La mia Talmà!... Bisogna che li uccida tutti!... A me, Tabriz! —

Il gigante era già in piedi; ma appena montato in sella il suo persiano

gli era caduto sotto, mandando un nitrito doloroso.

— Signore, non posso! — esclamò con terrore. — Il mio povero animale si

è spezzato le gambe anteriori.

— A me, zio!... A me, Abei! — gridò Hossein. — Distruggiamo quei

miserabili! —

Il _beg_ aveva fatto un gesto disperato. Il suo cavallo al pari di

quello di Tabriz si era rotte le gambe nella caduta.

— Avanti, nipoti! — gridò poi.

I venticinque o trenta cavalieri si slanciarono dietro Hossein, urlando

ferocemente: — Ammazza!... Ammazza!. —

Ma le _Aquile della steppa_ erano troppo lontane, per avere qualche

speranza di raggiungerle.

Approfittando di quel colpo maestro, dovuto a parecchie funi tese

abilmente un po' al di sotto delle cime delle erbe, i banditi avevano

ormai guadagnato più d'un chilometro e filavano, a corsa sfrenata,

attraverso la steppa infinita, risalendo verso il settentrione.

— Abei, — disse il _beg_, vedendo che non era ancora salito in arcione,

— che cosa fai? —

Il giovine stava per rispondere, quando alcune scariche risuonarono in

lontananza.

— Padre; — disse Abei, — assalgono i Sarti!... Andiamo a dare una

lezione a quelle canaglie, così mio cugino non avrà nemici alle spalle.

Sbarazziamogli la via.

— Un doppio attacco, — mormorò il _beg_, mentre i suoi occhi

avvampavano d'ira. — Ah!.. È troppo!... Bisognerà sterminare quei

banditi!... Tabriz, un cavallo!... —

Le Aquile della Steppa: Romanzo · 第 21 / 81 题