[1] Io desumo questi discorsi dallo scritto di un ufficiale francese che
assistè alla scena.
[2] Evidentemente qui l'imparzialità del Gregorovius vien meno. Quando
lo storico tedesco scriveva queste righe, si era andata formando,
sopratutto all'estero, una campagna denigratoria contro l'Eroe luminoso
della nostra Indipendenza. In Francia, per esempio, un liberale ed uno
scrittore di valore, Maxime du Camp, scriveva contemporaneamente di
Garibaldi altrettanto e molto di peggio. Ciò, del resto, non era che
l'effetto della campagna subdola e celata dei nemici della nostra
libertà. _(N. d. T.)_.
[3] Levate, venerabiles fratres, in circuitu oculos vestros, et
videbitis, ac una Nobiscum vehementer dolebitis abominationes pessimas,
quibus nunc misera Italia praesertim funestatur... Datum Romae apud S.
Petrum die 17 octobris anno 1867. Pont. Nost. A. XXII.
[4] Il conte Costantino Nigra, nato a Villa Castelnovo, Ivrea, nel 1828,
e morto a Rapallo il 1 luglio 1906, fu una delle più illustri
personalità del nostro Risorgimento. Cavour lo ebbe a segretario ne'
suoi viaggi politici a Londra e a Parigi, sopratutto nel memorabile
Congresso del 1856, dove il grande statista pose nettamente, davanti ai
rappresentanti delle potenze, la questione della nazionalità italiana.
Il Nigra rimase quindi alla Corte di Napoleone III, e divenne
l'interprete gradito delle idee di Cavour e dei propositi di Re Vittorio
Emanuele II. Fu ministro plenipotenziario dell'Italia presso la Corte di
Francia sin dopo Sédan e grandemente sempre cooperò agl'interessi del
nostro paese ed alla sua unità. _(N. d. T.)_.
[5] Questo tratto caratteristico ce lo narra il cappellano degli zuavi,
anch'esso prigioniero, che ha descritto semplicemente e fedelmente la
dimora dei garibaldini a Monte Rotondo nella «Prigionia del P. Vincenzo
Vannutelli». Episodii della invasione garibaldina del 1867. Appunti
storici estratti dal suo giornale. Roma, Salviucci, 1869.
[6] La narrazione del cappellano Vincenzo Vannutelli è stata da
contemporanei degni di fede e da storici sereni, imparziali, in gran
parte sconfessata. Il Vannutelli aveva tutto l'interesse, si capisce, di
mettere in luce Garibaldi e i suoi valorosi compagni. Al Gregorovius,
storico di solito così imparziale e sicuro, si può solo rimproverare di
aver troppo prestato orecchio a quello che allora si andava propalando
per l'Urbe dagli avversari di Roma capitale d'Italia, e per quanto non
abbia certo accettato come verità sacrosanta quanto il cappellano degli
zuavi aveva scritto. Lo provano, a questo proposito, le seguenti parole:
«Il lettore si sarà accorto che il monaco romano del 1867 descrive i
garibaldini colla ingenuità con cui Erodoto descrisse gli Sciti o
Villani gli Unni. Quando, ancora prigioniero, ma sfuggito alla morte e
travestito, viaggiava sulla linea ferroviaria di Spoleto, in un treno
pieno di garibaldini che ritornavano nell'Umbria, nell'attraversare un
tunnel, mentre il treno rallentava la corsa, egli, guardandosi intorno,
pensava: «Ecco una esatta immagine dell'inferno. La luce incerta del
vagone, la corsa sotterranea, il frastuono del treno, il clamore di
tutti questi uomini vestiti di rosso, tutto contribuisce a farmi credere
di essere piombato nel più profondo degli abissi infernali».
[7] «Dopo la presa di Monterotondo molti si fecero, col broccato degli
abiti sacerdotali dei distintivi da ufficiale, si presentarono ai
presunti loro subordinati e dissero: Vedete, io son tenente, capitano, e
così di seguito; al che fu risposto con un applauso di scherno, con
fischi ed altri acuti suoni che facevano mettendo le dita nella bocca».
[8] Pantaleone difese il suo già compagno di fede, che doveva essere
fucilato. Anche dei parenti, che egli aveva fra i garibaldini, parlarono
in sua difesa; altri giovani gli fecero scudo col loro corpo contro i
furenti, che volevano finirlo, e che erano istigati da una contessa
emancipata, certa Martini, la quale raccomandava loro di _spacciarlo_.
Il monaco fu posto in libertà, ma internato a Perugia, di dove tornò
felicemente a Roma.
[9] Il marchese romano Capranica ha tradotto _Gli Albigesi_ e il
_Savonarola_ di Lenau; ma queste versioni son tuttora inedite.
[10] Dall'anno 1858, in cui io scrivevo queste pagine, molte cose si son
mutate nei circoli letterari di Roma. Il simpatico Giovanni Torlonia
morì il 9 novembre 1858 nell'età di 27 anni, lasciando nella giovine
scuola un irreparabile vuoto. Nannarelli fu chiamato a Milano professore
all'Accademia; l'avvocato Ciampi ha svolto felicemente le sue facoltà, e
adesso è fortunato autore di commedie in versi. Recentemente, anche
l'ufficiale romano Muratori ha acquistato buona fama di poeta
drammatico.
_(Nota dell'autore)._
[11] Otto III. Rom. Imp. Germ. Ob Patrata Crimina Austeriori Disciplinae
Sancti Romualdi Obtemperans Emenso Nudis Pedibus Ab Urbe Romana Ad
Garganum Montem Itinere Basilicam Hanc Et Coenobium Classense XXXX
Diebus Poenitens Inhabitavit Et Hic Cilicio Ac Voluntariis
Castigationibus Peccata Sua Expians Augustum Dedit Humilitatis Exemplum
Et Imperator Sibi Templum Hoc Et Poenitentiam Suam Nobilitavit Anno DCM.