— Misericordia! — esclamò Pomponio che aveva cominciato a tirar fuori
i libri dalle casse. — Misericordia! Quanta polvere!
E soggiunse: — Creda a me, sarebbe meglio che mi lasciasse portar tutto
quanto di là e sbrigar da me questa fattura.
Ma il professore si oppose risolutamente. Voleva che l'operazione
si compisse nel suo studio, alla sua presenza; voleva, dopo una
spolveratina sommaria, riporre i libri egli stesso in uno scaffale
pronto a riceverli.
E Pomponio, rassegnato, seguitò a tirar fuori i volumi, a sbatterli
alla meglio e a consegnarli al commendatore che, dopo averne guardato
il titolo, li metteva a posto. Le tignuole giravano per la stanza,
la polvere si spargeva nell'aria, si posava sui mobili, penetrava nei
pori, costringeva padrone e servitore a raschiarsi ogni momento la gola
e a starnutire.
— Qui poi c'è anche una tela di ragno, — notò Pomponio sollevando un
grosso _in-folio_. Era un atlante del mondo antico, di Teodoro Menke,
stampato a Gotha da Justus Perthes. Ora accadde che mentre il servo lo
palleggiava, un piccolo rettangolo di carta ingiallita uscì pian piano
dal mezzo di due pagine e andò a cadere sul pavimento.
— To', che roba è? — disse Pomponio. — Pare una lettera.
E, deposto l'atlante, si chinò per raccattarla.
Ma il professore l'aveva prevenuto e come inebetito girava e rigirava
la lettera fra le mani. Poich'era effettivamente una lettera, ed
era una lettera sua, chiusa ancora, col francobollo attaccato, con
l'indirizzo scritto di suo pugno, nella sua calligrafia grave, pesante,
di uomo nato per esser cavaliere di molti ordini e socio di molte
accademie. Del resto, una calligrafia chiara, tale da dar la sicurezza
che la lettera sarebbe giunta a destinazione.... se fosse stata
impostata.
Alla gentile signorina
Maria Lisa Altavilla
Firenze
Via dei Servi, 25 — 1.º piano.
Quel nome balzato così d'improvviso agli occhi del professore Attilio
Cernieri lo riconduceva a vent'anni indietro, faceva uscir dalle
nebbie dell'oblio l'immagine d'una giovinetta un po' magra, un po'
gracile, ma con una rara espressione di dolcezza nella bella fisonomia
intelligente. Per lei, per lei sola il suo cuore aveva battuto
una volta; per lei sola egli aveva un giorno, un'ora pensato alla
possibilità di prender moglie.... E poi?...
Il servo Pomponio, che aveva il vizio di esser curioso, s'era
avvicinato in punta di piedi al professore, e borbottava: — Come mai si
sia cacciata in quel libro?...
Cernieri si scosse, e bruscamente: — Che cosa fate qui?... Andatevene.
— Non devo continuare?
— No, per ora, no.... Andate.
— Le occorre nulla?
— Nulla.... In caso vi chiamerò.
Pomponio si ritirò a malincuore. Avrebbe pur voluto sapere che razza di
lettera fosse quella che turbava così il suo padrone.
Rimasto solo, il professore sedette sulla sua poltrona e aperse con
dita tremanti la busta che Maria Lisa Altavilla non avrebbe aperta mai
più. Ecco ciò ch'egli aveva scritto da Padova il 15 ottobre 1875:
“_Cara signorina,_
“Ho ricevuto stamane il tristissimo annunzio e non voglio tardare ad
assicurarla della parte che prendo al suo giusto dolore.
Già nel luglio scorso, quand'ebbi l'onore di trovarmi spesso a Venezia
con suo padre e con Lei, io ero testimonio delle sue trepidazioni
per quella preziosa e insidiata esistenza. Si ricorda di quella
passeggiata, per me indimenticabile, lungo il mare? Avevamo visitato
prima San Lazzaro ove il suo babbo s'era compiaciuto di porger così
benevolo ascolto alle mie spiegazioni circa alla mummia conservata
nel museo di quei Padri Mechitaristi; quindi, fattici tragittare a
Sant'Elisabetta del Lido, ci eravamo recati al nuovo Stabilimento di
bagni. Il professore, un po' stanco, si fermò nella sala in compagnia
dell'ingegnere Livorni. Noi scendemmo sulla spiaggia. La giornata
era mite; il sole, nascosto spesso fra i nuvoli, non dava noia, ed
Ella tenne chiuso quasi sempre il suo ombrellino di seta rossa. Le
piccole onde venivano a morire ai nostri piedi che lasciavano l'orma
sulla sabbia umida. Ella, intanto, mi diceva come, da un anno e più,
la salute del suo papà fosse profondamente scossa, come i vari medici
consultati avessero suggerito a caso ora questa cura ora quella
senza che nessuna potesse arrestare il deperimento che la spaventava.
Mi diceva altresì con che tenera sollecitudine quel suo diletto si
sforzasse a nasconderle ciò che soffriva, egli che non le aveva mai
nascosto nulla. Di confidenza in confidenza, Ella passò a discorrermi
della loro vita intima e casalinga, dell'accordo pieno dei loro
sentimenti e dei loro pensieri, del loro affetto reciproco suggellato
dalla sventura, perchè di una numerosa famiglia, erano rimasti loro
due soli nel mondo. Vinta dalla commozione, Ella tacque: i suoi occhi
erano pieni di lacrime. Quali parole mi salirono allora sul labbro?
Non certo tutte quelle che avevo nel cuore. Sono assai timido per mia
natura; ho, lo confesso, un grande sgomento di ciò che può distrarmi
da' miei studi, togliermi alle mie abitudini. Ma so di averle pur
fatto intendere quanta simpatia mi attirasse a Lei, signorina; so di
averle detto ch'Ella poteva fare assegnamento sopra di me in qualunque
occasione. Grazie, Ella sussurrò dolcemente. E la sua mano tremò nella
mia. Poi Ella mi pregò che ritornassimo sui nostri passi. Non parlammo
nel ritorno; ma mi pareva che le nostre anime fossero tanto vicine! Di
lì a un pajo di giorni Ella lasciò Venezia senza che ci si presentasse
più l'opportunità di trovarci a tu per tu.
Adesso, signorina, la maggiore delle disgrazie l'ha colpita; adesso è
giunto per lei il momento di mettere alla prova i suoi amici. Sarei
voluto venire io stesso a Firenze, ma devo partir fra poche ore per
Londra affine di assistere al Congresso degli Orientalisti che s'apre
in quella metropoli il 19 corrente. Dall'Inghilterra potrei forse
intraprendere un lungo lungo viaggio fuori d'Europa; ma dipenderà
da Lei ch'io lo intraprenda o no. Una sua parola avrebbe la virtù di
ricondurmi in Italia. A ogni modo io sarò a Londra per tutto l'ottobre,
e la prego di farmi aver colà una sua riga _ferma in posta._ Pensi che
sono anch'io, e da molto più tempo di Lei, solo affatto nel mondo.