POPOLI DELLA REPUBBLICA!

L'austriaco inoltra--Bologna è caduta: caduta dopo otto giorni sublimi

di battaglia e di sagrificî: caduta com'altri trionfa. Sia l'ultimo suo

grido di guerra e vendetta per tutti noi: chi ha core italiano lo

raccolga come un santo legato. Roma vi chiede, cittadini, uno sforzo

supremo; e lo chiede certa d'ottenerlo, perchè il sangue versato dai

suoi nella giornata del 30 gliene concede il diritto.

Colle adesioni al nostro programma, mandate quando cominciavano i dì del

pericolo, voi avete dato bella e solenne testimonianza di fede concorde

all'Italia e all'Europa. Noi vi chiamiamo a un'altra testimonianza,

quella dei fatti. Sia pronto ogni uomo a segnare col proprio sangue la

fede. Sorga ogni città, ogni borgo, ogni luogo, vindice di Bologna!

Suoni ogni campana, il tocco dell'agonia che il popolo intima

all'invasore straniero! Accendete sui vostri monti, di giogo in giogo,

simbolo della fratellanza nell'ira, i fuochi che diedero, nel dicembre

1847, il programma della nostra rivoluzione! Sventoli per ogni dove,

sulle torri, sui campanili, la rossa bandiera! Di terra in terra, di

casolare in casolare, corra un fremito di battaglia! Sappiano il nemico,

l'Italia, l'Europa, che qui, nel core della penisola, stanno tre milioni

d'uomini legati in sacramento di tremenda difesa, decisi

irrevocabilmente a combattere sin all'estremo, a sotterrarsi, anzichè

cedere, sotto le rovine della patria! E, viva Dio, nessuna potenza umana

potrà vietarci di vincere. Tre milioni di popolo sono onnipotenti quando

dicono: _Noi vogliamo_.

Italiani figli di Roma! Militi della repubblica! Questa è un'ora solenne

preparata da secoli; uno di quei momenti storici che decretano la vita o

la morte d'un popolo.

Grandi e potenti per sempre o segnati per sempre del marchio di servitù;

riconosciuti liberi e fratelli dalle nazioni o condannati alla nullità

degli obbedienti al capriccio altrui: padroni di voi medesimi, delle

vostre case, dei vostri altari, delle vostre tombe, o cosa e ludibrio

d'ogni tiranno: raccomandati alla immortalità della gloria o della

vergogna: sarete ciò che vorrete. Il giudizio di Dio e dell'Umanità

pende dalla vostra scelta.

Siate grandi. Decretate la vittoria. Il popolo la conquistava agli

Spagnuoli, ai Greci, agli Svizzeri: la conquisti all'Italia. I presidi,

i commissarî straordinari organizzino l'insurrezione: si colleghino di

provincia in provincia: traducano l'inspirazione di Roma: assumano dagli

estremi pericoli poteri eccezionali, rimedî estremi. Il capo che cede,

che s'allontana prima d'aver combattuto, che capitola, che tentenna, sia

reo dichiarato. La terra, che accoglie il nemico senza resistenza, sia

politicamente cancellata dal novero delle terre della repubblica. Chi

non combatte in un modo o nell'altro l'invasore straniero, s'abbia

l'infamia; chi, non fosse che per un istante, parteggia per esso, perda

la patria per sempre o la vita. Sia punito chi abbandona al nemico

materiali da guerra: punito chi non s'adopera a togliergli viveri,

alloggio, quiete: punito chi, potendo, non s'allontana dal terreno

ch'esso calpesta. Si stenda intorno all'esercito, che inalza bandiera

non nostra, un cerchio di fuoco o il deserto. La repubblica, mite e

generosa finora, sorga terribile nella minaccia.

Roma starà.

_21 maggio 1849._

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. II · 第 49 / 227 题