TOMMY.

L'avevo quando ero ricco.

MASSIMO.

Ma guarda! Così, se non c'eri tu e se non fossero i tuoi simili,

questo povero mondo....--Ma la bellezza è in noi. E ce n'è più in me

che in te, e più intera, e più schietta. A me quel lago dà una

sensazione di bellezza a qualunque ora ed in qualunque condizione mi

trovi. A te per goderne, occorre di aver dormito in un buon letto, di

essere ben vestito, seduto in poltrona con un sigaro in bocca. La tua

bellezza la fanno dunque in gran parte il materassaio, il sarto, il

negoziante di mobili e lo spaccio dei tabacchi.

A Nennele.

Credi a me. Tornaci.

TOMMY con violenza.

Non voglio.

NENNELE.

Tommy!

TOMMY a Massimo.

È ora di finirla con l'Arcadia edificante che hai cercato di

introdurre in casa nostra. Che mia sorella lavori, se trova, nulla di

meglio. Io pure cerco di lavorare. Non sorridere perchè me ne sono

venuto via dalle tue imprese. Un famoso impiego mi avevi

dato. Assistere gli operai che perforano una montagna coperta di

ghiaccio. Una via spedita per mandarmi al creatore. Fuori gelo serrato

e dentro l'Africa tenebrosa.

MASSIMO.

Io ci duro da un anno.

TOMMY.

Tu, tu! E novanta lire il mese.

MASSIMO.

Colla tavola e l'alloggio in casa mia. Dovevo pagare un altro

assistente che assistesse te e ti insegnasse il mestiere!

TOMMY.

Un fumo umido e spesso.... Uomini ignudi e sudati! Cose da vignette di

giornale illustrato. In capo a dieci giorni avevo consumato tre

vestiti.

MASSIMO.

O già se ti vestivi di bianco!

TOMMY.

Dovevo anche rinnovare la guardaroba? Bell'affare.

Torna a sedere presso la finestra.

Per lei e per me voglio un lavoro conforme....

MASSIMO.

A che cosa?

TOMMY.

Alle nostre attitudini.

MASSIMO.

Tu l'hai bell'e trovato. Una pipa inglese, del buon tabacco inglese,

una seggiola presso la finestra e sei a posto.

NENNELE.

Non ti permetto di parlare così a mio fratello.

MASSIMO.

Il papà è di sotto, eh?

NENNELE.

Sì.

MASSIMO.

Vado a salutarlo.

S'avvia. Sull'uscio si imbatte in Marta che accompagna un

piccolo groom elegantissimo il quale tiene in mano una

lettera. Marta esce subito. Il groom dice qualche parola

che non si sente a Massimo.

MASSIMO.

Che? Il signor Rosani figlio? Eccolo là. Guarda, Tommaso. Qui c'è del

lavoro per te.

TOMMY accorre, prende il biglietto e lo legge.

MASSIMO.

Ah, Irene.

NENNELE.

Ti ho già detto che mi chiamo Nennele.

MASSIMO.

Scusa: il tuo nome è Irene, come quello di tuo fratello è Tommaso. Io

non ci ho colpa, ma è così e non mi riesce di chiamarvi altrimenti.

Detesto i vezzeggiativi. Volevo dirti che in quel canestro ci sono sei

trote dell'Arve, pescate stanotte a Chamonix, squisite. Faccio

colazione con voi.

Via.

SCENA SESTA.

TOMMY, NENNELE, il GROOM, poi MARTA.

TOMMY ha letto il biglietto ed è andato alla tavola a scrivere.

Straccia un primo foglio, ne ricomincia un altro, con

movimenti del capo che esprimono contrasto interno di

sentimenti. Nennele intanto ha preso il canestro. Chiama

dalla comune.

Marta.

Guarda il groom con aria diffidente.

MARTA entra. È una contadina vestita molto umilmente.

NENNELE.

Prendi. Sono delle trote per la colazione.

Marta esce col canestro.

TOMMY ha finito di scrivere e chiama il groom.

Vieni qui.

Lo conduce presso la finestra, gli parla sottovoce, quello

gli risponde allo stesso modo.

NENNELE s'avvia per uscire a destra.

TOMMY.

Stai pure, sai.

NENNELE.

No, caro, non sono curiosa.

TOMMY.

È fatto.

Dà il biglietto al groom.

Va.

A Nennele.

Io non ci sono poi a colazione. Non voglio trovarmi col signor

Precettore.

NENNELE incredula.

Sì.

TOMMY.

D'altronde m'è capitato un invito, in buon punto.

Silenzio.

NENNELE.

Bada che sono le undici, se vuoi andarti a vestire.

TOMMY.

Aspetto che rientri mammà. Ho da parlarle.

NENNELE.

Tu? Miracolo.

TOMMY.

Il mio invito è per l'una. E ci vado quale mi trovo. Un _déjeuner_

d'uomini.

Nennele tace.

TOMMY.

Non credi?

NENNELE.

No. Non credo.

TOMMY.

E va bene!

S'avvia verso la destra.

NENNELE.

Tommy. Stiamo uniti noi due. Stiamo uniti noi due. Ho tanto bisogno

che tu sia con me. Mi sento così abbandonata! Così disarmata!

TOMMY.

Che c'è adesso? Che hai?

NENNELE.

Non lo so. A Milano, la rovina, benchè improvvisa, non mi aveva nè

abbattuta nè scoraggita. E sì che imaginavo la miseria, te lo ricordi?

La miseria non è venuta. Delle privazioni gravi, non mi pare che ne

facciamo nessuno. Forse è questo. Non so, non so. Tutto l'insieme

della nostra vita, mi ha un'aria sospetta! Mi pare che nessuno è al

suo posto. Mi pare che il papà non comanda come dovrebbe.... Mammà....

lo vedi! Tu, tu che a Milano mi piacevi tanto....

TOMMY.

Sono diverso?

NENNELE.

No. Ed è ben questo. Non sei diverso. E qui, in questa casa, con

questa vita.... non va più. Sento qualche cosa che si sconsacra. Non

ti so dire.

TOMMY.

Prenderò a modello Massimo.

NENNELE si trova vicina alla tavola.

Che puzza!

Prende la busta del biglietto portato dal groom e la butta

in terra.

TOMMY.

Ohe là!

NENNELE.

È la busta soltanto.... non temere! Ecco mammà!

Va correndo verso l'uscio della sua camera.

I tuoi commensali non sanno di buono.

Via.

SCENA SETTIMA.

TOMMY, GIULIA depone entrando una cassetta da pittore.

GIULIA.

Un'altra volta mi fate il piacere di non accogliere a risate i miei

amici quando hanno la compiacenza di rendermi un servizio.

TOMMY.

Gli ho domandato scusa.

GIULIA.

Me l'ha detto, ma non ha capito nulla ed è tornato tutto confuso.--Che

buon profumo! M'hai preso la mia boccetta.

TOMMY.

Mammà, non dirlo. Ti fai torto.

GIULIA.

Perchè?

TOMMY.

Ti assicuro che ti fai torto....

GIULIA.

Ah!

Capisce.

Ho visto uscire il groom. Sì.

TOMMY.

Ma che groom!

GIULIA.

Sì che non lo si conosce! È la più bella livrea di Ginevra e dintorni.

Vuoi vedere?

Apre la cassetta dove c'è lo studio.

TOMMY.

Che cosa?

GIULIA.

Il mio studio di stamani. L'ho buttato giù di getto. Ero

invasata. Quell'Helmer Strile è un grande maestro. L'altro, il

vecchio, non conta, ha una tecnica discreta, ma davanti al vero vede

solamente quello che c'è. Non penetra, non sa estrarre.

Mostrando la sua pittura.

Guardami quel cielo, di' tu se l'aria non trema. Pensare che a Milano

dipingevo come un'educanda! Non sono ancora della forza di Helmer, no,

ma sento di poterci arrivare. Me l'ha assicurato lui. Figurati che

voleva portarselo via questo studio. Mi ha detto una parola grande!

Voi datate da oggi, mi ha detto: perchè cominciate a rendere

l'occulto. Ha delle espressioni! Dice che la pittura è la penetrazione

dell'occulto, che non si rivolge ai sensi ma alle anime. Infatti egli

trasfigura. I suoi paesaggi volano. Tutte le cose hanno le ali.

TOMMY.

Fermati.--Mi puoi dare cento lire?

GIULIA.

Che dici?

TOMMY.

Se mi puoi dare cento lire. Sul serio, mi occorrono.

GIULIA.

Ma non le ho. Quei pochi risparmi se ne sono andati. Non per me, sai.

La sola tassa di buon ingresso al circolo artistico mi costa 180 lire.

Avrei potuto domandarle a tuo padre, perchè in fin dei conti non ci

sono entrata per mio gusto. È stato per farmi conoscere. Ho anche

dovuto comprare un quadro.

TOMMY.

Un quadro?

GIULIA.

Sicuro. Il direttore dell'_Art-Roman_ ha la mania di dipingere. Dei

cerotti! Ma se volevo ingraziarmi quella rivista che va per le mani di

tutti i forestieri, bisognava passare di lì. Non saranno gli Svizzeri

già ad arricchirmi colla pittura. Ma tu? Le tue dodici mila lire?

TOMMY.

Ho perduto ieri sera l'ultimo migliaio. M'ero tenuto a galla fin'ora,

ma ieri sera è stata una tale disdetta....

GIULIA.

Dove? dove? In casa dell'Orloff?

TOMMY.

E già. Dove vuoi che sia?

GIULIA.

È proprio russa?

TOMMY.

Sicuro.

GIULIA.

E ha proprio avuto un marito?

TOMMY.

Che domanda!

GIULIA.

Che età avrà?

TOMMY.

Trentadue anni.

GIULIA.

Dicono quarantacinque. Dicono che ne cerchi un altro dei mariti.

TOMMY.

Sono i discorsi del Circolo?

GIULIA.

Fai male a giocare.

TOMMY.

È la sola maniera pulita per un uomo come me di rifarsi uno stato. Mi

costa, sai, insistere. Dammi quelle cento lire.

GIULIA.

Non le ho, ti dico. Forse domani.

TOMMY.

Perchè domani e non oggi?

GIULIA.

Ci sarebbe un'occasione, ma tuo padre non vorrà e neanche Nennele

poichè è lei che comanda in questa casa.

TOMMY.

Che c'entra Nennele? Quale occasione?

GIULIA.

Stassera c'è concerto al Circolo per inaugurare la piccola Esposizione

estiva. Io ho mandato una dozzina di studi. Helmer Strile ha tanto

insistito che andassi anche al concerto. Mi vorrebbe presentare al

Goupil, il famoso negoziante parigino che è qui di passata....

TOMMY.

È pazzo.

GIULIA.

Infatti gli ho detto di no. Peccato, perchè Helmer assicura di farmi

vendere tutti i miei studi.

TOMMY.

Chiacchiere.

GIULIA.

Non so vedere che male ci sarebbe.

TOMMY.

Andresti col papà?

GIULIA.

Oh pover'uomo, la sera è stanco.

TOMMY.

Allora niente.

GIULIA.

Hai perduto sulla parola?

TOMMY.

Che? Non devo un soldo. Ma oggi mi sento in vena.

GIULIA.

Ci torni?

TOMMY.

Sono là a colazione.

GIULIA.

Gioca anche lei l'Orloff?

TOMMY.

Mai. Le spiace anzi.

GIULIA per ingraziarsi Tommy.

Che figura interessante! Si direbbe una madonna di Mastro Luca. La

mattina passa spesso di qui guidando due ponney. Ha un'aria misteriosa

ed estatica. TOMMY.

Mi aggiri per avermi alleato.--Come è basso quello che stiamo pensando

e facendo tu ed io!

GIULIA.

Perchè basso?

TOMMY.

Non lo capisci? Vuol dire che sei migliore di me, perchè io lo capisco

e....

Stende la mano.

Cinquanta, là.

GIULIA.

Come se il Circolo non fosse un luogo per bene! Ci va tutta la colonia

forestiera. Helmer aveva proposto di venirmi a pigliare e di

ricondurmi. Ma questo non mi va. Non che ci sia male; ma in certe

cose io sono riguardosa all'eccesso. Verrebbe il vecchio.

TOMMY.

A che ora il concerto?

GIULIA.

Dalle nove alla mezzanotte. Oh ci ho bell'e rinunziato! Lo dirò a tuo

padre, per non avermi poi a rimproverare l'occasione perduta. Ma senza

insistere. Quanto ai danari....

Leva di tasca il portamonete.

Ti do due marenghi.

TOMMY.

E tre lire per la carrozza; non posso arrivare là impolverato.

GIULIA gli dà le tre lire.

Prendi.

TOMMY.

Grazie.

GIULIA.

Ma se guadagni faremo a metà.

TOMMY.

Va bene.

SCENA OTTAVA.

MASSIMO e detti.

MASSIMO.

Tommaso....

A Giulia.

Oh come va Zia?

GIULIA.

L'uomo selvaggio, è disceso dai monti.

MASSIMO.

Abbiamo parlato dei fatti tuoi ora col papà. Mi ha detto che ti secchi

a non far nulla.

TOMMY.

Sfido!

MASSIMO.

Meglio. Ho un'idea.

TOMMY.

Me la dirai più tardi, ora....

MASSIMO.

No, bisogna che te la dica subito. Se ti va, cerco di combinare oggi

stesso. Riparto stassera. Io ho un amico qui in Ginevra che è il

padrone di una grande segheria a vapore. So che sta cercando un

segretario.

TOMMY.

Grazie, no.

GIULIA.

Segretario d'uno spaccalegna!

MASSIMO.

Ma che spaccalegna!

GIULIA.

Segare, spaccare.

MASSIMO.

E cos'è Tommaso? Un principe di casa d'Austria?

TOMMY.

Conosco le tue ragioni, le ho già lette stampate, ma non ho tempo di

discuterle ora. Sono aspettato a _déjeuner_.

MASSIMO.

Ah! Era un invito il biglietto di quel scimiotto?

GIULIA.

Scimiotto! Se ti sentissero! Il groom dell'Orloff.

MASSIMO.

Dell'Orloff?

A Tommy.

Sei invitato a colazione da quella sgualdrina?

TOMMY.

Massimo!

MASSIMO.

Per dire la parola pulita. E ci vai?

TOMMY.

Certo.

S'avvia.

MASSIMO lo ghermisce per un braccio.

Stai qui. Zia, fammi il piacere di andar di là un momento.

A Tommy che si divincola.

Guarda che ti strappi il vestito.

TOMMY.

Lasciami.

MASSIMO.

Ma sì. Tanto non esci finchè non voglio. Zia.

GIULIA.

Non far scene, da bravo, non far scene! Dio!

MASSIMO.

Ti prego di lasciarci soli. Ho da dire delle cose che egli solo può

sentire.

GIULIA a Tommy.

Vado a parlare a tuo padre.

Via dalla comune.

SCENA NONA.

MASSIMO e TOMMY.

MASSIMO.

E subito ti domando scusa della mia violenza; ma è stato più forte di

me. Sai chi è l'Orloff? Non rispondi. Te lo dico io. È una donna che

fu già soggetta alla sorveglianza della polizia.

TOMMY.

Della polizia internazionale politica.

MASSIMO.

No. Questo lo dice lei.... calunniando i nichilisti, perchè la voce

era corsa e bisognava trovare un ripiego. Il preteso signor

Orloff....

TOMMY.

Perchè preteso? Era suo marito.

MASSIMO.

Sicuro. E degno marito. Soltanto non si chiamava Orloff, ma Borkì.

Orloff è il nome di una terra. Il signor Borkì aveva tenuto in Odessa

una casa equivoca. Arricchitosi, stimò bene di cambiar ditta. Quando

morì quattro anni or sono, lasciando centomila lire alla chiesa russa

di Ginevra, i giornali di Odessa ne raccontarono la vita ed i

miracoli. Lo sapevi?

TOMMY.

Ti avverto che fai proprio quello che occorre per indurmi ad andarci

caso mai mi fosse rimasto qualche dubbio.

MASSIMO.

Già. Questo è il rifugio dei poltroni consapevoli. Vogliono poter dire

che il male l'hanno fatto per ripicco.

TOMMY.

Se per dugento e cinquanta lire il mese che dai a nostro padre, il

quale te le ripaga di sacrosanto lavoro, tu credi di poter

spadroneggiare qui dentro!

MASSIMO.

Do a tuo padre, quello che avrei dato a chiunque altro. Non sono un

benefattore: posso dunque parlare. E se lo fossi, parlerei lo stesso,

perchè disprezzo le vostre delicatezze astinenti. Non si tratta di

tirannia, benchè occorrendo mi sentirei di chiuderti a forza in una

camera, coi tuoi ventisette anni e di non lasciartene uscire.

TOMMY.

Con qual diritto?

MASSIMO.

Col diritto che mi danno due braccia più robuste delle tue al servizio

di una testa più sana. Se ti vedessi in procinto di tirarti una

pistolettata, tutti mi riconoscerebbero il diritto di strapparti la

pistola di mano anche a costo di fare a legnate. Le tue relazioni con

quella signora, sarebbero a te ed agli altri più nocive che un colpo

di revolver. E ti disarmo.

TOMMY.

Ho conosciuto quella signora due anni fa, quando venni a Ginevra per

la gara del Tennis. Una riunione a invito sceltissima. Essa stava in

prima fila circondata dal fiore della gioventù sportiva.

MASSIMO.

Non del paese. La folla cosmopolita.

TOMMY.

L'ho riveduta tre mesi or sono. Le sue maniere sono di gran dama. Il

suo nome figura a capo di tutte le opere benefiche. La sua casa è un

modello di eleganza correttissima. Vi si giuoca, perchè il giuoco,

fra la gente per bene, esprime quel distacco dal denaro che è il segno

degli uomini superiori. Tu queste cose non le puoi intendere. Essa non

gioca. Lascia fare per compiacenza, perchè ama aver gente in casa. E

ti so dire che ci ho incontrato della gente a cui faresti tanto di

cappello.

MASSIMO.

No, no, no! Tanto di cappello non lo faccio a nessuno. A cui renderei

il saluto, può darsi. Ma gente ricca. I ricchi che la frequentano sono

degli imbecilli e nulla più. Ma uno povero che ci bazzichi non può

essere che un cattivo soggetto.

TOMMY.

Sei severo per i poveri!

MASSIMO.

Perchè li stimo di più. Credi che ti conoscerei se tu fossi ancora

milionario? Vi ho cercati mai per l'addietro, te ed i tuoi? Che

m'importa la parentela? Non sento la voce del sangue, o la sento

soltanto quando parla in una piena comunanza di lotte, di sofferenze e

di vittorie. Ah! Tre mesi fa, quando ti ho veduto giovane,

intelligente e ricondotto alla legge comune del bisogno, quali

speranze ho concepito di te! Se tu fossi nato povero, saresti riuscito

un tale brav'uomo. Se tu sapessi cosa stai per gettar via. Vieni qui,

che ti ripigli. Lasciamo le parole aspre. Non ti parlo di dovere, ti

parlo di felicità. Ma credi che ci sia paragone fra quello che ho

goduto io della vita e quello che hai goduto tu? Ma soltanto la gioia

di volere! E vincere! Altro che le gare del Tennis! Il vostro mondo è

un guscio di noce. La vostra gaiezza sta in una bottiglia di

champagne. Credi di aver riso mai tu? Di quel ridere che fa buon

sangue e scarica il cervello come uno sternuto? Voi sorridete e

deridete: ecco tutto. La vostra giocondità esce di piccola vena. La

prosperità non vi rallegra, l'avversità vi atterra. Non ridete che

della gente simile a voi. Dei dissimili, oggi non ridete più perchè vi

fanno paura. Noi ridiamo di noi, di voi, delle vicende prospere e

delle avverse. Voi schiumate la pentola: il buon brodo sta in

fondo. Vede più cose un merciaiolo ambulante nel giro della sua

provincia, che voi nel giro della terra. Vi lagnate di che tutti i

paesi si somigliano, e non vi accorgete che tutti gli uomini sono

differenti.

TOMMY.

Sì, la canzonatura della ricchezza!

MASSIMO.

Ma guardala lì fuori, la ricchezza. È lì, fuori della finestra. Sono

quei prati, quei boschi, quel lago e quei vigneti. La ricchezza è

delle cose.

TOMMY.

Ma intanto ti affanni a conquistarla.

MASSIMO.

Cerco di bastare a me stesso. La legge della vita è di non campare a

spese altrui. Nè dei vivi, nè dei morti.

Pausa.

Perchè vai in quella casa? Rispondimi colla stessa buona fede con cui

te lo domando. Non vorrei più trattenerti a forza. Ti lascio

liberissimo. Perchè ci vai? Non sei innamorato di quella donna?

TOMMY.

Chi lo sa?

MASSIMO.

Dimmelo in faccia.... senza ridere.

TOMMY.

Ci vado per cercar fortuna. Ecco.

MASSIMO.

Al gioco? Al gioco.... che.... esprime, il distacco del danaro....

come hai detto un momento fa? Ah! che è il segno degli uomini

superiori.

TOMMY.

Non parlavo di me.

MASSIMO.

Si capisce.

TOMMY.

Se tu credi ch'io non mi disprezzi!

MASSIMO.

E io!

TOMMY.

Ma non mi sono fatto da me, quello che sono.

MASSIMO.

Puoi rifarti.

TOMMY.

Non so volere.

MASSIMO.

Appoggiati a qualcheduno che voglia in tua vece.

TOMMY.

A te, per esempio?

MASSIMO.

Io so infatti.

TOMMY.

Non c'intendiamo.

MASSIMO.

A tua sorella.

TOMMY.

A Nennele? Tu hai tanta stima di Nennele?

MASSIMO.

Credo di sì.

TOMMY.

Curiosa!

MASSIMO.

Molta stima e molta pietà.

TOMMY.

Perchè pietà?

MASSIMO.

Perchè le tue relazioni, non le gioveranno al certo. E potrebbero

impedirle qualche buon collocamento.

TOMMY.

Ah, ah, ah, il movente! Volevo ben dire, tanto zelo per la mia salute

morale!

MASSIMO.

Quando io avessi in animo di sposare tua sorella.... se anche tu fossi

patentato e bollato per la più fetida canaglia della terra, me la

sposerei ad ogni modo.

TOMMY.

Se ti volesse.

MASSIMO.

Oh già!

TOMMY.

E se non ti volesse? Eh?! Se non ti volesse? Che figura ci farebbe la

tua volontà? Di'. Se non ti volesse?! E non ti vorrà! Siamo di una

razza diversa! Addio.

MASSIMO lo prende a braccetto, ironico.

Dicono che l'Orloff sia alla ricerca di un secondo marito. Dovresti

farti avanti.

TOMMY.

Guarda. È un'idea.

Vede entrare Nennele.

Nennele.

SCENA DECIMA.

NENNELE e detti.

NENNELE viene dalla sua camera.

MASSIMO.

Trattieni tuo fratello che va a perdersi. Io ho fatto quello che ho

potuto.

NENNELE.

Anch'io.

TOMMY.

Tu?

NENNELE.

So dove vai. Bel merito. Passa qui sotto tutte le mattine, col suo

paggetto. Non so chi sia. Ma non dev'essere una gran cosa, se non hai

osato dirmi che l'invito ti veniva da lei. Hai sentito il bisogno di

mentire per sviarmi.

SCENA UNDICESIMA.

Detti, GIULIA e GIOVANNI.

GIULIA entra dal fondo.

Nennele, prepara la tua più bella toeletta. Stassera ti conduco al

concerto del Circolo.

NENNELE.

Io!

TOMMY.

Che?

GIULIA.

Non mi era venuto in mente. È stato vostro padre a pensarci. Non mi

pareva bello andar sola. Tommy non è compagnia che basti. Mentre

invece sotto la salvaguardia d'una signorina.... E ha ragione.

TOMMY.

Nennele non ci andrà.

GIOVANNI.

Come dici?

TOMMY.

Ti domando scusa, ma tu non conosci....

GIOVANNI.

Che cosa? Spiegati.

TOMMY.

Quella non è una società....

GIULIA.

Non è una società rispettabile?

A Giovanni.

Domanda a Max che conosce Ginevra da anni.

TOMMY.

Non ho detto....

GIULIA.

Domanda a Max, domanda a Max.

A Massimo.

Di' tu.

MASSIMO.

Ah già. Sono io Max. Non mi ricordo mai che tu mi poetizzi a quel

modo. È una società allegra e rispettabilissima.

GIULIA a Giovanni.

Vedi?

A Tommy.

Tu poi....

TOMMY.

Io parlo di Nennele.

NENNELE.

Di me sola?

TOMMY.

E non è questione della società.

A Giovanni.

Se tu hai permesso che mammà ci entrasse, è segno....

GIOVANNI.

Non ho permesso. Me l'ha detto a cose fatte. Mi ha detto che non

costava un soldo, che bisognava, per poter smerciare le sue pitture.

TOMMY.

Infatti, mammà è un'artista. Ci si è messa con ardore.... produce....

NENNELE.

Tu parli così!

TOMMY.

E la frequentazione degli artisti può giovarle a farsi strada. Ma

Nennele!

NENNELE.

Se può mammà, posso anch'io. Non vedo che ci sia differenza. O è male

andarci e

A Tommy.

ti saresti opposto anche per lei.... o non è male, e l'accompagno.

MASSIMO.

Approvo. Approvo.

TOMMY a Nennele.

Sai benissimo....

GIOVANNI.

Che sa Nennele?... Ho da saperlo anch'io. Non ammetto reticenze.

Fuori.

TOMMY.

Voglio dire che la nostra condizione....

GIULIA.

La nostra condizione c'è anche per te.... e tu frequenti il bel mondo.

E quale!

GIOVANNI stupito.

Tommy!?

GIULIA.

Non va oggi a colazione dalla signora Orloff?

GIOVANNI.

Chi è?

GIULIA.

È una bella....

GIOVANNI.

Non domando a te!

A Massimo e Tommy.

Chi è questa signora Orloff?

Silenzio.

Non rispondete.... nessuno? Sarò il solo in casa mia che ignora.

NENNELE con grande impeto.

Oh papà. Devi guardare.... devi guardare.

GIULIA.

Parla con rispetto....

GIOVANNI.

Che vuoi che veda dal mio guscio? Sono là dalla mattina alla

sera.... e ancora....

NENNELE.

Devi uscirne, devi comandare. Non vedi? Tutto si dissolve in questa

casa.

GIULIA.

Ma che è? Ma che si dissolve? Ma si può dire!?

GIOVANNI.

Sta zitta.

GIULIA.

Si viveva tranquilli.... io lavoro.... si dissolve!

GIOVANNI.

Sta zitta.

TOMMY a Massimo.

Sei contento eh!

MASSIMO.

Oh tanto!

NENNELE.

Comandare.... comandare, Che importa il danaro! Farò la serva se

occorre.... Ma tu, ma tu, la tua mano ci vuole. Ci vuole qui. Ci

voleva a Milano.

TOMMY.

Nennele!

GIOVANNI.

Lasciala. Ha ragione. Ti ricordi, Massimo, quello che ti dicevo a

Milano? Un bue da lavoro e nulla più. Li ho rovinati.... e non ho

saputo armarli per la rovina....

NENNELE.

Papà....

GIULIA a Tommy.

Ecco. Ecco.... bel profitto!

GIOVANNI.

Te lo dicevo, Massimo.... sono un cattivo padre....

NENNELE.

No, no, no....

GIOVANNI.

E dovevi esser tu a rimproverarmelo....

NENNELE avvinghiandosi a lui.

No, no.... perdonami. No, perdonami....

TOMMY a Massimo.

Oggi mi condurrai dal tuo amico. Accetto l'impiego.

GIULIA a Tommy e Massimo.

Quella là per fare le cose grosse!

GIOVANNI carezzevole a Nennele.

Sì, cara.... sì, cara, mi vuoi bene, lo so.... mi

proverò.... vedrai.... lasciami.... adesso.... lasciami.... c'è

dell'altro ancora.... voglio.... sapere.... ogni cosa.... bisogna che

Tommy....

MASSIMO.

Tommaso.... ha rinunziato al bel mondo, come dice tua moglie. Ti

spiegherò poi. Quanto al Circolo....

GIULIA.

Ma chi ci pensa nemmeno al Circolo? Sì che ho voglia di divertirmi!

GIOVANNI.

Perchè Tommy non voleva che Nennele...?

MASSIMO.

Aveva ragione.... quando parlava delle condizioni in cui

siete. Nennele cerca delle lezioni e quando venissero a sapere che si

diverte.... le sarebbe poi difficile trovarne.

Marta appare dal fondo.

NENNELE pronta, a Marta.

Vieni per apparecchiare? Basto io. Va.

Prende dalla credenza la tovaglia.

GIOVANNI a Massimo.

Oggi discorreremo a lungo con te.

MASSIMO.

Quanto vorrai.

GIOVANNI va a sedere pensieroso presso la finestra.

MASSIMO a Nennele.

Posso aiutarti?

NENNELE.

Se vuoi.

Apparecchiano in due.

GIULIA a Tommy.

Adesso bisogna che scriva un biglietto.

TOMMY.

Io pure. Ma.... chi lo porta? Bisognerebbe subito.

GIULIA.

Penso io.

Va in camera sua.

TOMMY si mette a scrivere al tavolino.

NENNELE a Massimo.

Domani ripiglio le lezioni.

MASSIMO.

A te credo.

NENNELE.

E agli altri?

MASSIMO.

Troppo bello. Quando il tempo s'aggiusta in fretta....

_Cala la tela_.

ATTO TERZO.

La stessa scena del secondo.

SCENA PRIMA.

GIULIA poi NENNELE.

GIULIA sull'uscio di Nennele.

Nennele.

VOCE DI NENNELE.

Mammà.

GIULIA.

Dammi la chiave del tavolino.

NENNELE entra

Quale tavolino?

GIULIA indica quello appoggiato alla parete.

Quello.

NENNELE.

Per farne che?

GIULIA.

Dammela.

NENNELE.

Scusa. Per farne?

GIULIA.

Per pigliar del danaro.

NENNELE.

C'è qualche conto da pagare? Sono qui.

GIULIA.

Nessun conto. Per me. Devo darti causa di scienza?

NENNELE.

No certo. Puoi domandare quello che vuoi al papà e io non ho da

saperne nulla. Ma quelli sono per la casa, li ho in custodia e restano

per la casa.

GIULIA.

Sei tu la padrona qui dentro?

NENNELE.

No. E appunto per questo non posso disporre di ciò che non mi

appartiene.

GIULIA.

Se te ne domandasse Tommy!

NENNELE.

Glie ne ho offerti otto giorni fa.

GIULIA.

Dico bene!

NENNELE.

Ma non glie ne offrirei più oggi. Ho rimproverato ad altri la

debolezza. Non voglio esser debole io.

GIULIA.

Come le foglie · 第 2 / 4 段