NOTE:

[1] (_Gli avvenimenti di Sicilia._ R. Sandron. Palermo 1894, pag. 505 a

808).

[2] La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un passo

gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone, nel

1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal solo Gladstone nel

1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria inglese sono da leggere vari

eccellenti articoli pubblicati dal Prof. Ricca Salerno nella _Nuova

Antologia_ ed uno del Conigliani (_Gladstone e la finanza inglese_)

nella _Riforma Sociale_ del 15 Luglio 1898. Sul movimento _cartista_,

coloro che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le opere

di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy. Un’idea chiara

l’avranno dallo scritto vivace, quasi drammatico, di Paolo Valera:

_L’insurrezione Chartista in Inghilterra_, con Proemio di Filippo

Turati. (Milano 1895, presso la _Critica Sociale_). Paolo Valera, nella

cella del reclusorio di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza

tra l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta

senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la dolorosa prova

personale.

[3] Sul _Picketing_ si riscontrino gli accenni del mio opuscolo: _La

grande battaglia del lavoro_. Per più ampie notizie sulla importanza

delle leggi del 1870 e 1875 e sulla riconosciuta consuetudine del

_Picketing_ che ne risultò, si leggano: Howell: _Le passé et l’avenir

des Trades Unions_; Coniugi Webb: _Histoire du Trade Unionisme_; K.

Lavolléc: _Les classes ouvrières d’Europe_, Vol. III, _Angleterre_.

[4] Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi sommariamente nel

1879 in un opuscolo: _La questione sociale e la libertà._ (Milano;

Tipografia Gattinoni) Lo ricordo non per vanità, ma per convincere

il lettore che non per comodità polemica suggeritami dagli altri

avvenimenti ricorro a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti

che ne scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio

intellettuale senza alcuna subordinazione od opportunismo politico di

sorta.

[5] La diversità di queste manifestazioni ho illustrato in: _Mouvements

sociaux en Italie._ Parigi 1898. Presso la _Rivista Popolare._ L. 1.

[6] Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali d’Italia e

con particolarità dal _Secolo_ di Milano e dalla _Tribuna_ di Roma che

ebbero il più largo servizio telegrafico ed epistolare dalle provincie.

[7] Il _Corriere della Sera_ annunziò che ciò che stampava

_naturalmente_ era sottoposto alla revisione del Regio Commissario

Straordinario. _I Tribunali, Giornale di cronaca e di critica

giudiziaria_, non poche volte negli appositi _supplementi_ ha degli

spazi bianchi, che rappresentavano i brani soppressi del resoconto

stenografico. C’è una soppressione nel dodicesimo processo pei fatti

di Sesto S. Giovanni; ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate

di Porta Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano

della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione mi sono

servito dei giornali locali — con particolarità del _Corriere della

Sera_ — e di memorie fattemi pervenire da testimoni oculari.

[8] Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a Milano nella

stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo; ma non si venne alle

fucilate perchè la polizia fu più prudente.

[9] La figura del Questore Minozzi si avrà intera da questa risposta

data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi al Tribunale militare.

_Presidente:_ È vero che disse al Turati «_quando c’è lei non succedono

disordini_»?

_Questore Minozzi:_ Sì, perchè egli sa contenersi molto bene nei

discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza sulle masse

operaie e _quando vuole non succede niente; ma se non vuole sa

incitare, per il che, se avvengono tumulti_, =è perchè egli li ha

voluti=.

Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca.

[10] Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico per motivi

facili ad immaginare.

[11] Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti anni ha falsato

l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia, per mezzo delle

sue corrispondenze al _Times_ — ritiratosi in America ha avuto il

coraggio di scrivere al _Transcript_ di Boston che i moti d’Italia non

furono determinati dalla fame, ma da una cospirazione repubblicana,

i cui capi erano al servizio del Papa e della Francia.... La buona

e gentile vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato

l’indegno calunniatore.

[12] La _Perseveranza_ ed altri giornali reazionari sperano di poter

giustificare le eccessive misure repressive e la reazione bestiale

colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. È bene si

sappia che tali documenti, come tutti i documenti ufficiali, saranno

compilati _ad usum delphini_: conterranno tutto, meno la verità e lo

ha confessato coll’abituale franchezza il generale Pelloux. Egli in

Senato, rispondendo al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà

una relazione sugli ultimi fatti, ma soggiunse che _non si può

tutto dire al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non

le sappia_. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire la

verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa condotta venne

incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti dichiarazioni che gli

fruttarono la Presidenza del Senato:

«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire e quello che

non si può dire sui moti di Milano e di altri paesi dove fu mestieri

ricorrere alla repressione.

«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri,

preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto

conviene si dica, e nulla più.

«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi,

presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello

scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare

a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse

di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci

per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto

delle sommosse».

Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione,

vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più

innanzi.

[13] Per completare le notizie sulla natura dei fatti che determinarono

la proclamazione dello Stato di assedio in Toscana, aggiungo

che la _Gioventù monarchica_ portò una vivace protesta contro il

contegno provocante della questura di Firenze il giorno 7 maggio al

_Fieramosca_. Questo — giornale monarchico e temperato — scrisse che

_sarebbe bastata una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia

che si abbandonò ai tumulti_.

[14] La _Perseveranza_, del giorno 9 Maggio, ad esempio, denunzia

formalmente _La Brianza lavoratrice_; dice cosa iniqua il non

sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni al Procuratore del

Re, si compiacque in un numero successivo che fossero stati esauditi

i suoi desideri. Dei singoli privati la stessa _Perseveranza_ scrisse

in guisa che la _Lega Lombarda_ ebbe a parlare di _delazioni_. Il

giornale milanese prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro

_L’Italia Nuova_ di Lugano, il _Dovere_ e la _Rivista popolare_

di Roma. Un trafiletto della cronaca del _Corriere della Sera_ sul

linguaggio dell’_Italia del Popolo_ del giorno 6 Maggio, parve una

denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente dopo. Parecchi

giornali accolsero e commentarono quel trafiletto come vera denuncia.

Quando il commento venne riprodotto nella _Rivista popolare_, il

_Corriere della Sera_ protestò energicamente. In quella protesta sta

la più severa condanna dell’atto in sè e della _Perseveranza_ che

l’ha ripetuto. Sento il dovere altresì di scindere le responsabilità

nel parlare dei conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il

biasimo più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di

Torelli-Viollier a Luigi Roux (_Stampa_ di Torino 1898, N. 163) rimane

un documento schiacciante contro gli ubbriachi reazionari di Milano.

La parte giovane e sinceramente conservatrice della Lombardia fece

sentire più volte la sua voce anche durante lo stato di assedio, per

mezzo dell’_Idea liberale_ di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo

per lo strazio dello Statuto, della legge e della libertà, detta

rivista la manifestò appena potè sentirsi liberata dalla cappa di

piombo del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore

G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). Anche tale

lettera suona condanna severissima dello stato di assedio e dell’opera

compiuta dai reazionari. La voce del Torelli-Viollier e del Borelli

hanno eccezionale importanza perchè è quella di due monarchici e per

soprassello moderati, che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del

loro paese. Il Borelli e l’_Idea liberale_ si possono considerare come

la espressione dei sentimenti del _Circolo Popolare_ di cui il profugo,

che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo _quasi repubblicano per

la monarchia e troppo monarchico ancora per la repubblica_ e che perciò

non potè fare molta strada.

[15] _Per la verità_. Appunti sullo stato di assedio a Firenze del

Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7.

[16] _La sommossa di Milano_ — Note di un profugo — Ginevra 1898, pag.

13 a 29.

[17] _Note di un profugo_, pag. 29. Il _profugo_ è il Professore Ettore

Ciocotti.

[18] _Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850_ — Firenze — Le Monnier,

1853 — Vol. I, pag. 11.

[19] L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale di Milano su

proposta del Senatore Negri venne votato per alzata e seduta. Tutti si

alzarono ad eccezione dei consiglieri Majno, Angiolini e Carabelli.

[20] Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul Disegno di legge

per l’ordinamento dell’esercito nella tornata del 5 maggio 1897. A

proposito di onorificenze si ricordi la polemica sollevata da Massuero

— convintissimo monarchico — colla notizia pubblicata sulla punizione

grave — la messa in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti

per avere rifiutato qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio

reggimento. La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che ama

il proprio paese. L’_Esercito_ smentì fiaccamente; ma seguitando la

polemica potè anche sapersi che chi propose la punizione sia stato il

Generale Pallavicini, forse quello che diresse il fuoco ad Aspromonte

contro Garibaldi. Se è lui, si vede che invecchiando non ha mutato

natura.

[21] Molti monarchici protestarono contro le pazzesche manifestazioni

di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. Nitti nella _Riforma

Sociale._ L’aberrazione dei civili fa comprendere perchè, ubriacatisi

di lodi, abbiano perduto la testa i militari. Un capitano Ranzi,

nei servizi resi dall’esercito nel 1898 trovò la giustificazione

del militarismo e l’occasione per attaccare aspramente Guglielmo

Ferrero per le sue brillanti conferenze contro la guerra e contro il

militarismo — riunite in volume e pubblicate da Treves — alle quali,

quasi, si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale

articolo nella _Vita Internazionale_ di Milano (Novembre 1898) mettendo

in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri ufficiali.

[22] Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del 22 agosto

1898, venuta in discussione la trasformazione dello Statuto

dell’_Umanitaria_, il consigliere De Herra adoperò frasi scottanti

contro il colpo di mano dei moderati, che trassero profitto dello stato

di assedio per impadronirsene. L’amministrazione, anche sotto lo stato

di assedio, impose la nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare

il _maximum_ della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento

sulla piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta

da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove la confinò la

volontà dei cittadini.

[23] Basta leggere l’ultimo numero del _Secolo_ (7-8 maggio)

pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della

brutalità della misura presa dal Regio Commissario in odio non dei

repubblicani e dei socialisti, ma dei semplici democratici. In quel

numero, in prima pagina, si parla, è vero, con parole severe del

cinquantenario dello Statuto, che doveva celebrarsi l’indomani in

Torino; ma le sue parole erano più moderate di quelle di molti altri

giornali che non furono neppure sequestrati. In terza pagina poi,

a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un appello

che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto scrivere e

sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè si dica che la paura od il

senso dell’opportunità abbiano suggerito tale linguaggio: in parecchie

altre occasioni — e particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti

provocati dai moderati pel dazio municipale sul pane — il _Secolo_ non

usò termini diversi.

[24] Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva pena ad

ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano nei corridoi

di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente liberali. La verità

sui pericoli corsi dalle _istituzioni_ e dalla _civiltà_ non era

ancora conosciuta. Uno studio particolare meriterebbe l’attitudine

dei vari giornali liberali, in generale disenzienti dai deputati delle

rispettive regioni, dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata

dalla stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali

più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, nell’Emilia,

nel Veneto, ecc., mentre si può dire che mancano in Sicilia e nel

mezzogiorno: ivi manca il pericolo democratico.

[25] Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la compagnia, se

vera, con questo sequestro: alla Biblioteca Marucelliana non si danno

più in lettura per ordine superiore i libri socialisti; ad un prete fu

negato il _Capitale_ di Marx.

[26] In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei criteri

dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne liberamente

pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un articolo di _Vamba_ non

sequestrato in Roma. Più tipico il caso mio e della _Rivista popolare_.

Si sequestrò _la Valtellina_ di Sondrio perchè aveva riprodotto un

articolo mio non sequestrato in Roma quando comparve sulla _Rivista

popolare_. Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal

giudice istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si

lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il povero

gerente della _Valtellina_.... Nell’articolo si faceva l’apologia....

della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati nel parallelo che

ogni lettore poteva fare videro una offesa alla monarchia italiana.

[27] _La liberté economiques et les evenements d’Italie._ Lausanne

1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio accaduto a

Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal barbiere e si fa radere

quando viene il suo turno. Aveva dimenticato che in forza della

militarizzazione dei ferrovieri egli non era che un sergente. Un

capitano di fanteria arrivato dopo di lui lo mise agli arresti perchè

non aveva ceduto il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili

si sono verificati in ogni parte del regno.

[28] PARETO, pag. 8. Nella _Grande battaglia del lavoro_ (Roma 1898)

ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il governo fa fare

dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. In Lombardia i

soldati furono anche adibiti per mungere le vacche.

[29] Il reato massimo che somministrò il pretesto per la destituzione

del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: _La boie_ scritto in dialetto

e nel quale così riassume il catechismo socialista: «Amé i vostri

bambini, le vostre done, i vostri veci. Per esser socialisti bisogna

esser boni. Bisogna sentirse capaci de amar tuti, de no odiar

nessuno, altro che el mal». I tre maestri di Milano puniti avevano

rispettivamente 19, 23 e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle

punite, mandò al Secolo questa nobile lettera.

«Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri

socialisti, il mio ringraziamento speciale.

«Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa cura

di non portare le mie idee politico-sociali nel sereno ambiente

della scuola, non valsero a salvarmi dalla condanna pel delitto

di pensare a modo mio, fuori di scuola. Chino la testa innanzi

all’ingiusto provvedimento, ma rialzo l’anima nella quale mi riposa

tanta altarezza e tanta dignità, da soffocarvi ogni sentimento di

rancore o di rivolta. Mi vien tal luce dalla coscienza, che basta

essa sola a confortarmi nell’immenso dolore di dover dare un addio

alla mia scuola.

_Dev._ LINDA MALNATI.

[30] Ho esaminato la questione della legalità dello Stato d’assedio e

dei Tribunali militari altrove (_Gli avvenimenti di Sicilia e le loro

cause_. Palermo, Remo Sandron 1895, Cap. XXI). La grave controversia

più volte si è dibattuta in Parlamento e venne esaminata con rara

perspicuità dalla Commissione per l’Esame delle questioni legali

riguardanti la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti,

Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’_Associazione Lombarda dei

Giornalisti_ (Milano Tipografia Nazionale di V. Romperti 1898).

L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente le ragioni

giuridiche costituzionali, che stanno contro lo Stato di Assedio e

contro i Tribunali di Guerra iniziando la difesa dei giornalisti e dei

deputati condannati in Milano davanti alla Suprema Corte di Cassazione

del Regno. L’indole di questo lavoro non si presta a svolgere questo

argomento, ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi limito

ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari in occasione dei

tumulti di Aprile e Maggio 1898.

[31] _Don Chisciotte_ (15 Luglio 1898) infatti ironicamente denunziò il

colonnello Siacci come un _nuovo pericoloso_ pel discorso _sovversivo_

pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione?

[32] Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13 Luglio 1898.

[33] Essendo passati alla storia il documento _firmatissimo_ e

il _trattato di Bisacquino_, non si può sottrarre alla storia il

documento _Speranza 333_ che fu spedito da Firenze a Turati il 7 Maggio

coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua integrità:

V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è tentato farlo

Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo 000 combinato

Romussi (=|=) tornossene a Livorno dove aveva trattato V per 000 poco

fino Genova dove Zandrino avrebbe provveduto per Alessandria dove

di qui partito per Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo

racimolato locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270

non essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che entro

domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali hanno precise

istruzioni farmi recapitare non per = ma per (= =). Appena effettuata

||| da Genova Zandrino spediravvi bolletta dichiarata 10 sottosuolo

rimanenti 17 complemento. Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline,

Prato hanno corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono

più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate 237-471

alacremente provvedete 000 anche da Pavia. Doveva andare Bicchi = senza

spesa; stima però prudente non muoversi aspettando notizie. Blasi non

corrisponde....

[34] In diritto romano si scusa l’_ignorantia juris_ ai minorenni, alle

donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei romani!....

[35] Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per avere fatto

delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta da vari

giornali. Mi sembra inverosimile la cosa. Tale voce corse pure pei

processi di Palermo nel 1894; ed era insussistente.

[36] Walter Mocchi: _La cosa giudicata_. Nella _Rivista popolare_.

Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di Genova ha confermato

la narrazione di Mocchi. L’uno e l’altro assistettero alle udienze del

Tribunale di Napoli.

[37] Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione nella

stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni (_Tribuna, Don

Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,_ ecc.). Ma quanti altri

più enormi non ve ne sono?

[38] Il _Corriere della Sera_ (N. 127 del 1898) con profetica

incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi:

«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a San Fedele, pareva

guardasse tutto quel tramestìo con aria mesta e dicesse: È in questo

modo che i Milanesi hanno pensato di commemorare il venticinquesimo

anniversario della mia morte?»

E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più cambia e più è

la stessa cosa; perchè i subbugli di questi giorni egli li aveva già

descritti nel suo romanzo, sino nelle più minute circostanze; perchè di

ogni arrestato un po’ conosciuto dice quello che il mercante bergamasco

diceva di Renzo: «_Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano

della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice che vi

anderà di mezzo molta gente_».

Oh! se c’è andata di mezzo _molta gente!_ I tempi di Renzo Tramaglino

impallidiscono rispetto a quelli nostri.

[39] _Per la verità._ Appunti sullo Stato di assedio a Firenze del

Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75.

[40] Va rilevato con particolarità il linguaggio della _Perseveranza_,

perchè esso rispecchia il pensiero della frazione del partito

conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio di Milano ed altre

importanti istituzioni locali e che, pur troppo! esercitò poderosa

influenza sulle dissennate misure del governo centrale.

[41] È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla questura

nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti e

delle prove addotte contro i repubblicani e contro i socialisti. Nel

rapporto della Questura si ascrive a colpa del partito repubblicano

la _chiesta abolizione del dazio sulle farine e la diminuzione

delle spese militari_... (Povero Czar se capiti tra le unghie del

Questore Minozzi!) Sempre secondo la Questura il partito socialista

commise queste scelleratezze: _fece propaganda, ricevette aiuto

dallo straniero... negli scioperi organizzò associazioni... di arti e

mestieri e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi

nei quali non avevano probabilità di riuscire_.... Alla Koulicioff

— questa iniqua che volle sfuggire la galera russa per assaporare le

delizie della reclusione italiana — si rimproverarono le conferenze sul

miglioramento igienico ed economico delle donne. Tutti questi reati e

queste prove furono trasportati di sana pianta negli atti di accusa e

nelle requisitorie dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava

_avere raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa_.

Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò modo

di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era stata scelta

come centro della rivoluzione poichè per la sua _posizione geografica_

poteva più facilmente isolarsi dal rimanente del regno onde impedire

l’arrivo di altra truppa.... perchè quivi più sollecito sarebbe stato

il soccorso già _preparato ed organizzato_ dei fuorusciti italiani

residenti in Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei

piccoli centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e

tentarvi un colpo di mano. Concludeva che _tutti_ i moti d’Italia non

furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta all’unico

scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste temerarie

affermazioni che fruttarono secoli di galera, non meritano l’onore

della discussione. Fanno fede della ignoranza fenomenale degli avvocati

fiscali. Oh! se aveva ragione il senatore Siacci ad invocare la riforma

dei Tribunali militari! Ciò s’impone nell’interesse dello stesso

esercito.

[42] Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto 1898 diresse

una nobile lettera all’_Associazione fra i giornalisti lombardi_ e

ponevale questi tre quesiti:

1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il suo direttore

di fatti che accadono nella città dove il giornale si stampa e che il

giornale stesso sconsiglia e biasima.

2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso di una serie di

articoli rappresentanti l’opera giornalistica di un uomo, e portarlo

contro di lui come titolo di accusa, dato l’ordinamento nostro per il

quale funziona un procuratore generale, incaricato di controllare volta

per volta ogni singola pubblicazione.

3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse di reati

commessi per mezzo della stampa siano in ogni tempo sottratte ai

tribunali militari e sottoposte al giurì.

L’_Associazione lombarda_ e tutti i giornalisti onesti hanno risposto

conformemente ai dettami dello Statuto e della giustizia, delle leggi

e del buon senso; ma le Sentenze restano e le vittime nei reclusori

d’Italia!

[43] Il _Secolo_ in =dodici= anni ebbe in tutto dodici sequestri; e

furono gli anni della reazione.

[44] Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli in risposta

alla interpellanza Nicotera in maggio 1878 sul permesso congresso

repubblicano riunito al Teatro Argentina.

[45] Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala

dell’Associazione costituzionale di Bergamo.

[46] Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122

dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate,

si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali militari di

Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati Marcora e Majno ripresero

splendidamente la discussione nel ricorso presentato alla Corte di

Cassazione di Roma in difesa di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff,

ecc. La ripresero per dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che

la Cassazione aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla

legalità dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa

questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni

delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere con grande

profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora e Majno, le altre

d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in difesa di molti condannati dai

Tribunali militari del 1898.

[47] La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si scandalizzò

della promozione accordata al consigliere Nazzari che era stato

relatore in Cassazione contro i condannati di Milano. La stampa ebbe

torto; c’erano i buoni precedenti nella brillante carriera del Tondi,

uno dei giudici che condannarono Lobbia.

[48] L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono di entrare

in considerazioni giuridiche sulla sentenza della Cassazione che

respinse i ricorsi dei condannati dai Tribunali militari. Ne fece una

critica dotta, seria, elevata il Prof. Luigi Majno (_Rivista popolare_,

Anno IV, N. 7). Rilevo qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato

completare _in fatto_ le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo essa

ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non dire — e cioè che

Chiesi, Romussi e gli altri _vollero i tumulti_. Il Tribunale disse

esplicitamente che _non li vollero!_ I commenti su questa enormità

sarebbero superflui.

[49] Leggo nel _Don Chisciotte_ del 5 ottobre e riproduco integralmente:

«Trascrivo dal _Messaggero_ la notizia seguente mandata da Livorno:

«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice

d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica sicurezza si

recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica e fecero una

perquisizione che durò più di tre ore.

«Nessun documento fu sequestrato.

«_Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica era stato

avvisato dalla autorità che i locali della società dovevano essere

perquisiti._

«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma della notizia,

che non posso dare. Ma è certo che così essa si presta a curiose

osservazioni. E prima, anzi principale di tutte: — È vero che una

perquisizione si è compiuta previo avviso di tre giorni?

«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione così stranamente

perquisita era la fucina del crispismo per la provincia livornese».

[50] Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da _Vamba_ nel

_Don Chisciotte_ (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono a mia

conoscenza personale. Della decadenza e corruzione della Magistratura

italiana mi sono occupato in: _Corruzione politica_. Catania 1888;

_Banche e Parlamento_. Milano 1898; _Gli avvenimenti di Sicilia_

Palermo 1895. Ho riportato fatti numerosi e giudizi autorevoli

di uomini appartenenti alle classi più elevate e più colte, che

vivono al difuori della politica. I giudizî degli ex ministri Eula

e Santa Maria Nicolini, gli articoli di Daneo e del prof. Mortara

eliminarono il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito

da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si legga la

relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo e le _ingenue_

dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei Tavani nella Camera

dei Deputati a proposito del processo Giolitti: suscitarono tale

indignazione, che Villa, Presidente della Camera, gli tolse la parola e

sospese la seduta.

[51] MARIO RAPISARDI: _Giustizia_. Versi. Catania 1892. N. Giannetti p.

5.

[52] _Rivista penale_, Settembre 1898, p. 300.

[53] Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata in

Parlamento — pare impossibile! — da un giurista: dall’on. Villa.

Ora l’_omnes leges omniaque jura permittunt vim vi repellere_, non

può invocarsi che contro la aggressione presente, per respingere la

_violenza attuale_, così com’è detto nella parte generale del Codice

penale. Ma con qual diritto la scusa della legittima difesa si può

invocarla quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto,

che s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate? La

_legittima difesa_ può sinanco giustificare le cannonate; giammai i

Tribunali di guerra!

[54] GIULIO FIORETTI: _Pane, governo e tasse in Italia_. Napoli, L.

Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno dei più colti e

battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi riferirò spesso al suo

pregevole libro limitandomi ad indicare l’autore.

[55] ROSE: _Rise of democracy_. London 1898, p. 129.

[56] Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi agli studi ed ai

dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet. Vedi: _La difesa nazionale

e le economie nelle spese militari_, Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10

e 11.

[57] _Giornale degli Economisti_, Ottobre 1797.

[58] Discorso sull’_Ordinamento dell’esercito_ del 4 maggio 1897.

Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei prima e dopo

di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento e fuori; più

esplicitamente — ed era facilissimo farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio

1898 e nella _Revue Socialiste_ dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare

da profeta, che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti

del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al _Corriere della Sera_ il

deputato Torraca nel Gennaio del 1898.

[59] _Il diritto del Principe in uno Stato libero_. Nuova Antologia, 15

Dicembre 1893.

[60] _Nuova Antologia,_ 30 Novembre 1897.

[61] _Nuova Antologia_, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel brano riportato

ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco.

[62] Questa corrispondenza viene bellamente illustrata dalle condizioni

del bilancio e della prosperità economica dell’Inghilterra.

[63] Queste cifre _Il Commercio italiano_ di Roma (14 Agosto 1898) le

ha tolte dall’ultimo _Annuario statistico_.

[64] _La finanza e la questione sociale_. Torino, Fratelli Bocca 1897,

p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo sarebbe maggiore di L.

223,11 per ogni abitante dedotte le spese militari, mentre sarebbe di

L. 802 per un inglese. Calcolando che pel mantenimento normale occorre

la metà del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento

normale si trova con un _deficit_ di L. 97,75: _deficit_ superato

soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo.

[65] Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti: _Pane_, ecc.;

dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani: _La riforma delle leggi

sui tributi locali_. Modena 1898; dalla prolusione al corso di Scienza

della finanza sul _Nostro sistema tributario_ letta nell’Università di

Genova il 6 Dicembre 1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: _Le

recenti sommosse in Italia — Cause e riforme_ (Nel _Giornale degli

Economisti_, Giugno 1898).

[66] DE VITI DE MARCO: _Cronaca del Giornale degli Economisti_. Maggio

1898. CONIGLIANI: Op. cit., p. 7 e 72.

[67] G. Colombo: _Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione

di Torino_, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898. I fasti nefasti del

fiscalismo italiano sono noti e superano quelli della decadenza

dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un conservatore di quattro

cotte — ne ha narrato alcuni edificanti nella _Stampa_ di Torino. Come

deputato ho avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere

che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità la trovai

nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una certa equità. La

correzione non si ha, però, che coll’intervento di qualche deputato;

ma si sa che i più miseri e i più sacrificati non sempre riescono ad

ottenere l’appoggio di un deputato.

[68] I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in Sardegna.

Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi, Orotelli, Ottana,

Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento. Si leggano nella _Nuova

Sardegna_ di Sassari del 2 Luglio e 17 Agosto. Negli _Avvenimenti

di Sicilia_ dimostrai che dove era stato minore il numero delle

espropriazioni era stato mantenuto l’ordine nel 1893.

[69] La _rivista popolare_ (30 ottobre 1897) nell’articolo: _Le

proteste dei contribuenti_ a proposito dei precedenti fatti di Piazza

Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri erano più gravati

della ricchezza mobile che le grandi città; aggiunse che i piccoli

centri non contano nella vita politica e subiscono le conseguenze delle

follie dei _politicians_ delle grandi città.

[70] Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano s’inspira

alle teorie di George; e tra queste e quelle di Sella trova molta

analogia anche dal punto di vista teorico.

[71] Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo 1884-1895

furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno; 11,78 nell’Italia

centrale; 6,90 nella settentrionale. Inversamente e logicamente al 31

Dicembre 1893 nell’Italia settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era

ora _un miliardo quattrocento novantotto milioni di risparmio_; nella

meridionale con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606! La

Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire 62,752,241; la

Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva per _settecento settantuno

milioni_.

[72] L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa maggiore

prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque, ch’è ingiusta

la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà ancora la mano

sulle provincie del mezzogiorno?

[73] In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti e i

repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono cinque gravi

sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti in regola alla

Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali: a Bernalda nel 1888,

a Forenza nel 1890, a Palazzo nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a

Picerno in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e luglio

1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la recentissima

sanguinosa repressione generale.

[74] Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto _dividi ed

impera_ dalla fiscalità italiana si è tradotto nel principio: _dividi

e tassa_. Si fanno approvare le tasse aristocratiche (le dirette)

col concorso dei democratici; e si grava la mano sui poveri (imposte

indirette) colla influenza degli aristocratici. Il Fisco accetta con

uguale compiacimento le imposte aristocratiche e le democratiche

e infin dei conti socialisti e conservatori restano ugualmente

beffati.... e tassati (op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta

una tremenda requisitoria contro il nostro sistema tributario dal punto

di vista economico, politico e morale.

[75] _Osservatore Cattolico_ del 6-7 Maggio 1898.

[76] Il _Corriere della Sera_ di Milano nel Numero del 19 Maggio

1898 commentando i discorsi e i voti cennati così li riassume: «In

complesso gli oratori della _Costituzionale_ hanno riconosciuto che i

partiti dominanti, le classi dirigenti, hanno molta responsabilità ne’

disordini avvenuti in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per

quanto numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine in

avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la coscienza di

questa verità».

[77] Loria: _Les bases economiques de la costitution social_. Paris;

Lombroso e Laschi: _Il delitto politico e le rivoluzioni_. Torino.

Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le sommosse, le rivolte,

ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione sarebbe una esplosione

fisiologica. Ma siccome le prime prepararono sempre le rivoluzioni

con queste analogie tra la storia e la biologia — si riesce a questa

strana conclusione: le condizioni patologiche preparano la condizione

fisiologica!

[78] Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla memoria dei

fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri ed altre vittime

delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia. È tutta un’apoteosi

della lotta contro Casa Savoja, la storia dettagliata e documentata che

Giovanni Faldella, oggi senatore del Regno, ha consacrato alla _Giovine

Italia_ e ai fratelli Ruffini.

[79] _La sommossa di Milano_, pag. 26 e 27. L’apologia della

rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo più solenne

il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano, ex sottosegretario agli

interni, glorificò nello stesso anno l’insurrezione del 15 Maggio 1848

in Napoli.

[80] Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando alle

lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime repressioni,

esce in questa sanguinosa ed amara considerazione a proposito della

circolare diramata dal Generale Afan de Rivera assumendo il portafoglio

della guerra: «Adottare leggi di eccezione può essere una necessità

che s’imponga a noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa

di allegrezza; nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti di

genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera imparava

nell’esercito borbonico i principî che ora esplica, un generale

italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico Cialdini, all’indomani

di una vittoria contro le truppe del Borbone, invitava gli ufficiali

ad una messa solenne: non già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la

vittoria era stata ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare

insieme i defunti d’ambo le parti». (_Le sommosse dell’ieri e le

repressioni dell’oggi_. Nella _Riforma Sociale_ di Torino. Giugno

1898).

[81] Sin dal 1883 nel libro sulle _Istituzioni municipali_ dimostrai

il grande marcio e i pericoli che si annidarono nei Comuni e nella

Provincia; da allora ad oggi chi sa dire di quanto si siano aggravati i

mali?

[82] Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono i partiti

locali — _apolitici_ benchè mascherantisi da socialisti o altro — si

legga il mio libro: _Gli avvenimenti di Sicilia_, ecc., e gli scritti

del Deputato Di San Giuliano e del Senatore Pasquale Villari.

[83] Anche il _Corriere della Sera_ in una corrispondenza da Foggia

(1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i responsabili dei tumulti

di Bari e di Foggia. Dettagli più sinistri, anche sulla complicità

della autorità politica, pei gravissimi fatti di Minervino Murge si

possono leggere in un opuscolo di A. Panarelli: _Il primo Maggio 1898 a

Minervino Murge_. Canosa di Puglia 1898.

[84] Il citato corrispondente da Foggia al _Corriere della Sera_

scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è cosa dolorosa,

ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto sta più che altro nel

contegno delle autorità: _il quale dimostra qual misera cosa sia presso

di noi l’organizzazione governativa_».

[85] Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore,

scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole:

«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo

deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero.

Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno

che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria

nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere

nulla.

«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi

diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno

della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e

pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie,

i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo

che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La

storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le

incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici

nelle quali cademmo, abbozzando trattative e _modus vivendi_ che l’alta

gerarchia ecclesiastica non volle accettare.

«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i

conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico

e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne

l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con

la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà,

risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero,

provocante». — _Corriere della Sera_, 1898, N. 133.

[86] Un tempo passavano per nemici della patria coloro che colla

cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata in Europa

dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa costrinse anche i _patrioti_

a confessare la verità. Si legga, ad esempio, l’articolo di Scarfoglio:

_Il nostro primato!_ — _Mattino_ di Napoli, 1898, N. 177.

[87] Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della nostra

degenerazione morale si leggano i due miei scritti: _Corruzione

politica_ — Catania 1888, II ediz. — e _Banche e Parlamento_ —

Milano 1893. — La documentazione di ciò che ho scritto esige non una

breve pagina, ma qualche volume in folio. Tutte le riviste e tutti i

giornali negli ultimi tempi ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni

morbosi sono stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni

costituzionali del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri.

Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le cose

erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa verità:

_I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione del governo e del paese,

mancò la coscienza del dovere.... Ciò che avvenne si deve al difetto_

=di una politica morale=. E cercano i sobillatori! Un altro tratto:

Giulio Prinetti, nel Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime

antipatie — che per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse

alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso alcuni

grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero in una corrente di

calda simpatia e di sincera ammirazione. Tanto sentito è il bisogno di

moralità, e tanto eccezionale è il caso di un ministro che se ne faccia

paladino!

[88] _XX Settembre_ — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895.

[89] Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza nella _Nuova

Antologia_ del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893.

[90] Discorso nel _Circolo popolare_ di Milano nella seduta del 20

Maggio 1898.

[91] Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose

conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese _Ouida_

(_An impeachement of modern Italy._ Nella _Review of Reviews_ — 15

Settembre).

[92] Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici giudizi

sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da giornali di parte

monarchica in occasione degli ultimi tumulti. Vi sono confessioni

preziosissime sulle cause vere di detti tumulti e sulla enorme, se

non esclusiva, responsabilità degli uomini succedentisi al governo da

quarant’anni e sulle classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare

a questa riproduzione perchè sarebbe stato necessario ad essa sola

consacrare un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse prendere

il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima. Io gli vengo sin

da ora in aiuto con una lista — incompletissima, badiamo — di riviste

e di giornali che enumero senza rispettare nè l’ordine cronologico,

nè quello della loro importanza. Eccola qua. _Perseveranza, Corriere

della Sera, Lombardia_, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della

Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20 Maggio, e 7

Giugno 1898; _Mattino_ di Napoli; _Corriere della Sera_, con articolo

di Panzacchi (N. 133), dei giorni 25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli

di Torraca e della Direzione; _La Lombardia_ con articoli del Prof.

Ercole Vidari; _Rivista penale_ del Giugno colla cronaca del Deputato

Lucchini, Consigliere della Cassazione; _Corriere di Napoli_ del 4 e

8 Maggio; intera collezione del settimanale _Economista_ di Firenze

da Maggio 1898 in poi; _Don Chisciotte_ del 4, 5 e 6 Maggio; _Don

Marzio_ del 5 Maggio; _Tribuna_ con articolo di _Rastignac_ del 7

Maggio; _Nuova Antologia_ del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto

con articolo di Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari;

_Giornale degli Economisti_ di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto con

articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; _Riforma Sociale_

di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; _Idea liberale_ del 15 e 30

Giugno e del 15 Settembre con articoli di Borelli, Massuero, Vidari;

_Vita internazionale_ del 20 Giugno con articolo di Massara; _Rivista

politica e letteraria_ di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il

libro del Fioretti è anche da leggere per la parte politica.

[93] _XX Settembre._ In Nuova Antologia del 15 Settembre 1895. I

bigotti dell’unità e della monarchia quando affermai alla Camera

che il sentimento unitario era in ribasso urlarono. Ora il fatto è

riconosciuto da tutti coloro cui la passione e l’ignoranza non fa velo

alla mente. Coloro che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e

Ciccotti: _Settentrionali e Meridionali_, Biblioteca della _Rivista

popolare_ Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898.

[94] G. Saracco: _Siamo poveri o non siamo?_ Il Borelli sotto il

muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’_Idea liberale_ del

15 Giugno, constatava che «nella massa che mormora sottovoce e pare

prostrata mentre osserva ed aspetta _non c’è quasi più un barlume di

fede_; =ove fede è, non rassomiglia più certamente alla nostra=....»

[95] «_Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono sono

precisamente coloro che governano e amministrano; cioè, per dir meglio,

che dovrebbero governare e amministrare_». Ho raccolto questa gemma

preziosa nel Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898.

[96] D. Napoleone Colajanni: _Settentrionali e meridionali. Agli

italiani del mezzogiorno._ Prof. Ettore Ciccotti: _Mezzogiorno e

settentrione._ Roma-Palermo-Milano, 1898, Prezzo L. 1. Presso la

_Rivista Popolare_ e presso Remo Sandron.

[97] I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1; gli operai

dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che aspirano ad un

elevato tenore di vita sono abbastanza meschini.

[98] Vale la pena di riferire testualmente le sue parole togliendole

dal N. 127:

«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti sulla ripresa

del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo avute:

Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune

donne dimoranti fuor di Milano.

Bassolini: vernici. Tutti.

Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti.

Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta,

per lo più del contado.

Binda: carta. Tutti.

Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti.

Besana: stabilimento meccanico. Tutti.

Buselli: candele. Tutti.

Bertelli: medicinali. Tutti.

Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200

mancavano 200.

Union des Gaz. Tutti.

Fonderia milanese acciaio. Tutti.

Carlo Erba: medicinali. Tutti.

Blumenthal: conceria. Tutti.

Brunt: apparecchi a gas. Tutti.

Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni

operai del contado.

Manifattura dei tabacchi: Tutti.

Stabilimento Pirelli: Tutti.

Camona e C. Quasi tutti.

Richard-Ginori: Tutti.

Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta calma nel ceto

operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari e Zinelli e altri che

impiegano specialmente donne, hanno rimandata l’apertura a domattina.

Altri come il Suffert e lo Stigler, non aprirono perchè ignoravano

l’ordine del Comando generale. Gli operai però si presentarono

ugualmente al lavoro, ma dovettero esser rimandati.

[99] Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi

lo Spencer: _Problèmes de morale et de sociologie._ Guillaumin et C.

Paris 1894 _De la liberté à la servitude_ (pagina 80 a 82). Lombroso

scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si

sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere,

perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha

abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana,

almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il

massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse

in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove

vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più

dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame,

esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti

sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato,

diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza.

Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni

del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa

neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta,

che li avvelena.» (_Il delitto politico_, ecc., p. 84 e 85). Forse il

Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale.

Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati

al limite di tolleranza delle imposte (_Illusione finanziaria mediante

associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene._ Nel

_Giornale degli Economisti_ Agosto 1898).

[100] Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato l’influenza

del passaggio rapido dal benessere al malessere economico nella

manifestazione individuale nella _Sociologia Criminale_. Catania, 1889.

Volumi due, L. 13.

[101] Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di L. 23.75 dal

29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello di 34,25 dal 28 al 30

Aprile 1898. Il prezzo della farina e del frumento risentirono meno

l’aumento. Ringrazio vivamente la Camera di Commercio e il Dott.

Clerici segretario del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte

le notizie, che furono in condizione di darmi.

[102] Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel _Secolo_ nel

luglio 1897. Li ampliai in due articoli — _Paralleli igienici e

sociali_ — nel _Medico delle famiglie_ di Boston. (Gennaio e Febbraio

1898).

[103] Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 per

avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco a

poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, Prada e

Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di tutto il lavoro utile

per la redenzione politica e sociale delle classi lavoratrici. Le

elezioni del 1882 e del 1886 segnarono il suo apogeo. Penetratavi la

corrente socialista, nacquero nel suo seno vivaci discussioni che lo

indebolirono. Il 21 Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11

— decretò la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di

classe. Le altre 11 società fondarono il _Tribunato_.

[104] Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente politico di

Milano mi sembra opportunissimo questo brano della relazione del

Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo insurrezionale del 6 Febbraio

1853 che si riferisce per lo appunto all’assassinio del Vandoni:

«Milano, città pacifica e umana fra tutte, Milano che il suo poeta

sferzava perchè troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva

tenuto per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un capello,

Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa una città di cannibali,

tanto gongolava di gioia per un assassinio. Ma il bastone e la verga e

la forca avevano trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del

tiranno muta la natura dei popoli più miti, quando sentono la dignità

di sè stessi».

[105] In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, come sempre,

austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti fatti subire

al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, mutilato di una gamba.

[106] In occasione della commemorazione delle cinque giornate, la

polizia, per sequestrare la bandiera della _Fratellanza repubblicana_,

eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione inerme, che

venne paragonata a quella dell’8 Settembre 1847 ed organizzata dal

Bolza all’arrivo dell’arcivescovo Romelli. Nel processo, il Generale

Fumel — quello del brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le

autorità politiche e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era

prefetto il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il Maggiore

Chiala.

[107] L’influenza della tendenza federalista constatata dal _Daily

Chronicle_ e da altri giornali viene esplicitamente ammessa da un

conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. Questi, da avversario

leale, fa buona testimonianza delle qualità della parte repubblicana e

scrive:

«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è repubblicana e,

mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, trattandosi dei nostri

immediati avversari politici, essa è tanto moralmente rispettabile,

intellettualmente colta, e socialmente elevata quanto la borghesia

monarchica. Essa vanta tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia

di opinioni, attività costante di propaganda, abilità grandissima

di procedimenti. La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre

provincie, ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto e

spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è magnifica

pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa sul campo lombardo».

— «Tradizione monarchica razionale in queste provincie non vi fu mai;

sede recente di una repubblica rivoluzionaria e guerriera; vissuta

poi per cinquant’anni in ribellione perenne; fornitrici di presocchè

intieri i repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra

del risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima

a destarsi in esse». Dott. SILIPRANDI: _Capitoli Teorico-Pratici di

politica sperimentale._ Mantova 1898. Vol. III, p. 224, nota e seg.

[108] Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi condizioni

igieniche e biologiche di una popolazione; ma, una volta sviluppate,

non risparmiano gli organismi sani e vigorosi che vivono anche nelle

migliori condizioni. Ciò che si dice delle malattie trova riscontro

esatto nelle epidemie psichiche.

[109] I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte molto minore

di quella che in casi analoghi sogliono avere come risulta dalla

lettura degli stessi processi. Mancarono i reati comuni caratteristici,

che sogliono accompagnare tutti gli sconvolgimenti politici. Con più

ragione potrebbe darsi che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate

dalla _camorra_: ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte

ore fu la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri

di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno visto

giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il _Don Chisciotte._ «Che

cosa era quello strano, inaudito fenomeno, il quale certo non poteva

chiamarsi nè una rivoluzione, nè una sommossa? Adesso si dice: era

un movimento teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non

sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città intera non

tollera che per colpa loro, essa sia trasformata in uno spettacolo

sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo sulla _Liberazione di

Milano_,(1893 — N. 244)

[110] Intervista con un redattore della _Gazzetta del Popolo_ di Torino.

[111] Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione della

propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che non

poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando il

proprio rammarico per la dimostrata _impotenza ed inettitudine_ del

partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che l’_impotenza e la

inettitudine_ sono dovute per lo appunto alla efficace propaganda

socialista? Con leggerezza poi afferma che i socialisti non ebbero

parte nei tumulti. Tutti i processi lo smentiscono. Nè questo torna a

loro disdoro; anzi!

[112] Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del _Times_, che fu

sempre agli _ordini_ se non agli _stipendi_ di Crispi, così scrisse in

una lettera al direttore del _Boston Evening Transcript_ del 13 Ottobre

1898. Gli rispose onestamente e fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e

gentile compagna di Dario Papa.

[113] In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia,

la _Frankfurter Zeitung_ fece tale formale proposta ch’era venuta

già da alcuni giornali della Svizzera. Il _Journal de Généve_,

l’_Independence Belge_ e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri

e tedeschi furono di accordo colla _Frankfurter Zeitung_. Sulla

produzione anarchica poi, l’_Economist_ di Londra (22 Ottobre 1898)

scrisse a nostra vergogna:

«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente

un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che

del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla

società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi

immorali e _macchiavellici_, educando così i proprii cittadini in idee

immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali,

di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che

forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare.

«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni

sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici,

perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo

danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri

morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà

dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne

lo potrà liberare.

«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi modo, senza

riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli anarchici così

sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli.

«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la società umana che

nessun scampo vi sia. Se, adunque, le Potenze continentali pensano che

riuscirà loro di abbattere l’anarchismo e di eliminarlo con qualche

provvedimento di polizia, esse si illudono.

«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, con tutti i

mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia sociale ed il sistema

vizioso di spese pubbliche aiutano a creare l’anarchismo, e che è di

gran lunga meglio prendersi un po’ di pena per colpire alle sue cause,

che usare tutti i nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati

effetti».

[114] Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e propone in

parlamento il distacco della Svezia; la necessità di una separazione

completa della Norvegia dalla Svezia venne affermata testè dal

Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson ha messo sulle scene

=Il Re=, di cui Ferdinando Fontana fece una bellissima traduzione

edita dalla _Società Editrice Lombarda_ di Milano, per dimostrarne

il danno o l’inutilità. In uno dei tanti processi svolti innanzi

al Tribunale militare di Firenze, il Presidente Colonnello Roggero

apostrofò l’ufficiale difensore, che ricordò il _caso Dreyfus_ per

dimostrare ch’era possibile un errore da parte dei giudici militari, e

gli ricordò con burlesco orgoglio che in Italia il _caso Dreyfus_ non

era possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi una

Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia, come nei _casi

Dreyfus e Picquart_, e non renda servizi....

[115] A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete che il

nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste sciocchezze,

però, si ha il coraggio di affermarle ancora da qualche italiano che

vive al di là della Manica. Un signor Dalla Vecchia, rispondendo ad un

articolo onesto e coraggioso di _Ouida_, ha osato scrivere che l’Italia

è ancora il paese che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in

quanto alla influenza della pubblica opinione, (_It is not to describe

Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules. All

adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation where public

opinion rules supreme, comes next only to England_). Review of Reviews.

Ottobre 1898. pag. 362.

[116] Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti _pamphlets —

Uber Verfassungwesena_ — a dimostrare che tutti gli articoli delle

costituzioni liberali sono una lustra inutile quando c’è un forte

esercito permanente agli ordini del capo dello Stato, domandava: se nel

vostro giardino avete un melo e vi appendete una tavoletta sulla quale

scrivete ch’esso è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero

un fico? No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico,

l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà mele e non

fichi.

[117] Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso parlamentare

sulla libertà della stampa.

[118] Proemio di F. Turati all’_Insurrezione cartista in Inghilterra_

di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo la lettura a tutti

gl’Italiani fiacchi e smemorati.

[119] La longanimità notissima della polizia e il rarissimo intervento

delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi le dimostrazioni

non terminano più in massacri nella Gran Brettagna, nemmeno in Irlanda,

che per tanti anni fa trattata da vero paese di conquista e sottoposta

spesso alle leggi eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto

colla popolazione, la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire

i rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e

mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la Manica!

[120] _La Belgique en 1886_, Bruxelles, Vol. 1.

[121] Vedi in _Rivista popolare_ (Anno 3, N. 3) l’articolo: _Le roi

s’amuse_. È bene avvertire che di questa estrema libertà possono godere

i cittadini belgi. Si è severi contro gli stranieri. Così fu soppresso

il giornale _Le national_ per un articolo intitolato _Saligand II_

in cui si parlava di certi fatti scandalosi avvenuti in Londra. Il

direttore del giornale era francese e venne espulso.

[122] L. Bertrand: _La Belgique en 1886_; I. Destrèe et E. Vandervelde:

_Le socialisque en Belgique_. Paris. Giard et Briere 1893.

[123] _Don Chisciotte_. N. 239 del 1898.

[124] Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso _Don Chisciotte_,

che col suo fine intuito politico ha ricordato in numeri immediatamente

successivi l’umiliazione che dovremmo provare nel vedere ricordato

ed applicato in Inghilterra al governo italiano il giudizio dato da

Gladstone sul governo borbonico. (_Dal tempo di Gladstone_. N. 240 _Pei

condannati politici_. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano

di questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno e

della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente unitari

e monarchici — inaugurando il 20 Settembre 1898 in Potenza una lapide

alle vittime del governo borbonico, ha risposto in questi termini:

«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi confessare alle

nuove generazioni, che valeva meglio non farne nulla! Abbiamo tanto

magnificata l’opera nostra, e date assicurazioni al mondo di costanza e

di virtù, perchè poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi,

che lo scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo,

insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e di danaro, ed

essere costretti a conchiudere, che ci siamo solennemente ingannati,

perchè la patria è una astrazione e la libertà una menzogna! E questa

l’Italia che apparve già meritevole della aspettazione della storia?»

Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori di Palazzo San

Gervasio, completava il proprio pensiero con quest’altro periodo, che

si raccomanda ai suddetti bigotti sabaudi:

«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha significato, in

sostanza, se non una cosa: un immenso lutto, l’ora più tragica, il

maggior pericolo che l’Italia abbia corso dacchè è surta a dignità

di nazione. L’unità, l’indipendenza, il regime libero, il passaggio,

insomma da una semplice espressione geografica ad una grande potenza,

tutto non era stato se non un miracolo di un pugno di uomini e

della buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente

compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo, forse anche

deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la misura era colma

e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe quindi ammonirci, che un

qualsiasi altro disperdimento di forze sarebbe, ormai, criminoso,

perchè l’incendio, che cova sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente,

divampare. E invece...»

[125] Gli _atti di accusa_ e la _Gazzetta Ufficiale_ del tempo sono

preziosi. Si riscontrino il: _Ferdinando II_ di Mariano D’Ayala; _Gli

ultimi trentasei anni del Regime di Napoli_ di Nisco; e sopratutto

per lo insieme la _Storia critica del risorgimento italiano_ di Carlo

Tivaroni, opera di lunga lena, di grande pregio e molto imparziale.

Editori Roux di Torino.

[126] Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel fatto, che

corre tra i nemici più fieri del governo borbonico.

Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione; altri

affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò che il Conte d’Aquila

smentì sempre. Gli storici borbonici assicurano che i fucilati in

Castelnuovo nel primo furono soltanto 5 o 6 e che le fucilazioni

cessarono appena sopraggiunse il generale Luigi Cosenz.

[127] Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati nella Camera

dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente sul suo onore che il

Colonnello Crotti di Costigliole fosse stato punito per aver rifiutato

la medaglia al valore militare per la repressione di Milano. Benchè

questa circostanza venga riconfermata dalla monarchica _Provincia di

Como_, che per la prima la dette, sono disposto a credere al Generale

Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che nell’esercito

italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano imitato De Sanget e

Bellelli.

[128] Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale militare,

l’avv. Palomba difese gli accusati.

[129] Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui ha cominciato

ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo Pareto: «Lasciando

ai competenti il confronto fra i sistemi penitenziarii applicati

ora ai condannati politici con quello dei Borboni, e lasciando agli

incompetenti che hanno un po’ di cuore e di sentimento giudicare il

triste spettacolo che offre ora l’Italia libera, a me pare che il

punto sul quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul

modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè si sono

spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare _iniquo_

il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a Silvio Spaventa? Cito

questo che ho avuto occasione di studiare da vicino. Non certo perchè

lo Spaventa non fosse liberale, nazionalista, anzi unitario: in ciò

i giudici borbonici non sbagliavano, come non sbagliano quelli di

Milano nel giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo

iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si volle

tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario, ossia

le convinzioni e le opinioni che apparivano certe e non sconfessate.

È vero — si potrebbe dire — che i Borboni provvidero a fornire delle

prove di reato, stipendiando dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il

senso giuridico non si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno

la necessità delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di

Milano non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — _La

Liberté Économique_ — pag. 99-100. _Rastignac_ nel _Mattino_ di Napoli

ha esplicitamente riconosciuto che in Italia, _come sotto i borboni_, i

processi si fanno alle idee.

[130] Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel 1851, affermò

che i detenuti politici erano nelle provincie napoletane da _15_ a

_30 mila_. Il governo borbonico, in risposta, fece pubblicare una

statistica dalla quale risulterebbe che nel 1851 gl’imputati politici,

in giudizio, in carcere e in custodia erano in tutto _2024_.

[131] _L’associazione Lombarda dei Giornalisti_ ha pubblicato

un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento cui sono

sottoposti _Giornalisti e condannati politici in Italia e all’estero_.

Il paragone riesce, come sempre, disonorevole per l’Italia! Non

parliamo dei modi civili adoperati dal governo del Granduca di Toscana,

che permetteva a La Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le _Memorie_ e

_L’Asino_ nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera

che il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale _Il Secolo_ sul

trattamento dei detenuti politici in _Austria_. Eccola:

«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il mio pensiero

e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho provato le prigioni

politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga di Trento a quelle

d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a Rattemberg, Capodistria,

Gradisca, Lubiana e Gratz.

«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro partito se non

a quello che tende a «fare l’Italia». Qui soffersi molti disinganni

ed amarezze, e non ultima quella di vedere, sotto molti riguardi,

fatti paragoni tutt’altro che lusinghieri per l’Italia in confronto

dell’Austria.

«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri,

severamente condannati dai tribunali militari, ad onta della mia

ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più avveduta nel reprimere e

nel prevenire, si è fatta più ragionevole e più umana nel castigare».

Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento 28 ottobre

1849, firmato dal ministro della Giustizia, Schmerling, che disciplina,

anche attualmente, il trattamento dei condannati politici.

Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati sono

_custoditi_ in un riparto particolare della prigione, e devesi avere

riguardo tanto _al loro grado di coltura_ quanto alla loro età ed al

_loro anteriore metodo di vita_.

Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono leggere,

scrivere e ricevere visite di parenti, previo il permesso del preposto

dello stabilimento.

La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni condannato

politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione di pane. Ma

i detenuti politici possono però provvedersi una maggior quantità

di vitto, spendendo del proprio sino ad un fiorino al giorno, e

quindi complessivamente hanno alimenti giornalieri per una somma

corrispondente a circa due lire e mezza italiane.

L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera allo stesso

_Secolo_ (N. 11643), dimostra che nè dal punto di vista giuridico

nè da quello militare, si possono trattare come delinquenti comuni i

condannati italiani dei Tribunali di guerra. Ma il governo italiano,

in questo come in tutto il resto, continua nella _nobile_ missione di

riabilitare il Papa, l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le

gentilezze il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si

chiamino Tanlongo o Costella.

[132] Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è uno dei più

illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera del 1898 il

nostro paese, rimase scandalizzato dalla cieca e furiosa reazione cui

si abbandonavano i nostri governanti.

L'Italia nel 1898 (Tumulti e reazione) · 第 43 / 46 题