Ma spero bene che non
mi tradiranno.... Siamo fra amici.... Sì, c'era un registro. Ognuna
delle sei ragazze aveva una specie di conto, intestato al suo nome in
bel carattere rotondo: _Luisa,_ per esempio. Sotto la intestazione,
nella colonna a sinistra i nomi e i cognomi dei giovinetti che ci
parevano poter convenirle, con la data dell'iscrizione; nella colonna
a destra, allorchè per un motivo qualunque si doveva rinunziare a uno
dei candidati, si scriveva a fronte del suo nome e cognome un'unica
parolina: _Annullato_.... Dunque con la Rosa si tirava fuori il
registro, e lo si sfogliava, così per curiosità, ripassando nella
memoria quegli _annullati_.... Quanti erano!... A guardarli mi si
stringeva il cuore come se fossi in un cimitero.... Anche adesso....
E veramente il cavalier Flaminî aveva gli occhietti lustri, non si
sa se per la commozione o pel vino. Egli vi passò su il fazzoletto, e
riprese:
— La Rosa, più positiva di me, diceva: “O non hai pensato in che
imbroglio saremmo se dovessimo contentarli tutti?„ Quest'era Vangelo;
ma che colpa ne ho io se mi son sempre considerato il padre de' miei
allievi?
Il signor direttore andava divagando; citava nomi, citava date,
raccontava aneddoti che non avevano nulla a che fare con l'argomento;
onde la signora Veronica si permise di rimetterlo in carreggiata. —
Capisco; però l'essenziale si è che lei le sue ragazze le ha accasate
tutt'e sei.
— Oh questo sì. — rispose il cavaliere rasserenandosi in viso; — e per
merito della mia idea, per merito del Convitto.... La Luisa, la prima,
è in Toscana e ha sposato un ex-convittore che ha campagne sue e mi
manda del vinetto che vorrei aver qui; due ne ho a Milano, l'Ernestina
e l'Amalia; i mariti sono in commercio; quello dell'Ernestina ha un
deposito di vermut e altri liquori, in via Monforte 15.... roba scelta
e prezzi di favore.... un bravo figliuolo, che in Collegio aveva
una gran disposizione per la chimica.... anzi glielo raccomando se
avessero da far provviste. La Maria abita a Torino; oh! quella è stata
fortunatissima. Mio genero Ettore Giorgi è nipote del proprietario
della ditta Fratelli Giorgi del fu Angelo, _Fabbrica d'olî medicinali,_
in piazza dello Statuto N. 4.... Quando Ettorino era da noi, la sua
casa ci forniva l'olio di ricino per il Convitto.... un olio che è un
nettare.... La Bianca è lontana, pur troppo.... laggiù a Napoli, ove il
suo sposo ha un posto in una redazione di giornale.... una testolina
vulcanica, fin da piccolo; appassionato per la politica.... non mi
meraviglierei di vederlo col tempo alla Camera dei deputati.... La sola
ch'è rimasta con me è la Paolina.... Non per lagnarmi, ma con tanti
aspiranti che ella aveva avuto, speravo che trovasse meglio.... Basta,
questo mio genero.... del rimanente un ottimo giovine.... non aveva
impiego, e l'ho nominato io professore nel mio Collegio; insegna la
letteratura e la bicicletta; conduce a spasso i convittori.... adesso
è con loro in una gita sui laghi.... Già io non ho maschi: prevedo
che lascierò a lui la direzione dell'Istituto.... Una volta le cose
avviate, non ci son difficoltà, e anche la croce di cavaliere, se il
ministro non mi manca di parola, mio genero l'avrà più presto che non
l'abbia avuta io.... Così va il mondo....
— E nipotini ne ha? — chiese il signor Nestore.
Il signor direttore allargò le braccia. — _Crescite et
multiplicamini_.... Ho dieci nipotine.... È la viziatura materna....
Nella mia famiglia non nascono che femmine.... Per fortuna che c'è
sempre il Collegio.
— Beato lei! — esclamarono i conjugi Ariani. Ma nella loro fisonomia
appariva un profondo sconforto. Il metodo del signor direttore non
aveva applicazione pratica per essi. Nè il Collegio-convitto Flaminî,
nè alcun altro Convitto del mondo poteva ormai fabbricare un marito per
la loro Tilde.
Anche sulla fronte del cavaliere s'era stesa una nube. Egli aveva la
vaga coscienza d'aver parlato troppo, e guardava con aria di rimprovero
la boccia vuota, come se avesse colpa lei d'esser stata bevuta.
A un tratto la signora Veronica tese l'orecchio e disse: — Mi par di
sentire la voce della signora Rosa.
Il signor direttore arrossì, raccolse in fretta gli occhiali e se
li accomodò sul naso, sforzandosi di riassumere l'aspetto grave e
cattedratico che piaceva a sua moglie.