È strano che mi domandi una cosa che m'è venuta in mente tante volte
in questi giorni. Vuoi dire, se ho saputo volere almeno un momento.
NENNELE.
Forse. Sì. Almeno un momento.
TOMMY.
Difficile! Quando ho accettato ero persuaso di volerci durare.... Ma,
se mi hai visto, mi son messo subito a scrivere un biglietto per
mandarlo laggiù dove mi aspettavano a colazione. E mentre scrivevo,
sentivo una voce ironica dentro di me: Bravo. Tieni una porta
aperta. E ero stupito che la decisione non m'avesse costato più
sforzo. Mi dicevo: Al momento buono vorrò. Contavo che le cose mi
avrebbero preso. Ci sono andato. Il padrone mi ha fatto visitare tutta
la fabbrica. Bello! Un apparato di energie delicate e sicure. Poi mi
ha condotto nel suo studio e mi ha dato a scrivere due o tre
lettere.... da nulla. Nulla mi ha colpito. Nessuna fatica, nessun
disgusto.
NENNELE.
Nessun ardore.
TOMMY.
E l'indomani non sono tornato.
NENNELE.
Hai combattuto?
TOMMY.
No. Non ho mica deciso di non tornarci. Non ci sono tornato.
NENNELE.
Le cose non ti avevano preso.
TOMMY.
No.
NENNELE.
Bisogna darsi alle cose. Che conti di fare?
TOMMY.
Non voglio pensarci.
NENNELE.
Puoi comandarti di non pensare?
TOMMY.
Il pensiero è lì sempre, ma ne faccio passare degli altri davanti.
Non ho imagini profonde. Mi vedo come in uno specchio. Come vedrei una
persona indifferente. So quello che avverrà. Non farò nulla perchè
avvenga, non farò nulla perchè non avvenga. Mi abbandono alla
corrente.
NENNELE come proseguendo un suo pensiero.
Alla corrente dell'Arve, in piena.... che non dà tempo neanche di
affogare. Sbattuti ai massi ed ai tronchi....
TOMMY.
Che dici?
NENNELE.
Nulla. Mi tornano in mente delle parole di Massimo.... tu hai nominato
la corrente.... e.... Non ci badare. Cose mie.
TOMMY.
Il papà.... è informato?
NENNELE.
Non ancora.
TOMMY.
Ti è penosa eh la convivenza con mammà?
NENNELE.
Oh! Oramai.
TOMMY.
È un'incosciente. Piomberà come me, di caduta in caduta....
NENNELE.
Tu non puoi più dirne male. Te la sei alleata.
TOMMY.
Mi disprezzi tanto!
NENNELE non risponde.
TOMMY.
E non sai ancora. Se tu sapessi.... Devo dirti ogni cosa? Vuoi? Come
ai tempi d'una volta?
NENNELE.
Dimmi, sì.... Dimmi tutto. È una forza dir tutto. Quanto più ti costa
tanto più devi parlare. Chissà. Dimmi presto.... Tommy.
TOMMY.
Mi viene in mente una arietta di Metastasio: Voce dal sen fuggita....
NENNELE.
Oh miseria!
TOMMY cupo e violento.
Devo dei danari ad una donna. Capisci? Molti. Non glie li ho
cercati....
NENNELE.
Non scusarti.
TOMMY.
È vero. Bisogna dirla intera la verità. Il male ed il bene. Me li ha
offerti.... ha insistito.... perdevo, volevo rifarmi.... avrei dato
dieci anni di vita per trovare.... e li ho trovati là facili
facili. Tutto facile è stato nella mia vita. Tutto facile fino dal
principio, e continuamente, e sempre: facile il vivere, facili le
cognizioni, facili i piaceri, facili l'ossequio e la benevolenza,
facile la pietà, facili i vizi.... una cosa sola difficile.... la
volontà, ma non mi occorreva. Fino a tre mesi addietro, la volontà
per me si chiamava o consuetudine o capriccio.... il giorno che è
bisognato volere...
NENNELE.
Eri arrugginito.
TOMMY.
Oh altro che arrugginito.... Mancava la ruota, mancava il congegno.
NENNELE.
Non potrai volere neanche il male.
TOMMY.
Oh il male.... lascia fare a lui. C'è chi lo vuole per me.
NENNELE.
Quanto devi?
TOMMY.
Inutile.
NENNELE.
Se scrivessimo alla zia che è tanto ricca.
TOMMY.
Mi manderebbe una spilla da cravatta.
NENNELE.
Li domando a Massimo.
TOMMY.
Te li darebbe certo. Ma poi! Ricomincerei da capo. Tanto vale, dare il
tuffo, una volta per sempre.
NENNELE fissandolo con occhi sbarrati.
Il tuffo!
TOMMY ridendo.
Non nell'acqua, sai.... Hai creduto che parlassi d'ammazzarmi? Che!
Non siamo di quelli.
NENNELE.
No eh?
TOMMY.
Il tuffo nei milioni. Pago. Me la sposo.
NENNELE inorridita.
Tu sposi quella donna...?
TOMMY.
Promessa data. Fra otto giorni.
NENNELE.
Fra otto giorni ti giuro che non la sposerai.
TOMMY.
Chi può impedirmelo?
NENNELE.
Vedrai.
TOMMY.
Bada che se Massimo mi dice una sola parola....
NENNELE.
No....
TOMMY.
E anche ti consiglio di non dir nulla al papà. Non gioverebbe. Inutile
affliggerlo innanzi tempo. Se lo sapesse.... me ne andrei di casa
sull'attimo. Sono libero. A cose fatte.... lascieremo Ginevra.... e
lo saprà.
NENNELE.
Dove vai ora?
TOMMY.
Là.
NENNELE.
Addio, Tommy.
TOMMY.
Tu non mi rivolgerai mai più la parola eh?
NENNELE.
Non sai quello che dici! Addio, Tommy. Addio, povero Tommy.
TOMMY esce precipitoso.
SCENA QUINDICESIMA.
NENNELE poi MASSIMO.
NENNELE rimane fissa, immobile, ritta accanto alla tavola. Con
movimento incosciente batte colle dita sulla tavola. Guarda
innanzi a sé, nel vuoto.
Tutto via.... Tutto via.... tutto è andato. Finito!
Si passa ripetutamente una mano sulla testa come
carezzandosi i capelli.
Stassera.
MASSIMO.
L'ho veduto uscire. Non mi chiamavi.
NENNELE.
È vero. Perdonami.--Sai? Sposa quella donna.
MASSIMO.
Non hai potuto dissuaderlo?
NENNELE.
Non ho nemmeno tentato. Così crolla questa casa. Lo sfacelo.
MASSIMO.
Tuo fratello non è tutta la casa.
NENNELE.
Oh il resto! Mammà se ne va anch'essa per altra via. Ne ho viste oggi
delle cose. Una giornata piena d'insegnamenti.
MASSIMO.
E tuo padre?
NENNELE.
Sì. Certo.
MASSIMO.
Così retto, così buono.
NENNELE.
È vero. E vorrei mettermi in ginocchio davanti a lui, colle mani
giunte e che vedesse l'amore che gli porto. Ma ci sono dei momenti in
cui tutte le verità si affacciano nude e inesorabili. E bisogna
riconoscerle. È debole anche lui.
MASSIMO.
No.
NENNELE.
Non ha l'energia che vince le cose e domina gli animi. Tu sei più
forte di lui mille volte.
MASSIMO.
Non credo. Io ho l'energia che intraprende. Egli ha quella che
resiste. Che è la più difficile: quella che dà meno gioie.
NENNELE.
O Massimo, se tu sapessi come mi rimorde dirti queste cose. Sono così
piccole cose. Ma bisogna che tu le sappia, perchè resti tu solo a quel
poveretto.
MASSIMO.
Io solo?!
NENNELE.
Vedi? Stamattina, mi ha tolto il governo della casa, per darlo a
mammà! Mi fa sorridere, pensare che ti racconto.... Sono tanto lontana
da questo. Me lo ha tolto.... e non glie ne faccio rimprovero, ma poi,
subito è venuto quasi a scusarsi, e a dirmi piano che sorvegliassi
ancora!... Eh! Eh! Eh!
MASSIMO.
Come sei orgogliosa!
NENNELE.
O no. Lo mettevo tanto su in alto. Di lui ogni piccola ombra mi
ferisce più che le colpe degli altri. So quello che guadagna.... da
principio siamo andati giusti giusti ma poi da un mese spendiamo molto
di più.... e glie l'ho detto.... e ne ha riso. Miserie, miserie mie
pensarle e dirle, ma per lui si sgretola l'intonaco, per gli altri
cadono i grossi massi. Lo sfacelo.
MASSIMO.
Vuoi essere mia moglie, Irene?
NENNELE.
Non accetto elemosine.
MASSIMO.
Non vuoi?
NENNELE.
No.
MASSIMO.
Non puoi volermi bene?
NENNELE.
Non è questo. Non credo che tu me ne voglia.... di quello. Non credo
che tu sia disceso mai dentro l'anima mia.
MASSIMO.
Oh, fino in fondo.
NENNELE.
Sì?
MASSIMO.
Cos'è che ti ride così nel fondo della pupilla?
NENNELE.
Trovi che ride?--Ti ringrazio però, sai, Massimo.
Lunga pausa.
Stassera torni a Chamonix?
MASSIMO.
Per forza. Ho tanto da fare. Perchè me lo domandi?
NENNELE.
Per nulla. Così.
MASSIMO va verso l'uscita.
NENNELE.
Mi lasci?
MASSIMO.
Sì. Ho bisogno di scendere e di camminare.
NENNELE.
Vuoi che scenda con te?
MASSIMO.
No. Ho bisogno di essere solo.
NENNELE.
Vai via offeso?
MASSIMO.
No. Passeggio lì sotto.
Esce.
NENNELE tristamente.
Non ha capito.
_Cala la tela._
ATTO QUARTO.
La stessa scena.
SCENA UNICA.
È notte di luna. Ma questa non entra nella stanza perchè ci
sono le persiane chiuse. Lampada accesa con coprilume verde
sulla tavola di mezzo dove GIOVANNI sta scrivendo. NENNELE
entra con cautela dalla sua camera.
GIOVANNI.
Eh?!
Si volta verso l'uscio di Nennele e sta in ascolto.
NENNELE dritta rasente il muro è rimasta immobile.
GIOVANNI.
Oh.
Scuote le spalle e riprende il lavoro.
NENNELE passa in punta di piedi quanto può più lontano da suo padre,
avviata all'uscita. Giunta sull'uscio si volta e manda un
bacio a Giovanni. Fa per aprire. Il saliscendi cigola.
GIOVANNI.
Ma chi è?
S'alza.
Chi è?
Leva il coprilume.
NENNELE ha aperto ed è già scivolata di là.
GIOVANNI.
Nennele.
L'insegue, la raggiunge, la riconduce.
Che vuol dire? Che vuol dire? Dove andavi?
NENNELE ha uno scialle oscuro in testa, è agitata.
Non potevo dormire.... Volevo scendere all'aria....
GIOVANNI.
Non ti senti bene?
NENNELE.
Benissimo, sì.... Il caldo.... Non so. Avevo bisogno d'aria.
GIOVANNI.
Che hai? Che hai?
NENNELE.
Non so.... Avevo bisogno d'aria. Lasciami andare.
GIOVANNI.
Qui, qui.
La conduce presso la grande finestra. Spalanca le
persiane. Chiaro di luna nella stanza.
Siedi lì. Qui dell'aria ne hai quanto vuoi.... e fresca. Non senti
freddo?
NENNELE.
No.
GIOVANNI.
Vuoi un po' di cognac?
Le mette una mano sulla fronte, ai polsi.
Hai i polsi che ti battono. Non ti senti bene? Vuoi una tazza di
camomilla? Chiamo mammà? Chiamo Marta?
NENNELE.
No, non chiamare nessuno. Non ho bisogno di nulla. Sto bene.
GIOVANNI.
Tremi tutta.... tremi tutta....
NENNELE.
Sto bene, ti dico.... Soffocavo in camera mia.
È presa da un pianto convulso, gli getta le braccia al collo.
Oh papà!
GIOVANNI.
Che c'è? Che c'è? Mi fai paura.... Nennele! Su, Nennele.
NENNELE fra le lacrime.
Lasciami....
GIOVANNI.
Piangi, piangi, sì piangi, amore mio. Piangi, che ti farà bene. Mi
dirai poi....
NENNELE si calma, e guarda intorno un po' smarrita.
GIOVANNI.
Ti passa un po'? È nervoso. Stai lì quieta. Ti eri già messa
in letto?
NENNELE.
No. Sono stata un gran pezzo alla finestra di là.
GIOVANNI.
Stasera eri così tranquilla. A pranzo hai mangiato. Discorrevi. Quando
Massimo stava per andarsene, hai celiato sulla gita che faremo
domenica a Chamonix. Hai parlato a mammà con tanta dolcezza. Ne ero
così contento! Non ti sentivi nulla allora....
NENNELE.
Nulla.
GIOVANNI.
Ti rincresceva che non c'era Tommy a pranzo eh? Ma ho piacere che si
dia un po' di svago. Tu sai chi siano gli amici che l'hanno invitato?
NENNELE.
No.
GIOVANNI.
Degli amici, di Milano mi ha detto Mammà.
NENNELE.
Sarà.
GIOVANNI.
Non è rientrato ancora?
NENNELE.
No.
GIOVANNI.
È una così bella notte.
NENNELE sempre un po' trasognata.
Stavo alla finestra.... Lo aspettavo....
GIOVANNI.
Lo aspettavi?! Volevi parlargli?
NENNELE.
No.... Aspettavo che rientrasse.... Temevo d'incontrarlo.
GIOVANNI.
Incontrarlo?
NENNELE.
Uhm....
Fa una scossa del capo, come chi s'accorge d'aver detto una
cosa insana.
Non è questo che volevo dire.
GIOVANNI.
Hai ancora la testa un po' annebbiata.
NENNELE.
Forse.
GIOVANNI.
Sai cos'è? È il temporale dell'altra notte. Ha lasciato un'afa ieri
tutto il giorno. Anch'io me la sentivo nell'ossa.--Quando mi hai dato
la buona notte, allora sì, mi è parso di vederti degli occhi
straordinari. Così lucenti!
NENNELE.
Ora sono rimessa. Rientro in camera mia.
GIOVANNI.
Ti accompagno.
NENNELE pronta.
No.
GIOVANNI sorridendo.
Oh! Oh! Si dice un no a quel modo? A tuo padre? Guarda che tono,
madamigella! No! E io dico di sì. Andiamo.
NENNELE.
Stiamo qui allora.
GIOVANNI.
Che ci sarà in camera tua che non posso vedere? Chissà quali grossi
misteri! I nervi sono capricciosi. Vuoi allungarti?
Le accosta un seggiolone.
Metti i piedi qui. Così. E stattene quieta. Non hai voglia di parlare
eh! Ci terremo compagnia.
Va alla tavola e si mette per scrivere.
NENNELE dopo una pausa.
Che fai?
GIOVANNI.
Ho da finire un lavoro.
NENNELE.
Anche la notte?
GIOVANNI.
Bisogna.
Silenzio.
Nennele....
NENNELE.
Papà.
GIOVANNI.
Quando passavi dianzi, per uscire.... che ho domandato: Chi è?
perchè non hai risposto?
NENNELE.
Non ho sentito.
Silenzio.
Però fai male a vegliare la notte. Ti dà troppo lavoro Massimo.
GIOVANNI.
No.
NENNELE.
Oh glie lo dirò!
GIOVANNI.
Non lavoro mica per Massimo.
NENNELE.
Come?
GIOVANNI.
Mi hai colto a tradimento, bisogna confessare. È un lavoro in di più
che ho preso. Vedevo che lo stipendio non basta.... Ho trovato della
brava gente....
NENNELE.
Oh!
GIOVANNI.
Ma.... Poca cosa.
NENNELE.
Da quando?
GIOVANNI.
Un mese e mezzo. Non tutte le notti sai. E adesso ho finito, stanotte
è l'ultima. Non ho più che da ricopiare la relazione.... Per questo mi
son messo qui.... Le altre notti stavo di sotto, nello studio.
NENNELE s'alza e viene verso suo padre con le mani giunte.
GIOVANNI.
Che hai?
NENNELE.
Perdonami, papà.
GIOVANNI.
Di che? Cos'è che ti devo perdonare?
Ridendo.
Queste poche fatiche?
NENNELE.
Non è questo. Perdonami.
GIOVANNI.
Che occhi mi fai? Gli occhi di stassera quando m'hai salutato. Vieni
qui. Cos'è che ti devo perdonare? Che mi hai fatto? Tu. Dove andavi?
Perchè non hai risposto quando t'ho chiamata? Hai sentito.... Due
volte ho chiamato. Dove andavi? parla. Temevi di incontrare Tommy,
hai detto? Cos'è che non posso vedere in camera tua? Ah!
S'alza.
NENNELE.
No, no....
GIOVANNI.
Resta lì. E non ti muovere, sai?
Prende la lampada, va a chiudere a chiave la porta comune e
poi va precipitoso, in camera di Nennele.
NENNELE rimane rigida presso la tavola.
GIOVANNI torna con una lettera in mano.
Una lettera per me.
Depone la lampada.
NENNELE.
Non leggere, papà.
GIOVANNI.
Non c'è bisogno.
Getta la lettera sulla tavola.
Non sei una vagabonda, non fuggivi per andartene via per il
mondo. Fuggivi.... per....
Lunga pausa.
Tu facevi questa cosa! Tu, Nennele! Hai potuto concepire, hai potuto
accogliere questa idea mostruosa. Hai traversato questa stanza, mi hai
veduto, saresti uscita di questa casa, dove ci sono io, e saresti....
E domani io sarei andato per il mondo, urlando come un pazzo, alla
cerca della mia figliuola, o stanotte stessa t'avrebbero portata
qui.... m'avrebbero chiamato.... t'avrei vista.... là.... senza
vita.... la mia Nennele.... la mia Nennele!...
Lunga pausa.
Perchè? Perchè neh...? Perchè? Cos'è successo? Devo sapere.... devo
sapere cos'è successo.... Morire, ah! Che ti ho fatto.... io...? Che
ti hanno fatto gli altri? Cos'è che ignoro ancora della mia casa?
NENNELE.
Ero pazza.... ero pazza.... non domandare.... ero pazza.
GIOVANNI.
Dimmi cos'è che ignoro? Dimmelo. Te lo comando. Tommy?
NENNELE.
Anche. Tommy è perduto. Sposa una cattiva donna. Deve! Massimo ti
spiegherà. Io non so. L'ho saputo oggi.
GIOVANNI.
Dov'è?
NENNELE.
Là, credo.... non so.... non so.... So che è perduto senza rimedio.
GIOVANNI rimane accasciato.
NENNELE.
E io ti lasciavo quando avevi più bisogno di aiuto e di conforto,
quando eri più solo: e non pensavo a te, e tu pensavi sempre a noi, e
vivevi per noi.
GIOVANNI perseguendo un'idea.
Si disperdono. Se ne vanno, se ne vanno.
NENNELE.
E pensavo male di te, e ti giudicavo male. Sta qui colla mente. Sta
qui con me, dammi retta, sentimi, bisogna che mi confessi, bisogna che
tu sappia quello che pensavo di te. Il male che mi veniva dagli altri
era più grosso e più violento, ma quello che pensavo di te, mi mordeva
nel punto più profondo e più delicato dell'anima. Non mi pareva che tu
facessi abbastanza per noi. Capisci? Capisci? Non senti nulla di
quello che ti dico?!
GIOVANNI.
Sì, cara. Sento. Avevi ragione. Non ho fatto abbastanza per voi.
NENNELE.
Oh!
GIOVANNI.
Non qui, non ora. Qui non potevo fare altro, nè di più. E vedevo, sai,
venire le cose. Oh, quante volte! Ma non potevo fare di più. A Milano
sì. Quando eravate piccoli. Mi pareva che arricchirvi dovesse bastare.
NENNELE.
Se tu sapessi come ti vedo su in alto davanti a me! Che riposo, che
sicurezza mi dà il sentire quella tua protezione vigilante. Perchè non
si parla mai di queste cose? Perchè non ci diciamo mai tutto? Nessuno
dice mai tutto di sè. Fa così bene spalancare l'animo fino al
fondo. Nessun dolore, nessuna gioia, potranno mai vincere la dolcezza
che provo in questo momento, con te, vicino a te, conoscendo ed
adorando. Mi perdoni?
GIOVANNI.
Cara. Ti perdono e ti benedico.
Tiene la sua testa abbracciata sul petto, poi la bacia in
fronte. La lascia andare. Passeggia. Va alla finestra.
Guarda fuori.
Che bella notte! Vieni qui. Non hai freddo?
NENNELE.
No.
GIOVANNI.
Hai detto un no, come lo dicevi da bambina, lungo lungo, con tante
vocali. Nooo. Sei poco mutata! Ti rivedo ancora colla faccia....
Si interrompe per guardar fuori fisso. Poi ripiglia.
colla faccia d'allora. Sei dimagrata. Eri tanto bella!
NENNELE.
Non si dice questo!
GIOVANNI.
Tutti si voltavano per....
Torna a guardare.
NENNELE.
Ma che hai? È la seconda volta che ti interrompi. Che guardi?
GIOVANNI.
M'era parso di vedere un uomo là sotto gli alberi. Mi sarò ingannato.
Tra la luna e le frasche.
NENNELE.
C'è. C'è qualcuno.
GIOVANNI.
Lo vedi?
NENNELE.
Ora sta fermo. È nell'ombra. No.
Guarda ancora, malinconica.
No, no.
GIOVANNI.
Lo dici con tristezza. Ti rincresce che non ci sia nessuno? Chi
credevi?
NENNELE.
Ma pensa! Chi vuoi?...
GIOVANNI.
Tommy, credevi?
NENNELE.
No. Nessuno.
GIOVANNI.
Tu non avrai più i cattivi pensieri?
NENNELE.
Oh, no. Mai.
GIOVANNI.
Non penserai più a lasciarmi? Lasciarmi dovrai pure un giorno.
Bisogna sperarlo. Avevo sperato....
NENNELE lo afferra per un braccio.
C'è. Eccolo. S'è avvicinato all'ombra della siepe.... per sentirci.
Lo vedi?
GIOVANNI.
Dove?
NENNELE.
Là dietro il cespuglio. Guarda l'ombra che ne getta la luna. Vedi?
Con esaltazione gioconda.
È rimasto. Vegliava. È rimasto per me, ha capito.
GIOVANNI.
Che dici? Chi è?
NENNELE.
Vuoi che lo chiami? Massimo! vieni.
_Cala la tela._
FINE.