La Virginia aveva licenziato la Luisa, e sola nella sua camera, seduta
davanti allo specchio, faceva la sua _toilette_ da notte. Due volte
s'era alzata per dare il chiavistello all'uscio, due volte s'era
rimessa a sedere senza porre ad effetto il suo proponimento. Aveva
sempre nell'orecchio le parole di sua madre: — Sei _sua_ moglie e devi
essere una buona moglie.
Credeva di sognare. Già da quasi tre anni, dalla nascita di Giorgetto,
una separazione di fatto era avvenuta tra lei e suo marito. Era
avvenuta quietamente, tacitamente, senza spiegazioni reciproche.
Michele era rimasto nella camera occupata durante il puerperio di
lei, ecco tutto. E ora, dopo quel ch'era successo, egli le ridomandava
l'ospitalità, e sua madre, anzichè difenderla, non sapeva dirle se non
questo: — Sei _sua_ moglie e devi essere una buona moglie.
Macchinalmente ella riappuntava alla meglio i lunghi capelli castani
che l'erano caduti, sciolti, giù per le spalle, e guardava distratta
la sua immagine nello specchio. Com'era pallida e smunta, come anche il
suo sorriso (si sforzava di sorridere) era impregnato di tristezza! Non
aveva che trentadue anni, ma l'ultimo aveva contato per dieci, e oggi
ella ne mostrava quaranta.
Rivolò col pensiero al passato, quand'era fanciulla, e cento vagheggini
le svolazzavano intorno, attratti dalla vivacità del suo spirito non
meno che dalla leggiadria del suo volto. Il mondo le pareva così bello
allora, le pareva così ricco di promesse l'avvenire. Poi s'era sposata,
con un uomo scelto, voluto da lei, nonostante le obbiezioni di suo
padre, a cui Michele Albissola non andava a genio. Ella invece non
trovava il più piccolo neo nel suo preferito. Lui piacente d'aspetto,
lui figlio e nipote di patrioti, lui esuberante di vita, d'ingegno,
d'attività. Fu sua, fu per qualche tempo pienamente felice. Non a
lungo però. Le prime nubi del suo matrimonio erano state nuvolette
di gelosia. Michele si distraeva.... Oh come le sarebbe stato facile
pagarlo di ugual moneta! Ella sdegnò questa forma di vendetta. Amava
sempre suo marito, e un fondo ereditario d'onestà la salvava dai
capricci passeggeri. Vi furono lacrime e singhiozzi, vi furono scene
coniugali a cui tennero dietro i pentimenti e le paci. Quindi, o
Michele Albissola salvasse meglio le apparenze, o in lei fosse minore
la suscettività, o le cure materne l'assorbissero tutta, fatto si è che
queste ragioni di dissidio andarono attenuandosi. Subentrarono altre,
e sotto certi rispetti, assai più gravi inquietudini. Michele s'era
slanciato a corpo morto negli affari; in breve era divenuto ricco e
influente. Ambizioso per sua natura, egli, appena i mezzi cresciuti
glielo permisero, portò addirittura una rivoluzione nella casa già
modesta e tranquilla. Riammobigliato a nuovo il quartiere, aumentate
le relazioni, sostituiti i banchetti e le veglie ufficiali ai desinari
in famiglia e ai ricevimenti di pochi amici. E palco a teatro, e
carrozza e cavalli, e _toilettes_ sfarzose per la moglie, e vestiti
eleganti pei bimbi che dovevano essere i primi dovunque andassero. Ella
predicava contro l'eccesso delle spese, contro la smania di ricevere
e di cacciarsi da per tutto; raccomandava l'economia, la previdenza,
necessarie specialmente quando vi son figliuoli. Erano parole al vento.
Suo marito le rispondeva che sapeva fare i suoi conti e proporzionare
le spese ai guadagni, e che, del resto, metteva da parte ogni anno
alcune migliaia di lire. Fors'era vero, ma ciò non bastava a quetare
le apprensioni di lei. Ella rimuginava sempre nella mente una frase
sfuggita a suo padre. — Le fortune accumulate troppo presto mi fanno
venire la pelle d'oca. — Era stato un logorarsi continuo. Ogni successo
finanziario di suo marito era per lei, anzichè una gioia, un dolore.
A qual prezzo era ottenuto? Avvezza a mettere in cima a ogni cosa
la probità, ella non reggeva all'idea che l'uomo ond'ella portava
il nome potesse arricchire con mezzi illeciti. Con l'intelligenza
aguzzata dal sospetto ne studiava gli atti, i gesti, le parole, lo
scopriva leggero, privo di scrupoli negli affari, amabilmente cinico.
E l'amore se ne andava come un liquido che svapora, e ne prendeva il
posto una freddezza invincibile, una ripugnanza crescente verso colui
che l'era stato sì caro. A sviarla per poco da questi pensieri era
sopraggiunto un gran lutto domestico. Il suo babbo era morto dopo
una settimana di malattia. Non erano trascorsi sei mesi, ella non
s'era rimessa dal colpo tremendo quando cominciò a sentir discorrere
di crisi, dei ribassi di valori, di fallimenti. Ogni giorno vedeva
Michele più preoccupato, più chiuso in sè stesso. Ella, nonostante il
raffreddamento dei loro rapporti, avrebbe voluto strappargli qualche
confidenza, esser richiesta di consiglio, d'aiuto. Egli le rispondeva,
sorridendo, che le donne non s'intendono d'affari. S'ella si dichiarava
pronta a rinunziare a questa cosa od a quella, se proponeva di ridur le
spese, egli scrollava le spalle. Erano inezie. Si sarebbero risparmiate
poche migliaia di lire e si sarebbe perduto il credito. E diceva che
non c'era da sgomentarsi, che il ciclone sarebbe passato. Lottava,
lottava con un'energia alla quale sua moglie non poteva negare un
tributo d'ammirazione. Invano. La catastrofe scoppiò terribile, quale
la Virginia, nell'ore di maggior pessimismo, non si sarebbe aspettata.
Più assai che una catastrofe economica era una catastrofe morale. Non
la minacciava la miseria, perchè la sua dote era salva; la minacciava
molto di peggio, la minacciava il disonore. Michele Albissola e altri
pezzi grossi del mondo della finanza, amministratori d'un potente
Istituto di credito, erano imputati di abusi, di malversazioni, di
violazioni di Statuto, di complicità con ragionieri e cassieri, e
venivano tutti arrestati e tradotti dinanzi alle Assise. Sulle prime la
Virginia aveva sperato che l'arresto fosse un errore, che il processo,
se si faceva, provasse luminosamente la falsità delle imputazioni.
Nelle sue visite al marito, in carcere, sotto gli occhi d'estranei,
ella sentiva che sarebbe uscita consolata se Michele le avesse detto
con alterezza: — Sono innocente! — Non glielo diceva, non osava
dirglielo; esprimeva bensì, appena seppe che la causa era deferita ai
giurati, una fiducia grande d'essere assolto. Non capiva, con tutto il
suo ingegno, che, condannato e innocente, sua moglie gli avrebbe reso
il suo affetto e la sua stima; assolto e colpevole, ella si sarebbe
ancor più alienata da lui.
E quel dibattimento, quel dibattimento interminabile, che supplizio era
stato per la Virginia! E la difesa, la splendida difesa di Maggesi,
il suo commensale di domani, che umiliazione anche quella! Il grande
avvocato non era riuscito a scalzare il solido edifizio dell'accusa;
aveva tirato in campo l'ambiente, le tentazioni, le malattie del
secolo, tutte le scuse dei cuori pervertiti e delle coscienze
corrotte.... E i giurati, forse corrotti e pervertiti essi pure,
avevano assolto....
A questo punto un vivo rossore si diffuse sul viso pallido della
Virginia. — Avresti preferito che l'avessero condannato? — le chiedeva,
in tuono di rimprovero, una voce interna. Ed ella rammentava che
in quei mesi di atroce martirio c'erano stati momenti in cui, con
freddo egoismo, ella s'era acconciata all'idea della condanna di
Michele, della temporanea disparizione di lui dalla famiglia, e non
solo senza terrore ma quasi con una compiacenza segreta s'era vista
sola al governo della casa, sola all'educazione de' suoi tre bimbi.
Avrebbe preso un quartierino ristretto, modesto, avrebbe tenuto una o
due persone di servizio al più, sarebbe vissuta lontana dai chiassi,
lontana dalla società. La Olga e Giorgetto, così piccini ancora,
sarebbero cresciuti a modo suo, e lo stesso Carlino avrebbe finito col
subire la sua influenza.... Come aveva cacciato da sè questi tristi
pensieri, come s'era vergognata di averli avuti!... E negli ultimi
giorni, come aveva invocato a qualunque costo quell'assoluzione che pur
le pareva priva d'ogni valore morale!
Ebbene, Michele era libero; e quando Dorelli era venuto ad annunziarle
il verdetto, una gran gioia le aveva inondata l'anima, un impulso
spontaneo l'aveva spinta incontro al suo sposo, al padre de' suoi
figliuoli. Perchè quella gioia era passata così presto? Perchè quel
risveglio d'affezione era durato così poco? Perchè la riassaliva un
vago sgomento della vita che stava per ricominciare con l'unico uomo
ch'ell'avesse amato? Perchè la minacciata intimità coniugale le destava
una ripulsione invincibile? Perchè l'ammonizione materna: _devi essere
una buona moglie,_ le sonava come un'amara ironia?
Una buona moglie! Non bastava per esser tale ch'ella non disgiungesse
la sua sorte da quella del marito, che fosse risoluta ad affrontare
con lui le prove che il destino poteva ancora serbarle, a offrirgli i
suoi consigli se li chiedeva, il suo danaro se ne aveva bisogno; non
bastava che avesse perdonato e dimenticato? Era proprio necessario che
consentisse a esser uno stromento di piacere, che immolasse rassegnata
il suo pudore e la sua dignità?
Ma se la sua bellezza era tramontata, se la sua gioventù era sfiorita
(e lo specchio glielo diceva senza cerimonie) che cosa Michele trovava
in lei d'attraente?... Le labbra della Virginia si contrassero come per
una nausea profonda, ed ella si coperse la faccia con le mani. Quel che
trovava?... Trovava una donna.... dopo un anno.... e prima di poter
trovarne altre più belle e più giovani.... Domani egli non avrebbe
avuto che l'imbarazzo della scelta.... Per lei dunque era sufficiente
difendersi sino a domani.
E di nuovo fece un movimento per chiudere a chiave l'uscio della sua
camera, e di nuovo ricadde sulla sedia, paralizzata, convulsa. Aveva
ella il diritto, ella, la moglie, di fornire una scusa al libertinaggio
di suo marito? Respingendolo, mortificandolo oggi con una di quelle
ferite all'amor proprio e alla vanità che sono le più difficili
a cicatrizzare, non rinunciava ella forse a esercitar ogni azione
benefica sopra di lui, non iniziava in famiglia un periodo di rancori,
di bizze, di dispetti reciproci? E il dissidio crescente fra i genitori
che conseguenze avrebbe avuto per la prole? Già Carlino, con la sua
intelligenza precoce, aveva notato da tempo la freddezza esistente fra
suo padre e sua madre, e, doloroso a dirsi, ma vero, teneva pel babbo!
Chi assicurava la Virginia che, più tardi, non accadesse lo stesso
anche della Olga e di Giorgetto, e che, se succedeva uno strappo fra
lei e Michele, ella non si vedesse schierati contro tutti e tre i suoi
figliuoli?
Ella trasalì sentendo nell'anticamera un suono di passi guardinghi e di
voci sommesse. Era Michele che parlava col fratello. Si cacciò sotto le
coperte, spense il lume, e premendo sul guanciale gli occhi e la bocca
divorò le sue lacrime.